Il ministro Alfano difende a spada tratta il suo sottosegretario: “E’ stato corretto”, ha detto alla Camera due giorni fa. Omettendo però di riferire delle condotte che l’accusa definisce “illecite”. Eccone alcune
Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo ha affermato di essere stato
di passaggio all’incontro del 23 settembre 2009 a palazzo Pecci Blunt, in piazza dell’Ara Coeli, a casa di Denis Verdini. “E’ un summit con cui la P3 di Carboni cerca di espandersi e di arruolare affiliati“, scrive l’Unità. Il tema del summit è delicato: si parla di condizionare l’esito del voto della Consulta sul lodo Alfano “tramite l’avvicinamento di altri giudici“, scrivono i Carabinieri del Nucleo Provinciale di Roma nell’informativa finale dell’inchiesta Insider della Procura di Roma.
SALVARE SILVO COL LODO ALFANO – Le intercettazioni parlano di tutt’altro che un semplice passaggio del sottosegretario, e incastrano Caliendo. “L’amico mio lascia la Commissione Giustizia e scappa da noi…“, avrebbe riferito quel giorno Pasquale Lombardi a Flavio Carboni. Poco dopo quella comunicazione, alle 14 e 56, la segretaria di Caliendo cerca disperatamente il sottosegretario sul telefonino di Lombardo: “Ti stanno cercando dalla Commissione anche sul cellulare, che gli dobbiamo dire?“. Caliendo solo a quel punto lascerà l’incontro, provvedendo però a tenersi aggiornato subito dopo essersi liberato dall’impegno parlamentare: “Pronto, Pasqualì, volevo sapere perchè poi sono andato in Commissione…“, avrebbe chiesto alle 18 e 17 a Lombardi. “Antonio ha fatto un’ottima relazione, siamo stati là fino alle quattro. Abbiamo fatto un ottimo discorso sulla Corte Costituzionale, amm’ fà nu’ poc nà conta a vvedè quanti sonn i nostri e quanti sonn i loro. Per cui se potimm correre ai ripar, mettere delle bucature, siamo disponibili a fare tutto“. E ancora: “Questa è na cosa molto importante. Oramai uagliò ti è spianà la via per a fà o ministr, lo vuoi capiscere o no?“.
CALIENDO E LA P3 – Caliendo insomma, a pieno titolo, nella P3. I Carabinieri ad inizio rapporto parlano esplicitamente ad inizio del loro rapporto di tre figure “apicali” (Flavio Carboni, Pasquale Lombardo, Arcangelo Martino), due “referenti politici” (Marcello Dell’Utri e Denis Verdini), i collaboratori più stretti di Carboni (Farris, Cossu e Garau) e “altri personaggi vicini al gruppo, che prendono parte alle riunioni e che paiono fornire il proprio contributo all’attività di interferenza“. Questi altri personaggi, oltre a Cappellacci, Sica, Cosentino, sarebbero “individuabili nei giudici Arcibaldo Miller, Antonio Martone e nel sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo“.




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