Il petrolio finirà presto, prestissimo. Tra vent’anni, dicono i più pessimisti. E lo dicono da anni. A dire il vero, vent’anni fa dicevano la stessa cosa…
Questa rubrica tratterà serialmente il debunking di miti internettiani e non. A tenerla, il “terribile” John di crono911.
Il petrolio è una risorsa non rinnovabile, per cui è destinata ad esaurirsi, prima o poi. Fin qui sono tutti d’accordo. Ma quando si passa a quantificare quel “prima o poi”, scopriamo che le teorie sono tante.
Qualcuno sostiene che il petrolio finirà prestissimo, roba di pochi anni, al massimo venti, come ha ribadito Carlo Rubbia di recente. Qualcun altro assicura che durerà ancora per qualche secolo. Quando si fa notare che le previsioni sono un tantino discordanti, c’è chi interviene a chiarire che non si parla di esaurimento vero e proprio, ma di “picco di Hubbert”, ossia dell’anno in cui la produzione di petrolio raggiungerà il suo culmine e da quel momento in poi inizierà a scendere inesorabilmente, fino a esaurirsi nel giro di un certo numero di anni nel corso dei quali il divario tra domanda e offerta sarà tale che i prezzi attuali, al confronto, saranno un miraggio. Ma anche questo chiarimento serve a poco: nel 2005 l’esperto Chris Skrebowski e il geologo inglese Colin Campbell affermavano con sicurezza che il picco sarebbe stato raggiunto nel 2008 (e così non è stato), e nello stesso anno l’IEA (International Energy Agency) prevedeva invece il picco “tra il 2013 ed il 2037”. Cerchiamo allora di districarci un po’ in questa matassa di dati e di provare a delineare il confine tra ipotesi realistiche, speculazioni, miti e leggende.
IL PREZZO E’ UN’ALTRA STORIA - Il primo mito da sfatare è quello secondo cui i prezzi altissimi cui il petrolio è pervenuto in questi ultimi anni siano il segnale evidente che l’oro nero inizia a scarseggiare.
Questa considerazione sarebbe verosimilmente corretta ove il mercato del petrolio fosse perfetto o quasi, ossia fosse retto dalle leggi della domanda e dell’offerta in un quadro di libera e leale concorrenza. In realtà la gran parte della produzione del petrolio è nelle mani di un unico cartello di produttori (l’OPEC) cui si affianca un “sotto-cartello” rappresentato dall’OAPEC che riunisce i produttori arabi. Questo significa che la quantità della produzione e il prezzo sfuggono al principio della concorrenza e sono di fatto determinati unilateralmente, allo scopo di garantire la continuità dei flussi di denaro che entrano nelle tasche dei paesi produttori. In parole povere, sia che la domanda aumenti o che diminuisca, i produttori possono garantirsi lo stesso guadagno agendo sui prezzi e sulla produzione a proprio piacimento. Pertanto i livelli attuali dei prezzi non dipendono dall’esaurimento delle riserve ma dai livelli della domanda e dai conseguenti adeguamenti operati dai produttori.
LE RISERVE STRATEGICHE - Quando parliamo di riserve bisogna fare attenzione a non confondere le “riserve strategiche” che qualche nazione si è premurata di creare per far fronte a situazioni di emergenza (tipicamente l’interruzione temporanea dell’approvvigionamento in situazioni particolari come guerre e catastrofi) e le riserve geologiche, intese come quantità di petrolio presente nei giacimenti. Il mito vuole che gli Stati Uniti siano i soli furboni a disporre di una riserva strategica: in realtà l’IEA richiede che tutti i paesi aderenti alla propria organizzazione dispongano di una riserva strategica in grado di soddisfare i propri fabbisogni per almeno 90 giorni. Altre nazioni, come la Cina, pur non aderendo all’IEA mantengono in ogni caso una propria riserva strategica.























Non c’è che dire: i tuoi articoli sono di una precisione e completezza eccezionale.
E’ sempre un piacere leggerti
Marble
eppure basterebbe poco documentarsi meglio prima di scrivere di cose che si conoscono poco…
http://www.aspoitalia.net/
Ma quando si morirà solo di cancro (e tutte le malattie mortali saranno combattute ma non quelle oncologiche) o di enfisema polmonare e la macchina non ci servirà, che per spostarci da un ospedale all’altro per sentirci dire inesorabilmente e senza scarto medio, che il nostro proprio il nostro, ma poi a domino anche quello di tutti gli altri abitanti del pianeta contemporanei e a venire è…maligno e erreremo inutilmente, come Asveero nel diasporico lazzaretto mondo, a cosa ci servirà il petrolio? Anzi meglio la macchina o la casa che ci accoglierà morenti scaldata a gas ( bella consolazione ). Solo l’orrore e la paura portano al cambiamento basato sull’istinto di conservazione ( in tutti gli animali ma sovente non nel ”autoconsapevole” uomo e questo mi rende pessimista ) e allora pregheremo per la solare, l’eolica, l’etanolo o la forza della disperazione ce ne ispiri un’altra fonte ancora. Ma sarà ormai troppo tardi. Soli e crepuscolari, nella decaduta umanità ormai protesa verso la totale autodistruzione. Fumandoci ‘’sereni” l’ultima sigaretta, prima che l’ambiente-boia da noi creato faccia scattare l’ultima lama, dell’ultima ghigliottina. Tutti i calcoli sulle riserve a quel punto non serviranno piu, mai più. Sarà ormai troppo tardi.
Domande:
-c’è qualche grafico che illustri l’infinitezza del petrolio?
-e per il gas naturale?
-quali sono i dati (anche stime) che suggeriscono che il petrolio non finirà e/o non finirà in tempi medi?
-c’è qualche sostenitore della tesi dell’ annegamento nel petrolio che può far vedere un modello predittivo per la sua ipotesi?
- c’è insomma qualcuno che ribatte con dati ad un modello proposto e finora non smentito dai dati proposti?
Sembra essere di fronte alla diatriba tra evoluzionisti e creazionisti; i primi suggeriscono un modello coerente (suffragato dai dati), i secondi si limitano ad offrire un modello ” il vostro non è buono il nostro è meglio perché viene dall’alto e non si discute”.
Minchia! Qui ci si può capire solo con i dati, le supposizioni tenetevele per voi!
Il giornalettismo d’inchiesta dovrebbe essere una cosa seria. Si prendono due che la pensano diversamente e gli si fa domande argute, anche cattive a volte.
I riassuntini elementari (senza citare sufficienti fonti, riducendo i concetti complessi come se si fosse tutti cerebrolesi etc) ci fanno una figura misera.
L’articolo è zeppo di affermazioni non controllabili (es.”Abbiamo infatti giacimenti noti e giacimenti non ancora individuati.”) chi lo dice, mago zurlì? (è vero che esistono ma citare la fonte è essenziale).
Nel merito l’articolo è pieno di “se” e “forse” (ed è giusto che sia così perché nessuno sa davvero come sarà) ma non si può sottolineare che si tratta di stime SOLO quando le stime parlano di riduzione del petrolio e usare STIME per sostenere la tesi contraria e concludere l’articolo con affermazioni tipo:
“Questo, forse, spiega la ragione per cui si fa un gran parlare di risorse rinnovabili e di carburanti alternativi, ma nessuno sembra seriamente preoccupato per il prossimo futuro. Se le cose stanno così, il rischio non sarà quello di restare senza petrolio, ma di annegarci.”
Il modello Hubbert è coerente e scientificamente corretto; ciò NON vuol dire che andrà EFFETTIVAMENTE così, ma ciò NON BASTA per affermare “allora sarà vero il contrario”.
PER FAVORE, SCRIVETE, PARLATE E DISCUTETE COME VOLETE MA USANDO I DATI!!!
Forse John si riferisce a questa affascinante teoria: http://tinyurl.com/45p6xd
Tornando seri, il fatto che vengano utilizzate nuove tecnologie più costose per gli approvigionamenti petroliferi, mi pare che avvalori la teoria del picco, piuttosto che il contrario. E’ presumibile che la produzione cali, nel momento in cui si sostituisce una fonte accessibile con una meno accessibile.
Un ennesimo articolo di pura disinormazione per allagare i cervelli degli ingoranti (di chi ignora) di fesserie.
Anche i sassi ormai hanno capito che il petrolio è solo un mezzo per garantire i rapporti di forza internazionali che conosciamo oggi.
Continuare ad usare il petrolio è una precisa scelta politica perchè basterebbe chiedere ad un qualunque esperto di motori elettrici per scoprire che gia dagli anni 50 la tecnologia per costruire veicoli a trazione ibrida era matura.
D’altra parte c’è un motivo se, fra le molte sostanze adatte allo scopo, viene usato il petrolio per produrre benzina….
Ottimo Articolo,
Spesso si dimentica che le risorse non esistono in senso assoluto, nessuno a priori può determinare quali sonno e i limiti delle risorse
è la capacità di trasformare, capire che fà nascere una risorsa.
500 anni fà il petrolio c’era comunque così come 1000 etc ma non era una risorsa.
lo era molto di più la legna, gli animali, gli schiavi.
per Fahrenheit 451
non preoccuparti i tumori son SEMPRE esistiti,
e si moriva per quello, come oggi anzi di più. solo che NESSUNO sapeva cos’erano quindi NON ESISTEVANO.
non cruciarti persino nei fossili dei dinosauri
se ne son trovati!
in ultimo sarà un pianeta fosco, inquinato, sfruttato ma come mai la vita media si è allungata?
proprio nei paesi “meno in sintonia
con la Natura?” italia compresa?
come mai possiamo permetterci di sederci sul divano e scrivere in questo modo?
50 anni fà si andava a dormire per NECESSITA’
distrutti dal lavoro nei campi ( altro che 8 ore!) per un pugno di energia.pochi potevano permettersi di sedersi sul divano e scrivere
è dal 1971 che leggo: tra vent’ anni il petrolio
finisce, ( avrebbe dovuto fini prima visto
l’aumento di consumo; tanto prima, averlo ancor oggi con questi ritmi estrattivi è un miracolo )le carestie saranno globali, il mondo finirà,ed altre aminità simili, le ho lette così spesso che
ormai scivolano via che è una bellezza.
@ Andrea: è bello pontificare, quando non si conosce una virgola della fisica, vero?
Risali indietro fino alla fonte primaria di energia.
Scoprirai che l’auto ibrida così come quella elettrica va a petrolio lo stesso.
tra le tante “sostanze adatte per produrre energia” c’è per caso anche il capoccione di Andrea? No, perchè nel caso prenderemmo due piccioni con una Fava.
debunker di miti internettiani ?
Ci sono stime diverse figlie di teorie diverse, nessun complotto per farci credere che sia finito il petrolio, o il complotto e’ che ci finiscono il petrolio e non ci dicono niente?
Scherzi a parte, sul petrolio, trovai invece allarmante questa intervista che terminava avvertendo che per poter sfruttare le energie rinnovabili ci vuole molto petrolio e a questi ritmi di consumo, tra un po’ potrebbe essere troppo tardi:
http://pensatoio.ilcannocchial.....27717.html
Ciao, mi spiegate in breve la portata rivoluzionaria della teoria del picco di Hubbert? A spanne, se immagino i giacimenti come elementi i cui parametri fondamentali (anno di scoperta, quantità di greggio e tasso di utilizzo) dipendeno da variabili aleatorie uguali per tutti, l’evoluzione dell’offerta di petrolio non può che avere l’andamento dei grafici mostrati dai “picchisti”, a me sembra una cosa proprio di buon senso. Dove il modello dovrebbe dare un valore aggiunto è sulla stima delle variabili fondamentali, e quello che John ha cercato di fare è stato mostrare che finché c’è una relazione positiva tra domanda di petrolio e scoperta di nuovi giacimenti (banalmente, se la domanda sale, e con essa il prezzo, lo sfruttamento di nuovi pozzi diventa economico + l’effetto tecnologico) gli effetti del picco sono attenutati. Quello di Hubbert mi pare un modello a variabili esogene (come il modellino che mi sono figurato sopra) mentre invece la quantità di petrolio estraibile è endogena - la variabile esogena è la quantità totale esistente che mi pare non conosciamo.
Dunque, ringrazio quelli che hanno espresso apprezzamenti per l’articolo.
Purtroppo la redazione ha saltato i link che collegavano alle fonti utilizzate.
Questo inconveniente, a quanto vedo, si è ripetuto per quasi tutti gli articoli che ho pubblicato, per problemi di conversione tra il formato con cui li trasmetto e quello di pubblicazione.
Li recupero e li posto in questi commenti, più tardi.
Giap, il lavoro che hai postato si basa su uno studio di Campbell che io stesso ho citato.
Ed è uno studio che prevedeva il picco nel 2007. Il che non è stato.
Andrea, non vedo perchè parli di disinformazione.
Non sto mica dicendo che il petrolio è buono e bello.
Sto solo cercando di spiegare le ragioni per cui mentre mezzo mondo grida che siamo vicini alla fine di questa risorsa, l’altra metà del mondo se ne infischia e continua a fare pieno affidamento su di esso.
Rettifico: i link sono al posto giusto nell’articolo.
Prima della crisi economico-finanziaria attualmente in atto, il mondo ha sperimentato un dato di fatto.
86-87 milioni di barili al giorno è una domanda che la produzione riesce a sostenere con molta difficoltà.
I motivi sono tanti e in parte spiegati nell’articolo. Aggiungerei alcuni tips:
1)alcune aree di produzione sono, in modo lampante, in crisi di produzione. Esempio, il Mare del Nord, le coste messicane del Golfo del Messico e, sembra, anche la Russia.
2) Le riserve geologiche dell’Arabia Saudita sono di fatto sconosciute perchè Segreto di Stato. E’ comunque probabile, in base ad analisi comparative, che le riserve dichiarate siano sovrastimate.
3) Negli ultimi anni, il mercato dell’estrazione è fortemente controllata (o posseduta) da imprese nazionali molto inefficienti. La tecnologia è in mano alle Corporate private ma le riserve sono controllate dagli Stati. Esempio lampante è quello del Venezuela che potrebbe dare un maggior contributo alla produzione se non fosse che Chavez si ostina (a danno suo e del suo popolo) a fare da solo con un baraccone come quello della PDVSA.
4) Chiunque lavori nel settore, sa che il petrolio medio-orientale (circa il 25% della produzione) sta diventando sempre più difficile da estrarre e di peggiore qualità. Questo fa lievitare i costi fob del barile (attualmente si stima intorno ai 40-50 dollari al barile…pochissimi anni fa si parlava di 15 dollari al barile).
5) Le scoperte di nuove riserve geologiche più o meno mantengono il passo; non il loro sfruttamento. Esempio lampante è il giacimento Tupi al largo delle coste brasiliane. E’ un giacimento enorme…direi fantasmagorico…ma il suo sfruttamento richiede sfide tecnologiche (e costi) al limite del possibile (si parla di 7000 metri di rig sotto i basalti oceanici…). E’ molto ottimista chi vede il suo sfruttamento entro i prossimi 15 anni.
Mi fermo.
Concludo dicendo che mi sembra altamente probabile, che dopo la crisi economica-finanziaria che stiamo vivendo (direi in una visione di medio-lungo termine) la domanda raggiungerà livelli estremamente stressanti per la produzione di petrolio.
C’è da aspettarsi prezzi elevati / elevatissimi con enormi profitti per le aziende specializzate nella tecnologia estrattiva (es. Shlumberger, Halliburton, Wheatherford….) che saranno le nuove “cash-cows” del futuro.
E’ però altresì probabile che “cash-cows” saranno anche le aziende specializzate nelle energie alternative.
Come dire…forse il petrolio costoso non sarà solo un problema ma anche un’opportunità.
“Rettifico: i link sono al posto giusto nell’articolo.”
tié!
Un appunto all’autore del pezzo. Le limitazioni del modello domanda-offerta per via del cartello influenzano anche il picco di Hubbert, in quanto tale picco si basa sull’ipotesi che l’estrazione sia o costante o crescente. Quello che accade in caso di cartello è che stimando l’anno di picco (da parte del cartello) è possibile limitare la produzione per aumentare artificialmente i prezzi e prolungare la sfruttabilità della risorsa.
Altro punto che mi è sembrato parziale è quando si dice che con l’aumento del prezzo del greggio possono diventare remunerativi alcuni giacimenti precedentemente messi da parte. Ma allo stesso modo molte fonti di energia rinnovabile diventano competitive con l’aumento del costo del greggio, e le fonti rinnovabili per loro natura hanno una durata ben maggiore (senza contare che a parità di costo dell’energia è più facile innovare in un campo poco esplorato invece che in un settore già ampiamente saturato come quello del petrolio).
E al di la di tutto, non è il picco di Hubbert il segnale di cambio di “strategia energetica”, ma è il rapporto del costo dell’energia per differenti fonti. Fino a quando il rapporto (tra un’altra fonte qualsiasi e il petrolio) non sarà paragonabile (1.2 - 1) possiamo tenerci il petrolio stretto stretto.
Grazie per le precisazioni, Icy, Azimut ecc… Naturalmente i limiti di spazio entro cui si muovono questi articoli prescindono da qualsiasi pretesa di completezza.
Lo spunto che si è voluto dare è uno spunto di riflessione sul fatto che la fine del petrolio per esaurimento è ancora lontana, e sul fatto che in futuro l’assetto delle riserve e della produzione potrebbe avere un allineamento del tutto diverso da quello attuale.
ci pensa la Lucania al Petrolio
Forse hai ragione tu sono troppo apocalittico e…poco integrato e leggo troppo Bradbury: CIAO