Il male e il peggio

15/10/2008 - Pare che il dilemma cantato per primo da Rodolfo de Angelis nel 1933 continui ad essere di grande attualità. Politici, economisti e grandi esperti in genere si alternano al capezzale del grande malato ognuno con la salvifica ricetta in mano.

     
 

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Pare che il dilemma cantato per primo da Rodolfo de Angelis nel 1933 continui ad essere di grande attualità. Politici, economisti e grandi esperti in genere si alternano al capezzale del grande malato ognuno con la salvifica ricetta in mano. Intanto si va di aspirina sperando che passi ‘a nuttata. E domani?

I mercati sembrano accogliere con favore il piano di salvataggio tracciato dall’Eurogruppo. L’euforia probabilmente non durerà, ma serve per lo meno a correggere gli andamenti disastrosi della scorsa settimana; d’altronde, si trattava di panico ben oltre la portata dei guai sui fondamentali, quindi tanto meglio. Bisognerà attendere i provvedimenti nazionali per conoscere i dettagli, ma la sostanza è che i governi garantiranno, oltre ai depositi dei correntisti, anche i prestiti di breve e medio termine tra le banche. A condizioni di mercato, in modo da non introdurre eccessive distorsioni. In più, è possibile che la BCE avvii un programma di finanziamento più o meno diretto alle aziende sulla falsariga di quello americano, per contenere i danni all’economia reale. Non sarà uno scenario ideale, ma sembra una soluzione equilibrata. Ci saranno ancora perdite, perché il piano di salvataggio non elimina la cartaccia nei bilanci delle banche. Ci saranno conseguenze non gradevoli sull’economia reale. In mancanza di recessioni di proporzioni epiche, ci sarà anche qualche punto di inflazione in più rispetto alle nostre placide abitudini.

IL MALE – Tuttavia, si è evitato per ora di finire sulla traiettoria divergente che parte dalle vendite terrorizzate, passa per il downgrade meccanico delle aziende quotate, si porta dietro condizioni di credito ancora più tese e genera altre vendite terrorizzate. Non sembra poco. Non è detto che il ciclo non ricominci tra due o tre giorni. Ma si è guadagnato tempo, fatto di tutto rispetto in circostanze di questo genere. Stupisce un po’ il chiacchiericcio di alcuni opinionisti, preda di due fissazioni gemelle a destra e a manca: la congiuntura immediata e l’esistenza di un colpevole, ovviamente da scovare al più presto. Okay, negli ultimi cinque giorni le principali piazze hanno perso più o meno un sesto della capitalizzazione. Ora i listini rimbalzano. Comprare, come Warren Buffet! No, vendere, come tutti gli altri. È colpa dell’avidità capitalista. No, è colpa delle banche centrali che hanno creato troppo credito. Torniamo al gold standard, torniamo al socialismo, torniamo al fascismo, torniamo tutti a casa e andiamoci a prendere una birra già che ci siamo. È la crisi peggiore dal 1929, o dal 1987, o dalla bancarotta di Law. Sono i banchieri giudei, o solo i banchieri, o solo i giudei che secondo i forum di Stormfront hanno pure ammazzato Haider. Non si capisce se la crisi finanziaria fosse orchestrata ad arte per distrarre rispetto al vile omicidio o viceversa. Andiamo verso la fine dell’impero americano, verso il mondo multipolare, era meglio quello bipolare, Tremonti ha ragione, Tremonti ha torto, anche Tremonti è bipolare.

IL PEGGIO – Questo frullare di sciocchezze è a sua volta un esempio interessante di disallineamento delle scadenze. Si parla di elevati principi politici, che almeno in teoria chiamano pause di analisi e di studio, rispetto a emergenze dell’immediato. Irritante è il disprezzo, sotteso ma evidente, per i tecnici che si arrabattano sul pallottoliere per evitare che domani ci vada di mezzo il famoso uomo comune; ancora più irritante, però, il totale disinteresse rispetto agli argomenti che sì meriterebbero una riflessione e un dibattito, e anche il più presto possibile. I punti sono due. Uno, da più parti si domanda di riscrivere le regole: cerchiamo di capire come, sia all’interno di ciascun sistema sia dalla prospettiva della cooperazione internazionale. Ci sono diversi snodi complessi: ad esempio, decidere quanto debba essere esteso il potere del controllore è materia di scelta democratica, disegnare un sistema di incentivi in modo che il controllore sappia quello che sta facendo è problema forse più tecnico, ma le due cose in certa misura vanno insieme. Secondo e altrettanto impellente, la crescita rallenterà, in alcuni paesi diventerà negativa, ci saranno turbolenze sul mercato del lavoro e sui mercati dei prodotti. Alcuni prezzi saliranno, forse molto. È possibile che si moltiplichino le richieste di protezione sociale, che si formi un consenso intorno a richieste pericolose come quella della scala mobile. È possibile che la società civile italiana si ripieghi ancora di più su se stessa, portando il cupo pessimismo degli ultimi anni a livelli ancora più neri. È tuttavia possibile che questo non succeda, se ci si pensa per tempo al posto che sparare sui piani di salvataggio per poter poi dire con un ghignetto “avevo ragione” quando tutto va a rotoli. Sai che soddisfazione.

(Immagini di Clandestinoweb, Dvdpuntoparty e di Sentimentchart)

     
 

26 Commenti

  1. Prometeo scrive:

    Il problema caro Libertyfighter è che al mondo ci sono solo 125.000 tonnelate d’oro e che sono tutte in pochissime mani… E che se ne estrae molto poco, e le poche miniere attive sono tutte nelle stesse mani che detengono le suddette 125.000 tonnelate.

    Inoltre, che de-leverage e deflation devi imporre per allineare l’economia mondiale alle 125.000 tonnellate d’oro?

    Sei sicuro di volerlo?

  2. AG scrive:

    Anche io sarei tentato dal “gold standard” ma essendo una “risorsa finita” impedirebbe una politica monetaria in caso di crescita REALE dell’economia.
    Molto meglio il bancor di Keynes legato alla bilancia dei pagamenti di ogni nazione.

  3. Libertyfirst scrive:

    Breve commento su pescivendoli e chairman della Fed.

    Se Greenspan avesse fatto il pescivendolo, ora non staremmo in questi casini, che sono stati, se non causati, perlomeno grandemente amplificati dalla politica monetaria dal 2000 al 2008. Per non risalire ad ancor prima.

    Se nel breve termine abbiamo un problema di tenuta strutturale immediata, nel medio termine abbiamo il problema di impedire alle autorità di combinare gli stessi casini che hanno combinato finora, mettendo loro dei vincoli stretti.

    Mi permetto un paragone molto chiaro (avrei voluto trovarne uno meno value ridden): un cocainomane ha un infarto. Nel breve termine bisogna affrontare il problema cardiaco; nel medio termine bisogna affrontare la radice del problema, e non solo i sintomi.

    Mi sembra un modo realistico e sensato di approcciare la questione.

    PS Il paragone con Cadorna è perfetto. Abbiamo un problema strutturale, perché la nostra architettura monetaria ha consentito ciò. Abbiamo anche gli effetti di questi problemi strutturali. Non dobbiamo dimenticarli, ma neanche occuparci solo dei sintomi e non discutere il potere delle autorità. Sarebbe miope, e nel medio-lungo termine inutile, se non dannoso.

  4. libertyfighter scrive:

    @Prometeo.
    Ai fini del libero scambio non è importante la quantità di oro. Esistono i sottomultipli. Al limite si ottiene un valore dell’oro altissimo. Inoltre l’importante è legare le monete alle merci. Non è detto che sia per forza l’oro. Il gold standard lo dico perché é quello di cui ci si ricorda di più. Puoi perfino tentare un sistema monetario bi o tri metallico. Anche se è provato che crea problemi, sicuramente non puoi andar peggio di così. Il problema della poca estrazione secondo me significa solo un aumento del valore della moneta di pari passo con la crescita economica. Non vedo perché l’aumento del potere di acquisto della moneta dovrebbe essere un problema. Magari mi sbaglio.

    @AG
    bancor. Non so cosa sono :( Adesso mi informo anche se il nome Keynes accostato ad essi non gioca certo a loro favore.

    Il problema che l’oro è una risorsa finita invece, non è un problema. IL MONDO è una risorsa finita. Se le risorse fossero infinite, non esisterebbe il concetto di economia. Essendo il mondo una risorsa finita, è ovvio che puoi comprarne dei pezzi solo con altre risorse finite. Se la merce di scambio fosse una “risorsa infinita” (termine credo ridondante), quale sarebbe il valore nominale di un’ unità della risorsa infinita? MONDO / QUANTITA’ DI RISORSE. Ovvero 0. Il discorso è un pò fatto con l’accetta, ma tant’è.
    Il fatto che l’oro sia soltanto in pochissime mani è un problema che dovrebbe essere affrontato. Non è colpa certo nostra, se chi se lo doveva tenere per garantire la moneta lo ha venduto. E’ un problema che volenti o nolenti affronteremo, perché quando crollerà il sistema monetario e dollaro ed euro varranno carta straccia, chi avrà ORO continuerà ad avere capitali, in quanto prevedibilmente le persone continueranno a scambiarselo come han sempre fatto. Mi spiego meglio. Il vero potere economico, una volta caduta la moneta di carta straccia, sarà detenuto da coloro che avranno beni reali. Il fesso che si ritrova con un conto in banca di 2G euro, non avrà nulla. Ma il contadino che ha 10 ettari di terra invece, sarà molto ricco. Idem per quei pochissimi che avranno oro, argento, platino… Il mondo sarà di proprietà di chi ha le merci. Come del resto è sempre stato dal 5000 a.C. fino all’avvento della FED.

  5. Prometeo scrive:

    L’architettura monetaria non è un dopo di Dio o una legge di natura…

    Il deleverage e la deflation mostruosa che bisognerebbe mettere in atto per ricondurre il mondo al gold-standard i primi a non volerla sono i politici per non vinire nei film di Star Trek o Star Wars se preferite.

    Il fatto che per la prima volta nella storia del G7 i governi in autonomia dalle rispettive comunità abbiano stanziato di comune accordo e all’unisono 1700 miliardi di euro senza nemmeno chiedere all’UE un commento.

    Quanto oggi l’UE ci dice pure di colore dobbiamo vestire la mutande ed il diametro delle mele che dobbiamo mangiare………….

    I primi danneggiati dal default sarebbero i politici che vogliono rimanere a fare i fan-cazzisti strapagati di oggi invece che le comparse nei film di fantascienza.

    Tutte le cazzate che fanno… senza il nostro regime monetario sarebbero semplicemente ed immediatamente impossibile.

    I signori dell’oro, che tanto per fare i nomi sono Rothshild e Rockefeller, gradirebbero assai la deflation necessaria per il ritorno al gold-standard, dato che il “gold” ce l’hanno loro, ma i politici non vogliono.

    Il trade-off è: continuare a fare il premier vendendo “pane e figa per tutti” o tornare a lavorare.

    Cosa pensate scelgano?

  6. libertyfighter scrive:

    Ah Prometeo. Sono perfettamente daccordo, come mi pare di aver evidenziato in un commento. La situazione però non dura all’infinito. Prima o poi si torna al baratto. Io per conto mio, mi compro gold.

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