La Federal Reserve immette liquidità nel circuito interbancario. Quali saranno gli effetti sul credit crunch USA? E cosa faranno Europa e Cina?
Non sapendo più che fare con la propria sempre meno efficace politica monetaria, la Federal Reserve ha ben pensato di riscrivere le regole del gioco, nella fattispecie chiedendo da subito e non dal 2011 la remunerazione dei depositi presso di essa tenuti dalle banche commerciali (riserve sia obbligatorie che volontarie). La lectio facilior è sc
onsolante. Pagando interessi su quei depositi si attua un trasferimento di ricchezza a favore del (privato) sistema bancario da parte della Fed, che attinge i fondi dal Tesoro, che a sua volta si rivale sui contribuenti. Il problema non è tanto il compensare un costo-opportunità dovuto ad obblighi di legge, quanto l’urgenza espressa appunto quando gli spazi di manovre monetarie convenzionali sembrano quasi esauriti.
TUTTO QUI? – Alla fine si tratta, pare, di $ 1,4 miliardi in cinque anni (un paio di uscite al McDonald’s per americano?), e se si spera di aiutare così il sistema bancario forse non si sa più dove battere la testa. È vero che creando un nuovo remunerativo impiego per la liquidità a brevissimo termine si può colmare un “buco” di tesoreria, permettendo alle banche di recuperare risorse e quindi possibilmente creare spazi di alleggerimento su prestiti a scadenza meno breve. Questo passaggio equivale a un sostegno ai debitori-consumatori, in linea con la politica della Fed, ma un paio di McDonald’s mi sembra un po’ poco per un credit crunch che, per qualcuno, prelude a un nuovo ’29.
UNA MOSSA DI VALUTAZIONE – La lectio difficilior è più interessante. Le precedenti iniezioni di liquidità hanno creato forti sperequazioni nel circuito interbancario, con istituti fortemente illiquidi (“corti”) e disposti a pagare ben più del 2% ufficiale dei Fed Funds per rientrare nei dovuti parametri, e con istituti eccessivamente liquidi e disposti a prestare (magari senza garanzie) fondi anche a meno del 2%. Remunerare i depositi presso la Fed a un tasso vicino a quello dei Fed Funds (la Fed è sempre meno rischiosa d
i qualsiasi privato) significa far rientrare presso la Fed la liquidità in eccesso, e poi redistribuirla attraverso i canali ufficiali su richiesta diretta delle banche “corte”. Questo permetterà alla Fed di riaccentrare la circolazione della liquidità interbancaria, forzando gli istituti “corti” a rivelarsi e permettendo così di valutare sia il vero fabbisogno del sistema nonché la sua distribuzione; da questo passaggio diventeranno più chiare le conseguenze sistemiche di un più aspro credit crunch (chi potrebbe fallire, e chi può in effetti essere lasciato fallire).




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