di Mauro Senzaterra (Mthrandir)
postato alle 15:10 del 22 maggio 2008 in InterniTorna alla home

Lontano da prime pagine tutte rifiuti e sicurezza, divampa la polemica tra mondo omosessuale e ministra delle pari opportunità. Tra rinfacci, reciproci pregiudizi e scambi di complimenti si ripete il muro contro muro tra due fazioni che insistono a confondere la libertà col codice civile.

Va bene, ha cominciato lei negando il patrocinio del governo al Gay Pride e mettendoci sopra il classico carico da undici, cioè quel riferimento al mero contenuto esibizionistico del corteo che ha mandato su tutte le furie le associazioni “di categoria” prontamente insorte per rivendicare Mara Carfagna sexy e nonla cruda attualità del problema e l’irrinunciabile necessità di mobilitare la coscienza collettiva contro ogni discriminazione. Dibattito molto interessante, denso di novità e destinato a portare nella stessa direzione dei precedenti, cioè da nessuna parte.

NON C’È PROBLEMA - La squadra della tradizione, come noto, in prima linea ha la Carfagna che è caruccia assai, ma su questi argomenti ha sviluppato la tendenza a rapportarsi col prossimo più o meno come fanno gli ex fumatori con chi continui a coltivare il vizio. Sarà per colpa di quei maledetti calendari, ma il desiderio di redenzione della giovanotta è talmente forte che spesso la spinge ad assumere posizioni (politiche) che sarebbero apparse eccessivamente conservatrici anche ai partecipanti al Concilio di Trento. Per lei la “famiglia” è quella rigorosamente eterosessuale, con prole numerosa, benedetta da Santa Madre Chiesa e unita nel vincolo per l’eternità. Insomma, una ventina di casi su un paio di decine di milioni. Ebbene, in prima battuta la Carfagna si era limitata ad osservare l’inesistenza del problema. Poi, nottetempo ci ha ripensato e ha messo grigio su bianco la sua assoluta disponibilità a battagliare per i diritti privatistici dei gay, conservando l’indisponibilità al riconoscimento pubblicistico. Tradotto: se volete un attestato dell’ASL ve lo diamo, ma il matrimonio scordatevelo.

C’È PROBLEMA - Di là dalla metà campo, invece, una pletora di acronimi si son dati il cambio in nome della “laica” risoluzione europea che si raccomanda moltissimo di garantire “alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali” , che poi vorrebbe dire estendere anche agli omosessuali l’applicabilità dell’istituto del matrimonio. GayO meglio, il desiderio sarebbe quello di poter accedere almeno ad un istituto simile o, in alternativa, ottenere ciò che auspica Gaylib, cioè il riconoscimento delle Unioni Omoaffettive. Il mondo GLBT ci tiene a vivere il giorno del ricevimento nuziale e pretende torta, tight e sindaco con la fascia tricolore come qualsiasi altra coppia eterosessuale. In sintesi, e per rispondere alla Carfagna, non vogliono un banale attestato dell’ASL, ma il certificato di matrimonio con scritto sopra “coniuge”.

QUAL È IL PROBLEMA? - Fin’ora ci siam divertiti alle spalle di entrambi, ma questo non significa che non esista il problema (come crede la ministra) o che la risposta a questa esigenza sia una sorta di scopiazzatura del matrimonio (come chiedono le associazioni tra omossessuali). Il punto della questione mi sembra che stia altrove e che nessuna delle due fazioni in lotta l’abbia nemmeno sfiorato. La battaglia che conducono entrambi non ha mai incluso un aspetto fondamentale che si chiama “libertà di scelta” e che riguarda la sfera esclusivamente personale e privata di ogni singolo cittadino, quale è - tipicamente - la decisione di passare tutta la vita, o una parte di essa, assieme ad un’altra persona. Matrimonio gayQuesta libertà è difficile che si possa ottenere reclamando una legge che la certifichi o la conceda. Sarebbe più semplice da portare a casa chiedendo di eliminare una serie di regole che, di fatto, la impediscono e che con il concetto di matrimonio c’entrano poco. A puro titolo di esempio, se si mettesse seriamente mano alla riforma del diritto di successione modificando radicalmente l’obbrobrio del “diritto alla legittima”, un primo grande problema sarebbe risolto senza necessità di inventarsi alcunchè.

La ragione per la quale vengono regolarmente affossati i progetti di scimmiottamento del matrimonio sta tutta qua, cioè nella pretesa di rendere uguali condizioni oggettivamente diverse. Risolvere il dilemma ignorando quelle differenze o facendo finta di non vederle è una pia illusione. Piaccia o no, l’unico sistema capace di garantire pari diritti a tutti è quello che si accontenta di regolamentare lo stretto indispensabile. Perché ogni regola in più non aggiunge mai diritti, ma toglie solo libertà.

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