La ricetta della Ue per ridare fiducia ai mercati e fermare il collasso del sistema finanziario sono inutili, e anzi a volte potrebbero sembrare persino dannose. Ma le varianti non è che siano molte…
Non ci sono cifre, neppure modalità, queste verrano decise paese per paese. Solo generiche affermazioni di fiducia sono il risultato del vertice straordinario dell’Eurogruppo svolto a Parigi. Chi si aspettava una risposta concreta si è sentito rispondere con facezie come quella di Berlusconi: “”Riteniamo che dopo Unicredit non appaia oggi la necessità di ulteriori ricapitalizzazioni (…) La nostra posizione è ottimale, molto meglio degli altri Paesi” che si dimentica ovviamente che ci sono banche italiane dai coefficienti patrimoniali
ben peggiori di Unicredit come Monte dei Paschi per esempio, ma anche la stessa Intesa che è sotto il parametro Tier 1 stabilito da Bankitalia. Ma tanto smentirà tutto oggi pomeriggio. Bisogna però dire che il nostro premier non è stato il solo a produrre dichiarazioni roboanti. Cosa dire di Gordon Brown, che dopo aver varato un piano di seminazionalizzazione di tutto il sistema bancario britannico, ha il coraggio di dire che “in pochi giorni tornerà la fiducia nel sistema bancario“?
IL “PIANO” RIALZATO - In ogni caso, eccolo qui il piano: “Un’azione coordinata in sei punti che prevede un’adeguata liquidità alle istituzioni finanziarie, garanzie sui prestiti, la ricapitalizzazione efficiente delle banche in difficoltà da parte dei governi, la revisione delle regole, il coordinamento dele procedura tra i governi europei“. Qui le domande sarebbero tante: quanti soldi? Per quanto? A chi? E come? Il Regno Unito ha approntato un piano da 35 miliardi di sterline, ma è ovvio che nessuno può garantire nulla, in una situazione nella quale non si sa ancora perfettamente quanti soldi mancano, e quindi di quanto si ha bisogno. Ma forse è proprio questo su cui vale la pena riflettere: il conquibus è strettamente riservato, perché nessuno sa esattamente cosa nascondano le banche nelle pieghe dei bilanci. Michele Boldrin dice: “nei miei calcoli han perso al più 600 miliardi di
dollari; qualcuno più pessimista arriva a 900 (il pessimista vuole mantenere l’anonimato …). In ogni caso, cifre che possono uccidere qualche banca, ma non l’intero sistema. Le banche, però, sono anche sepolte da una montagna 50 (forse 100) volte più grande di scommesse andate a male. Andate a male perché: tutti han scommesso nella stessa direzione e per cifre enormi, cosicché i bookmakers non hanno mai neanche lontanamente pensato di poter pagare le eventuali vincite. Per far scommesse si son prestati soldi l’uno con l’altro, garantendosi con dei pezzi di carta che dicevano che dietro c’erano delle case e delle cose “AAA”“.
RISPOSTA A CHE? - La cosa divertente è che però nulla viene detto a proposito della capacità di far fronte all’insicurezza delle banche. Che le spinge, mano a mano, a chiedere sempre maggiori interessi su Euribor e Libor (i due tassi attraverso i quali gli istituti di credito, in Europa come in Italia, si prestano soldi tra di loro), visto che nessuno sa cosa ha il vicino dentro casa, e per questo non si fida a imprestargli la falciatrice. Cosa fa, l’Eurogruppo, per andare incontro a questo problema? Cosa ha fatto la Bce? Assolutamente niente. La risposta potrebbe essere quella di Mario Seminerio: “Sarebbe ottimale un’operazione-trasparenza sulla carta tossica effettivamente presente nei bilanci delle istituzioni finanziarie e creditizie, ma essendo piuttosto difficile ottenerla, occorrono interventi simili al piano britannico”. In effetti, riscrivere le regole può andar bene per il “d’ora in poi”. Ma all’oggi chi ci pensa? In secondo luogo, quello che stride nel merito è il fatto che i governi si impegnino, in un certo senso, a garantire i prestiti. Certo, la “garanzia” serve a evitare i casi di assalto allo sportello, ma sappiamo benissimo che se essi avvenissero davvero e in misura massiccia - non per una sola banca, a prescindere dalle dimensioni, per intenderci - lo Stato non sarebbe in grado di fronteggiare in breve termine una situazione del genere. Su Lakeside Capital si fa giustamente notare che a garantire, in ultimo, non è il cittadino Berlusconi, ma lo Stato. E “lo Stato, se non ve ne siete mai accorti, siamo noi, ed i nostri portafogli: i soldi che lo stato userebbe per rimborsare le perdite sui conti correnti sono soldi nostri. Lo farebbe verosimilmente aumentando il debito pubblico: quindi, userebbe i vostri redditi futuri (su cui pagherete le tasse, con cui lo stato rimborserebbe il debito… a voi stessi!) per ricostituire oggi i vostri risparmi. Sostanzialmente, sarebbe una forzosa ricostituzione dei risparmi privati, tramite una operazione
che assomiglia molto alla cartolarizzazione dei redditi futuri dei cittadini. Insomma, state garantendo coi vostri redditi di domani i vostri risparmi di oggi. In pratica, se lo stato esercita la garanzia, vi state autorifinanziando i vostri risparmi: ovvero, in altre parole avete perso i vostri risparmi”.
WHERE IS THE BEEF? - L’impressione è che ci siano ben poche risorse disponibili e tutti i paesi cercano di tenersele strette per le banche e imprese di casa propria, e all’Europa nel suo complesso si possono lasciare solo le chiacchiere. Chiacchiere che si vedrà stamane come saranno accolte dai mercati, specialmente da quegli operatori che, come nel 1992, possono anche provare ad andare a vedere il bluff, con conseguenza facilmente immaginabili. Nel dopoguerra, per risollevarsi da condizioni storicamente molto diverse da quelle di oggi, ci volle un piano Marshall, ben dettagliato negli importi e negli interventi, e sostenuto dalla conferenza di Bretton Woods che ancorando il dollaro all’oro stabilizzò, perlomeno temporaneamente, tutte le valute mondiali. I dollari che arrivavano allora erano veri, erano solidi. Questa invece è una crisi tipicamente finanziaria, che si propaga all’economia reale. E adesso chi si prenderà in pancia dei titoli di stato USA dove stanno usando la tipografia del Tesoro a doppi turni per stamparne sempre di nuovi? Sostituire carta con altra carta non sembra la risposta giusta, ma è l’unica che oggi si è riusciti a dare. Vedremo chi ci crederà.
(Ha collaborato Alessandro D’Amato)



























La Germania ha previsto un piano di intervento dall’ammontare niente male. (noi per non fare la figura dei poveracci non abbiamo previsto nessuna somma)
Sarà anche vero, ma cosa avrebbe fatto di diverso un governo di sinistra? Un Governo Prodi, ad esempio. A me sembra che per il momento non c’era altro da fare per evitare un pericolosissimo “assalto agli sportelli”. Intanto si è arginato il fiume in piena; nel frattempo, in presenza di maggiori e più “veritiere” notizie (da pretendere da parte della Banca d’Italia), si potrà aggiustare il tiro e adottare altre misure. Perciò, a me pare che il Governo Berlusconi abbia fatto bene (se non benissimo) fin qui. Mi piacerebbe conoscere le misure che avrebbe adottato un governo di sinistra. Sento solo critiche, berzellette, battute, roboanti accuse di chissà quante malefatte, ma mai una proposta chiara e completa su come avrebbe agito la sinistra in una situazione come quella che si è venuta a creare (e non certo, almeno questa, da imputare a Berlusconi). O no?
@NonnArt: prima di dire che si è arginato il fiume in piena magari aspettiamo (almeno) una/due settimane di stabilità, e non un giorno. E comunque si, il piano della sinistra sarebbe stato identico a quello attuato dal governo vigente, anche perché è un piano in concerto con gli altri stati, e la sinistra non sa nemmeno imporre una decisione come allacciarsi le scarpe, figuriamoci un piano di “salvataggio” che fosse stato contro il main stream mondiale.
Comunque sia, le critiche sollevate ad un piano come quello attuato sono condivisibili (chi pagherà i fallimenti di altri sarà comunque il contribuente), ma è pur vero che non sono state presentate alternative credibili in tempo.
Ma a questo punto possiamo (almeno nel mio caso) solo sederci e guardare gli eventi, sperando nel meno peggio.
NonnArt: citofonare Veltroni, non qui.