Silvio Berlusconi si era lamentato giusto ieri in una nota ufficiale del “clima giacobino e giustizialista” che stava, a suo dire, involvendo l’Italia dopo le notizie sulle inchieste in cui era coinvolto lo stato maggiore del Popolo delle Libertà. Oggi il premier non sarà contento di sapere che al partito giacobino e giustizialista si è iscritto anche il suo ministro dell’Interno Roberto Maroni.
In un’intervista al Corriere della Sera Maroni magnifica i risultati ottenuti contro la ‘ndrangheta nella retata di ieri, nella quale sono coinvolti anche esponenti della Lega Nord, e chiede di punire anche i politici coinvolti. Glissa amabilmente sul fatto che la retata è stata condotta da Giuseppe Pignatone, magistrato molto critico nei confronti del disegno di legge sulle intercettazioni voluto dal suo governo.
E poi arriva il domandone: “E l’inchiesta sulla nuova P2? Verdini e Cosentino devono dimettersi?”. Risponde Maroni: “La P2 era una cosa seria, qui mi sembra che ci siano più ombre che sostanza. Ma Scajola si è dimesso senza essere indagato. Gli interessati nel loro partito devono valutare se non lasciare provochi danni al governo o al partito stesso. Noi nella Lega faremmo così. Non può succedere che uno di noi venga coinvolto in vicende simili… certo, l’iscrizione nel registro degli indagati non deve tornare ad essere una condanna definitiva, come ai vecchi tempi”. Insomma, nessuna condanna preventiva ma meglio prendere cappello. Un po’ la stessa linea dei famigerati finiani capitanati da Italo Bocchino. Di questi tempi al premier non gliene fanno passare una.




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