di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 14:22 del 13 Ottobre 2008 in InterniTorna alla home

Pregare perché la legge di Dio vinca sulla legge degli uomini, pregare perché una vita si spenga dopo averla strenuamente difesa.

“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino

Tutto è stato già detto sul caso di Eluana Englaro, e non penso che sia il caso di annoiare il mio lettore illustrando le due posizioni che, al netto delle chiacchiere che fanno sfumatura, stanno di qua e di là dalla linea del diritto di autodeterminazione, separando chi sostiene che “sul proprio corpo e sulla propria mente l’individuo [sia] sovrano”(John Stuart Mill, per primo) da chi pensa che “la vita non [sia] a disposizione di nessuno, nemmeno di se stessi”(monsignor Giuseppe Betori, per ultimo). Ho detto “linea” ma avrei potuto dire “faglia antropologica”, perché di qua e di là ci sono due opposti modi di considerare ciò che comunemente è detta “natura”. Nulla di più culturale (e dunque di immanente e relativo) del concetto di “natura”, per chi riconosce all’uomo il diritto di mettervi mano col solo limite del rispetto verso il suo simile; nulla più di trascendente (e dunque di pre-culturale e assoluto), invece, per chi in essa – la“natura”, spesso la “Natura” – legge il “disegno” – spesso il “Disegno” – antecedente e superiore all’uomo, da imporre al proprio simile, in vista di un “bene comune”, che corrisponde sempre a un “Bene assoluto”. Ecco, la “linea” passa a separare questi due opposti modi di concepire il “bene comune”: nel primo caso, si tratta del “bene” di ciascuno nel rispetto dell’altrui; nel secondo caso, di tratta del “Bene” cui è dovuto il rispetto di tutti, eventualmente da imporre.

Ripeto: non è il caso di (ri)entrare nel merito. Consideriamo piuttosto le reazioni che, di qua e di là dalla “linea”, si sono avute alla notizia che Eluana Englaro stesse per morire di morte “naturale” e poi non più. Ne propongo due che, a mio modesto avviso, sono emblematiche. E comincio col modo in cui Avvenire (12.10.2008) riporta la notizia in un civettino di prima pagina: “Giornata di paura e di attesa per Eluana […] In poche ore le sue condizioni si sono aggravate a causa di un’emorragia che sembrava inarrestabile. Sarebbe stata necessaria una trasfusione ma nelle condizioni di Englaro, come tutti hanno convenuto, si sarebbe trattato di accanimento terapeutico. In serata, il flusso ematico si è arrestato naturalmente”.

Eccoli lì. Fino a due minuti fa dicevamo di volere che Eluana campasse ancora cent’anni o, in ogni caso, quanto fosse nella imperscrutabile volontà di Dio (o della Natura). Malata, questo sì, diciamo pure “gravemente malata”, ma la ragazza era viva, le suore la portavano anche a fare un giro in carrozzina, ogni tanto. Esaudire le sue volontà? Un delitto morale. Presto, scenda lo Spirito Santo sul Parlamento e lo traduca in reato penale. E dunque Eluana viva, le si infilino dei tubi in ogni dove contro la sua volontà. Se siamo marionette mosse da fili divini – cos’altro sennò? – Eluana deve vivere fino a quando non sia logoro l’ultimo dei fili. Faccia finta di vivere, per farci contenti. Contro la sua volontà di vivere che diventa volontà di non vivere ciò che ella ritiene vita non degna e dunque non-vita, si sacrifichi.

Le sentenze della Corte di Cassazione e della Corte d’Appello di Milano avevano autorizzato la sospensione dei trattamenti sanitari che mantengono artificialmente in vita il suo corpo. Camera e Senato avevano presentano ricorso alla Corte Costituzionale, che l’ha rigettato due o tre giorni fa, prima che l’emorragia ponesse ai maestri dell’unica bioetica possibile la questione se morire dissanguati sia “naturale” o no.  L’11 novembre arriverà una sentenza che sarà definitiva e, con molta probabilità, la legge degli uomini consentirà al padre di Eluana Englaro, che è il curatore delle sue disposizioni, di “staccare la spina”. La cosa è “contro natura”: è un delitto morale (come il divorzio, l’aborto, la pillola, il coito anale, la fecondazione assistita, ecc.).

Eccoli qui, ora. Pregano che Eluana Englaro muoia di morte “naturale”, nello stesso istante e con la stessa ipocrisia con la quale pregano che non muoia. Morendo adesso, prima che la volontà di morire le sia riconosciuta come diritto tra meno di un mese, morrebbe per volontà di Dio, cioè come si deve, non come garberebbe a lei e come il padre si intestardisce a pretendere. E dunque Eluana muoia: “come tutti hanno convenuto”, farle una trasfusione sarebbe stato“accanimento terapeutico”. C’è chi addirittura scolpisce già la lapide che segna il limite “naturale” che Dio (o la Natura) ha posto: “L’ora della morte di Eluana sta per arrivare al giorno numero 6.113. Sedici anni, 8 mesi e 23 giorni dopo l’incidente che l’ha ridotta in stato vegetativo permanente” (il Giornale, 12.10.2008). Chi volesse avere più rispetto direbbe che è morta “sedici anni, 8 mesi e 23 giorni” fa, quando è entrata in quello stato che, a suo insindacabile sentire, era di non-vita. Ma si può non rispettare il prossimo quando è vivo se bisogna costringerlo al Disegno, figuriamoci quanto possano valere le sue disposizioni testamentarie quando da non-vivo non può sorvegliarle. Infilarle un ago in vena per farle una trasfusione sarebbe stato “accanimento terapeutico”, infilarle un tubo nello stomaco per nutrirla artificialmente, invece, non lo è. Se l’artificio innaturale non sta nel mezzo, che c’è di innaturale nel sangue che non stia pure nel cibo? E perché, allora, applaudire alla sentenza che tre settimane fa dichiarava legittima la trasfusione ad un testimone di Geova contro la sua espressa volontà, in quanto “non attualmente” espressa?

Di qua dalla “faglia antropologica” prendo come esempio un commento al post che sul mio blog presentiva la strana“preghiera” di Avvenire. Scrive Ale: Speriamo [che Eluananon ci faccia scherzi. Un po’ di rispetto per la battaglia di civiltà che il padre sta compiendo. Lo sta facendo per noi, altrimenti la spina l’avrebbe già staccata lui da un pezzo. Eluana resisti! Non dare soddisfazione a quelle pantegane da sagrestia che aspettano eccitate la tua morte «naturale»”. È – si badi bene – un’esortazione come a persona viva. Dotata di volontà attuale, perché per tempo espressa. Di contro alla preghiera che Eluana Englaro muoia perché vinca la legge di Dio contro la legge degli uomini. Sembra un paradossale ribaltamento, ma non lo è.

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