Torna sulla scena politica il tema del federalismo fiscale. Vanno tenute insieme le diverse esigenze e aspettative di Nord e Sud. Sullo sfondo, alcune domande e qualche mito da sfatare
La sortita di Massimo D’Alema e Gianfranco Fini ha fatto tornare d’attualità il tema del Federalismo fiscale. I due hanno convenuto, durante un convegno delle loro Fondazioni, sulla necessità di costituire una bicamerale per esaminare i decreti attuativi sul federalismo, e di riprende contemporaneamente il tema della
riforma istituzionale, che al Federalismo è indubbiamente legata. Molte voci si sono levate contro questa proposta. In un convegno a cui ha partecipato assieme a Roberto Calderoli (il padre della riforma), Raffale Fitto - un vero campione del federalismo fiscale - si è detto perplesso, perchè una commissione bicamerale per il federalismo potrebbe allungare i tempi e non creare le condizioni per un approfondimento come vorrebbe. Forse vale la pena farsi qualche domanda e sfatare qualche mito. La riforma Calderoli è passata per molte stesure, mantenendo un impianto abbastanza equilibrato ma anche difetti non lievi, soprattutto per le molte mediazioni grazie alle quali il governo ha ottenuto il consenso di tutti.
IL FEDERALISMO FA RISPARMIARE ? - Consenso pagato a caro prezzo: le regioni e gli enti locali hanno preteso per il loro consenso un decreto legge che ha stanziato 1,31 miliardi di euro per il loro riequilibrio finanziario, con interventi “compensativi” per ticket, Ici e per generose “mance” ad hoc per Roma e Catania. Questi scambi non promettono niente di buono: il metodo del Federalismo ad personam potrebbe proseguire anche durante la predisposizione dei decreti attuativi, grazie all’indeterminatezza del testo, magari premiando le amministrazioni più “simpatiche” per il governo. E poi, s’era detto che con il federalismo fiscale le spese diminuivano. E oltre al decreto legge, fa pensare una dichiarazione di Bossi che, prima che la crisi dei mercati occupasse l’agenda politico-istituzionale, aveva tuonato contro Tremonti, perchè “mettesse i soldi sul tappeto” per questa riforma.
E’ UNA VERA RIVOLUZIONE? – Una riforma, appunto. La proposta del governo è stata definita da molti una rivoluzione. Se in Italia ci fosse un po’ di memoria istituzionale e politica, e meno superficialità, ci si
ricorderebbe che ci sono leggi sul federalismo approvate da tempo. Il governo D’Alema (quello che ora vorrebbe la bicamerale) varò nel 2000 il Decreto legislativo 56, che cancellava gran parte di trasferimenti dallo Stato alle Regioni, sostituendoli con tributi propri, attuando un federalismo fiscale spinto, molto più di questo. Riforma che passò sotto il totale silenzio dei media e fu fatta naufragare dalla Lega Nord di Calderoli (che strano!) e dal Governo Berlusconi. E che fu strenuamente combattuta dall’allora Presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto. Che ora si è convertito al federalismo in salsa leghista, e non vuole perdere tempo. Gli strani corsi e ricorsi della storia.
LE REGIONI A STATUTO SPECIALE RESTANO? – E a proposito del mezzogiorno, perché ci si concentra tanto sulle regioni del Sud, e non si parla mai di quelle a statuto speciale? Una fonte dati ufficiale dello Stato, i Conti Pubblici Territoriali, mostra che la spesa pubblica è più bassa al sud rispetto al nord, e che le regioni a statuto speciale ricevono un sacco di soldi da tutta Italia, anche da Puglia e Calabria. Ma iI federalista Calderoli ha concesso molto proprio alle regioni a statuto speciale, ancora una volta di fatto escluse dal meccanismo di perequazione e riequilibrio. Erano invece maturi i tempi per una profonda revisione, nei limiti imposti dalla costituzione, del meccanismo di finanziamento di queste regioni. ma l’enfasi è rimasta sul sud.
LE TASSE LE PAGANO LE PERSONE O I TERRITORI? – E pure questo merita una riflessione: perchè sposta l’attenzione dalla questione della redistribuzione del gettito fiscale tra persone (ricchi e poveri) a quello del trasferimento di risorse tra regioni (regioni ricche e regioni povere). A parità di tasse pagate un cittadino deve ricevere gli stessi servizi pubblici, a Milano come a Bari. E la progressività del fisco in tutti i paesi civili serve a ridistribuire i soldi tra chi è più ricco e chi è più povero. Il dibattito sul federalismo fiscale è stato impostato dicendo che i lombardi pagano le tasse per “mantenere” i pugliesi, ma non è proprio così. Semplicemente, sono i “più ricchi” che pagano parte delle tasse anche per i “più poveri”. Le tasse alte che paga un dirigente d’azienda di Bari “mantengono” anche un disoccupato di Milano. Il fatto che ci siano più ricchi in Lombardia che in Puglia produce l’effetto del “trasferimento territoriale”. Ragionando così, perchè il dirigente pugliese dovrebbe “mantenere” il disoccupato lombardo?






















quanto più sono i galli a cantare, più sono i soldi che si spendono, perchè più sono le esigenze da accontentare mentre le galline sono sempre le stesse
@Gallo canterino:
direi che non c’è molto altro da dire.
Un sorriso canterino
E col federalismo fiscale in definitiva le tasse aumentano o diminuiscono o restano più o meno dello stesso importo globale? (in quest’ultimo caso è come se aumentassero, perchè ci sono i costi di tutto quell’ambaradam, pardon rimodulazione). E le inutili e costose province verrranno finalmente eliminate, o addirittura aumenteranno di numero? E le inutili e costose comunità montane, verranno eliminate o resteranno, magari anche quelle sul mare? Qualcuno in buona fede può rispondere a questi quesiti, in modo chiaro o almeno intelleggibile?
Scusate, dimenticavo l’ICI sulla prima casa. Non è che con il federalismo fiscale l’ICI riciccia fuori, magari sotto altra veste?
@romain:
Mi ci provo io, visto che è scritto nell’articolo ma evidentemente non è intellegibile.
le province non verranno abolite: anzi, nel ddl Calderoli è previsto che siano titoleri di tributi propri. D’altronde, non può essere quel testo ad abolirle, perchè bisogna cambiare la costituzione. E qui torna la proposta Fini-D’Alema sul testo Violante. Il federalismo fiscale per essere fatto ed essere utile all’Italia presuppone un modello istituzionale “federale” che al momento non c’è. E il fatto che la Lega sembri preferire l’incasso “immediato” di un successo di facciata (la “scatola vuota” del testo calderoli) anzichè combattere una coerente battagli per un “federalismo compiuto” la dice lunga sulle reali intenzioni di riformare davvero questo paese.
Su ICI: premesso che io sono favorevole all’ICI, penso che una tassa simile all’ICI ritornerà: nella vaghezza del testo attuale del ddl Calderoli, non viene esplicitamente menzionata, ma è nelle cose. Altrimenti, dove trovano le risorse i Comuni italiani?
Su Comunità Montane: E’ materia da codice delle autonomie, che al provvedimento dul federalismo è (dovrebbe essere) collegato. Il testo è ignoto, ma difficilmente si farà. E qui torniamo al punto 1.
Spero di essere stato chiaro.
Un sorriso se lo vuoi
C.