Lega e quote latte: l’ombra della Credieuronord dietro i favori di Bossi?
12/07/2010 - La banca del Carroccio già coinvolta in una storia di riciclaggio sui fondi ue per la produzione extra Ue. Ora Galan rivela: Berlusconi non vuole l’emendamento. Attraverso un semplice passaggio logico, è agevole capire che Silvio Berlusconi non ha intenzione
La banca del Carroccio già coinvolta in una storia di riciclaggio sui fondi ue per la produzione extra Ue. Ora Galan rivela: Berlusconi non vuole l’emendamento.
Attraverso un semplice passaggio logico, è agevole capire che Silvio Berlusconi non ha intenzione di seguire Umberto Bossi nel suo conflitto – rinnovato – con Bruxelles sul tema delle quote latte. Infatti, il ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, del Pdl, che ha effettuato una vera e propria staffetta con Luca Zaia, prima responsabile del dicastero e poi Governatore del Veneto al posto di Galan, uno dei massimi esponenti a livello nazionale della Lega Nord, è schierato su posizioni rigidissime: stop all’emendamento infilato in finanziaria che garantisce la proroga dei termini per il pagamento delle multe europee a quegli allevatori, base forte del Nord leghista, rei di aver prodotto un quantitativo eccessivo di latte rispetto a quello indicato dall’Unione Europea.
BOSSI E BERLUSCONI – “Sulle quote latte il parlamento ha deciso e quel che decide il parlamento lo si rispetta. A noi stanno a cuore gli interessi dei nostri cittadini che non le diavolerie o le mistificazioni europee, e in questo senso abbiamo agito. Tutto il resto ci avanza, dimissioni comprese”, sostiene in proposito Roberto Calderoli, rifugiandosi, comodamente, dietro la sacralità del potere legislativo. Ma evidentemente, qualcuno, ai piani più alti, non è d’accordo con lui. Parliamo, appunto, del Presidente del Consiglio, di Silvio Berlusconi, che questa battaglia non avrebbe intenzione di combatterla. “Mi sarei probabilmente dimesso”, afferma infatti Galan, “se, giovedì sera a casa di Berlusconi, prima del Consiglio dei ministri, lui mi avesse detto: ‘Giancarlo lascia perdere, sai gli accordi, gli equilibri, chiudi un occhio, cosa cosa vuoi che sia una multa in più o una in meno, o ancora, non dire niente, trova una scusa per non andarè. Se Berlusconi avesse detto così, probabilmente a quest’ora, non sarei a Bruxelles, sarei a casa”: e invece è a Bruxelles, a incassare la solidarietà del Commissario Ue all’Agricoltura, Dacian Colos, che gli consegna il suo “pieno appoggio”; e Galan non ha parlato con un Berlusconi qualsiasi, ma “col Berlusconi del 1994, quando ha cambiato la vita di tutti noi”, addirittura: segnale inequivocabile della sorpresa che ha provocato un Silvio che molla la Lega su un tema così caro.
CREDIEURONORD – Già: una battaglia da non combattere. Perchè? Innanzitutto per un discorso quantitativo: pare infatti che siano molto ridotti i numeri degli allevatori per i quali la Lega è disposta ad andare contro tutto e contro tutti (“Siamo contro l’Udc, o noi o loro: l’Udc contraria alle quote latte”, aveva detto Bossi). Staremmo parlando di un’imponente folla composta da 67 allevatori, che monopolizzano in questo modo il dibattito politico italiano: è noto infatti che il restante 95% dei chiamati in causa è disposto a pagare le multe per gli sforamenti nella produzione di latte, e anzi, supporta in toto la politica rigorista di Galan. E dunque, perchè mai tanto sforzo? Se l0 chiede anche Enrico Morando, del Pd: “Cosa induce un partito serio come la Lega a sputtanarsi in questo modo per 76 persone? Dietro ci deve essere qualcosa di enorme. Qualcuno la sta ricattando, altrimenti non si spiega. E quel qualcuno ha a che fare con CrediEuroNord”.
LA BANCA DELLA LEGA – CrediEuroNord? E che c’entra la banca della Lega, quella fondata da Gian Maria Galimberti, che doveva svilupparsi “tanto da far male alle altre banche”, e che poi morì nel giro di tre anni, lasciando a secco i 3000 contribuenti che ci erano cascati, ormai riuniti in consorzio per chiedere i danni? Saperlo è difficile. Ma in ogni caso non è la prima volta che il problema delle quote latte viene affiancato al microistituto che doveva diventare la “Banca Popolare della Lega”. Infatti, quando la pentola della Banca, rilevata in extremis da Giampiero Fiorani – l’uomo che doveva fondare la Banca del Nord, insieme all’Antonveneta, partendo dalla Popolare di Lodi, della quale era a capo – scoppiò, da quell’inchiesta (Fiorani è accusato di aver gestito i soldi dei suoi contribuenti con una certa libertà – vedi, infatti, il coinvolgimento di Aldo Brancher, che sarebbe stato pesantemente finanziato proprio dalla Popolare di Lodi) venne stralciata una seconda pista, che riguardava proprio le quote latte. Così, il polo bancario della Lega sarebbe stato usato dalle cooperative “verdi” del latte leghista per riciclare i soldi provenienti dall’eccessiva produzione lattifera, vietata dall’Europa: “soldi in nero accumulati con intermediazioni, ritenute fittizie, tra gli allevatori-produttori e i distributori finali del latte. Un sistema complesso, ora ricostruito nei dettagli dalle indagini della Guardia di finanza, che avrebbe consentito di smerciare quantitativi di latte superiori alle quote limite fissate dalle leggi comunitarie“, scriveva il Corriere della Sera. Quale il meccanismo? “Tutti i soggetti alla sbarra in questi anni hanno ceduto a terzi e a società di servizi le loro proprietà ed hanno provveduto a rendersi nullatenenti”, scriveva Il Coltivatore Piemontese, organo della locale Coldiretti, in proposito: e così “su un conto della banca, intestato all’ ex deputato leghista Giovanni Robusti sarebbero transitati i proventi di quantità di latte venduto «in nero»: i soldi, anziché essere versati alla Ue, tornavano ai produttori”, ci chiarisce meglio il quadro ancora il Corriere .
GIOVANNI ROBUSTI – “Associazione a delinquere finalizzata alle truffe ai danni dello Stato e dell’Unione europea, esercizio abusivo del credito, falso in bilancio e in scritture contabili”: questi i capi di imputazione. Al centro di questo sistema dunque Giovanni Robusti, già difensore in giudizio di molte delle società coinvolte in questo giro, e attualmente Europarlamentare della Lega; inoltre, leader della protesta dei Cobas del latte, quelli coi trattori in mezzo all’autostrada, per capirci: il Giudice di Cuneo condannò Robusti a tre anni e mezzo nell’ambito di questa inchiesta. E addirittura “fu un’ispezione di Bankitalia a indicare Robusti come uno dei «soggetti in sofferenza» premiati dai «crediti facili» di Credieuronord. Un puzzle politico-economico che solo Fiorani, nei suoi interrogatori a San Vittore, potrà ricomporre”, concludeva in proposito sempre il Corriere.
LATTE E BANCHE – Dunque, una battaglia in favore di pochi, quella della Lega. Una battaglia in favore di pochi potenti, che coinvolge il centro nevralgico della finanza Padana, prima che i lumbaard decidessero che conveniva maggiormente reclamare posti di dirigenza nelle fondazioni bancarie che gestiscono le banche locali, quelle “del territorio”. Un Silvio Berlusconi poco prono ad assecondare questi giochi: tanto da dare mandato al ministro Galan di tenere la barra dritta contro queste manovre leghiste. E i giochi, per questo, non sono ancora fatti, come vorrebbe Calderoli: il “Parlamento”, non ha ancora deciso, la norma ha solo passato il vaglio della commissione Bilancio, e il Sole 24 Ore è pronto a giurare che “è molto probabile che dal ministero del l’Economia arrivi la correzione o meglio un’integrazione alla norma alla quale si affiancherà la formula «con il consenso della Ue». A quel punto, la sospensione del pagamento sarà archiviata”. Un vero pacchetto di mischia, quindi, fra Berlusconi, Galan e Tremonti, per bloccare la strada alla “Cricca del Latte” annidata nel corpo vivo dell’ex CrediEuroNord.













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