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Il Fatto Quotidiano scambia un candidato per un condannato

*update: Giannino ha poi risposto sul punto ritirando la candidatura, come trovate scritto qui

Un abbaglio. Sembrava. In realtà Oscar Giannino conferma il casellario giudiziario del suo ora ex candidato Giosafat Di Trapani. E’ questa la precisione che si fa in rete in merito a un articolo riportato oggi dal Fatto quotidiano in cui si racconta la storia di Giosafat Di Trapani, candidato per “Fermare il declino”. Josafat Di Trapani, inquisito da Giovanni Falcone e condannato nel gennaio del ’92 a un anno e otto mesi, per favoreggiamento di Don Vito. Tutt’altra persona? Adire il vero no. A confermarlo è il partito stesso qui.

SEGNALO – La sospetta “omonimia”. A farlo presente su facebook è Luca Mazzone: “Peccato che Josafat Di Trapani e Giosafat Di Trapani non siano la stessa persona! Il candidato di Fermare il declino, Giosafat, è imprenditore anti racket e ex presidente Confindustria Palermo. Peraltro ai tempi avrebbe avuto 20 anni. E no, non e’ il figlio di Josafat”. Il pezzo a firma di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza. Il titolo riporta: “Buco nero Sicilia, Giannino candida un indagato da Falcone nel ’92 In lista Giosafat Di Trapani, già condannato per favoreggiamento a don Vito”. E si parla di condanne abbastanza pesanti attribuite al candidato:

Mentre la commissione di Garanzia del Pd è impantanata a Roma nella questione siciliana degli impresentabili, l’Oscar – è il caso di dirlo – per l’assenza di ogni imbarazzo, spetta proprio a Giannino, leader di Fermare il declino. Nel momento in cui la trattativa Stato-mafia assume il volto di Vito Ciancimino (unica certezza comune sia alla Procura di Palermo sia alla commissione parlamentare Antimafia), in Sicilia il movimento di Oscar Giannino non ha alcuna remora a presentare al numero 3 della propria lista alla Camera l’imprenditore Giosafat Di Trapani, inquisito da Giovanni Falcone e condannato nel gennaio del ’92 a un anno e otto mesi, per favoreggiamento proprio di don Vito. Eppure era stato lo stesso Giannino, tre mesi fa, ai microfoni di Radio 24, a chiedere l’intervento dell’esercito contro tredici impresentabili delle elezioni siciliane, elencati per nome e cognome e relativa imputazione.

ANCORA – Un identikit che prosegue “Oggi Di Trapani è uno dei dirigenti di Confindustria Sicilia, presidente del settore Piccola Industria, reclutato assieme ad altri imprenditori e docenti universitari nell’avventura di Fermare il declino: oltre vent’anni fa era amico di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, e fece da prestanome intestandosi alcuni libretti a risparmio con poche decine di milioni, gli spiccioli che l’ex sindaco mafioso di Palermo voleva mettere al riparo da indagini e sequestri. Il pm chiese per lui condanna per intermediazione ricettatoria (allora era la configurazione del riciclaggio), i giudici optarono per il favoreggiamento. Così Di Trapani, assieme ad altri due prestanome, venne condannato dai giudici che inflissero a don Vito la sua condanna più pesante: dieci anni di carcere”.

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