Giuseppe Drago dell’Udc ha sulle spalle una condanna definitiva per peculato. Ma grazie ai regolamenti della Camera si è garantito l’impunità.
E’ stato un ossequiato potente dell’Udc in Sicilia. Giuseppe Drago, già presidente della Regione e due volte sottosegretario, oggi è un parlamentare che non dovrebbe stare lì: sul suo capo grava un’interdizione dai pubblici uffici, figlia di una condanna definitiva per peculato disposta nel maggio del 2009.
DI NUOVO QUI – Ma Drago continua a partecipare regolarmente ai lavori d’aula, vota e firma disegni di legge e interrogazioni. La giunta per le elezioni, che dovrebbe decidere sulla sua decadenza, non ha ancora preso alcun provvedimento: dal 10 marzo a oggi si è riunita 8 volte per chiedere copie delle sentenze ai tribunali e memorie all’interessato, oltre che per sentire alcuni giuristi. Prossima seduta il 7 luglio: ci sarà lo stesso Drago in audizione. Tutto per trovare la soluzione a un difficile rebus giuridico: il deputato dovrebbe decadere a causa della sua «ineleggibilità sopravvenuta», ma poiché la misura dell’interdizione è temporanea, e scade nel Giugno del 2012, invoca un provvedimento che non esiste nei codici: una “momentanea” sospensione dalla carica di parlamentare. Due anni via, in tempo per tornare prima della fine della legislatura: «Perché dovrei scontare con la decadenza una pena più pesante di quella che mi ha inflitto il tribunale?», chiede lui.
DOMANDE INTELLIGENTI – E la domanda non sembra peregrina ai deputati della giunta per le elezioni. L’orientamento, spiega il vicepresidente Pino Pisicchio, è proprio quello di «proporre una modifica al regolamento che introduca una forma di sospensione. La vicenda di Drago è obiettivamente complessa — prosegue — e non a caso abbiamo voluto sentire autorevoli giuristi». Ci sono solo tre precedenti, nella storia di Montecitorio, di parlamentari interdetti dai pubblici uffici. Due casi, quelli che riguardavano Dell’Utri e Frigerio, si conclusero con un’archiviazione in sede giudiziaria del provvedimento. La vicenda Previti portò nel 2007 alle dimissioni dell’ex ministro: quello era però un impedimento perpetuo. Drago dice «di voler attendere rispettosamente la decisione della giunta e, eventualmente, dell’aula». Ha fatto ricorso alla corte di giustizia europea e, nel proclamare la sua innocenza, non rinuncia a un avvertimento che scuote i palazzi.
FONDI PRELEVATI - Drago, infatti, è stato condannato a tre anni perché nel ‘98, alla fine della sua esperienza da presidente della Regione siciliana, avrebbe prelevato dai fondi riservati 123 mila euro senza alcuna giustificazione. Con una prassi, afferma, comune a tanti uomini di governo. «Io — dice il deputato — mi sono comportato come gli altri presidenti prima di me, ho fatto ciò che continuano a fare ministri e sottosegretari: nessuno rende conto dell’uso dei fondi riservati. E allora, perché dovrei essere il solo a pagare?».
(da Repubblica)




ECCO perché l’UDC non voterà MAI contro Brancher/chicchessia…
non capisco perchè non potrebbe rimanere parlamentare, nella sua acclarata qualità di ladro qualificato mi sembra una ottima figura rappresentativa di questo paese e di questa classe dirigente.
e poi si sa i magistrati sono tutti comunisti quindi le sentenze non vanno rispettate.
meno male che silvio c’è
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