Lo dichiarano in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, dopo le reazioni delle opposizioni alla relazione annuale di Pizzetti sull’attività dell’Authority illustrata nella sala della Lupa a palazzo Montecitorio.
“Nella sua relazione annuale al Parlamento, il Garante per la Privacy ha svolto un’analisi più complessa di quella che emerge dalla sintesi che ne è stata fatta e su cui la sinistra non ha rinunciato a speculare“. Lo dichiarano in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL alla Camera e Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato.
RIDICOLO PARLARE DI LIBERTA’ DI STAMPA - “Non solo – proseguono – egli ha fatto chiaramente intendere quanto sia ridicolo parlare di libertà di stampa in pericolo nel nostro
Paese e quanto sia fuori misura l’allarme suscitato sul piano internazionale: il garante ha anche giustamente affermato che una “casa di vetro” basata sul “totale prevalere dell’interesse della collettività rispetto ad ogni spazio di libertà e di autonomia del singolo” è una “società mostruosa” e il “sogno di ogni dittatura“. “Questa premessa rende impossibile affermare subito dopo che il diritto alla riservatezza, che la Costituzione sancisce come inviolabile, debba sempre cedere il passo alle esigenze di giustizia“. Le intercettazioni – proseguono – sono strumenti investigativi importanti, nel corso degli anni il loro utilizzo si è esteso e nessuno nega che soprattutto sul fronte della lotta alla criminalità organizzata abbiano contribuito ai risultati raggiunti; questo però, proprio alla luce delle premesse del professor Pizzetti, non può significare che debbano essere esenti da regolamentazione, soprattutto a fronte di ripetuti e conclamati abusi“.
RESTRIZIONI PER I SITI INTERNET - “Il Garante – affermano ancora Cicchitto e Quagliariello – ha poi invocato restrizioni per i siti internet, in particolare giornalistici”, in linea, sostengono, con quanto previsto dal legislatore nel bilanciamento tra “la privacy, l’informazione e le indagini“. “Se ci si libera dalle ipocrisie, non potrà sfuggire al Garante il diffuso malcostume da parte di alcuni magistrati di produrre ordinanze elefantiache in cui vengono riversate trascrizioni di intercettazioni in quantità industriali, spesso non pertinenti rispetto all’atto di cui si dispone l’esecuzione ma così destinate a diventare di pubblico dominio e dunque funzionali alla gogna mediatica“, sottolineano. “E al Garante per la Privacy, così giustamente attento alle esigenze dell’informazione, non sarà sfuggito neppure che questa pessima abitudine ha contribuito non poco a trasformare il giornalismo d’inchiesta nella pedissequa e talvolta mortificante propalazione delle cosiddette lenzuolate di intercettazioni, se non altro per esigenze di concorrenza editoriale e per timore di prendere buchì“. “Conciliare giustizia, informazione e riservatezza non è facile, ma crediamo che dopo due anni di approfondimento il Parlamento sia giunto a individuare un buon punto di equilibrio che si fonda sul principio di responsabilità“. “Insomma – concludono i due esponenti del PdL – tra le tante anomalie italiane in tema di intercettazioni, non vorremmo ritrovarci anche con un Garante per la Privacy che la sinistra tenta di arruolare contro la riservatezza“.


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