Pedofilia: “Il Belgio è come la tempesta perfetta”
29/06/2010 - Sullo scandalo che sta scuotendo la Chiesa belga, arriva la definizione della rivista cattolica americana National Catholic Reporter per almeno tre ragioni. Vediamo quali. È il Belgio al centro dell’attenzione in quella che la rivista cattolica americana National Catholic Reporter
Sullo scandalo che sta scuotendo la Chiesa belga, arriva la definizione della rivista cattolica americana National Catholic Reporter per almeno tre ragioni. Vediamo quali.
È il Belgio al centro dell’attenzione in quella che la rivista cattolica americana National Catholic Reporter ha definito una ‘tempesta perfetta’ per almeno tre ragioni: lo scandalo dei pedofili
degli anni Novanta che ha creato un’opinione pubblica particolarmente sensibile; lo spirito laico che rende la società belga scettica verso le istituzioni religiose e il passaggio in febbraio a Bruxelles dal cardinale Godfriend Danneels al più conservatore Andrè-Joseph Leonard che ha cementato la percezione di una Chiesa cattolica più chiusa al compromesso.
LA POLVERIERA BELGA - Nella guerra di parole tra il Vaticano e il Belgio, una cosa è diventata chiarissima: gli abusi sessuali del clero cattolico sono avvenuti un po’ ovunque, ma pochi posti al mondo sono diventati una polveriera come il Belgio. Il raid del 3 giugno nelle tombe dei due arcivescovi defunti di Bruxelles, per vedere se vi fossero sepolti anche documenti sulle violenze, dimostra che sulla questione degli abusi sessuali, il Belgio rappresenta una “tempesta perfetta” per almeno tre motivi: nel 1990 , il Belgio ha subito un terribile scandalo pedofilia che ha lasciato il paese straordinariamente sensibile alle problematiche sugli abusi sessuali infantili. Il Belgio è tra gli angoli più secolarizzati d’Europa, così lo scetticismo verso le istituzioni religiose e soprattutto verso la Chiesa cattolica, è una forte corrente sociale. Il passaggio di consegne a Bruxelles lo scorso febbraio dal cardinale Danneels Godfriend a Mons. André- Léonard Joseph, molto più conservatore, non fa altro che cementare l’ impressione, in alcuni ambienti, che la chiesa stia voltando le spalle a uno spirito di compromesso .
LA FEROCIA DELLA STAMPA - Peter Adriaenssens, uno dei maggiori esperti del paese in psicologia infantile e presidente di un gruppo religioso, ha detto che la polizia belga aveva tradito la fiducia delle vittime che si erano avvicinate al gruppo in confidenza. Nel frattempo, il fuoco incrociato tra il Vaticano e il Belgio non ha mostrato segni di cedimento. Durante il fine settimana, Papa Benedetto XVI ha definito il raid “deplorevole“, e il Cardinale Tarcisio Bertone, ha affermato che c’erano “precedenti solo nei vecchi regimi comunisti“. Il vice di Bertone per le relazioni estere, l’arcivescovo francese Dominque Mamberti, ha chiamato l’ambasciatore belga presso la Santa Sede per un rimprovero e Avvenire, il quotidiano della conferenza episcopale italiana ha osservato che la polizia belga aveva soprannominato il raid “Operazione Chiesa”, affermando che il tag conferma che il vero obiettivo non era individuare colpevoli, ma la Chiesa stessa.La stampa belga ha preso posizione solo a posteriori. Il quotidiano fiammingo De Morgen, per esempio, ha applaudito il “chiaro segnale” inviato dalla polizia: “La Chiesa non è al di sopra della legge“. Il quotidiano in lingua francese Le Soir affermava che il Vaticano “preferisce le tombe delle vittime” e ha sottolineato che il sistema giustizia agiva ampiamente entro i suoi diritti a cercare il clero colpevole di abuso.La ferocia riflette l’atmosfera unica in Belgio, nei confronti di entrambi: la pedofilia e la chiesa cattolica.
IL CASO DUTROUX - A metà degli anni 1990, un enorme scandalo nazionale era scoppiato quando quattro giovani ragazze erano state trovate morte in casa di Marc Dutroux, un molestatore sessuale con precedenti penali. Gli investigatori scoprirono un dedalo di sotterranei e gabbie di cemento sotto la casa dove Dutroux teneva prigioniere le bambine. Alla fine, l’indagine ha fatto scoprire l’esistenza di un “network pedophilia” che coinvolgeva in orge a base di droghe bambini minorenni e delle quali erano responsabili clienti VIP tra cui, presumibilmente, politici, giudici e poliziotti. Una inchiesta parlamentare di 15 mesi che si concluse nel 1998, trovò incompetenza e corruzione di massa nel modo in cui le autorità avevano gestito il caso. Secondo la maggior parte degli osservatori, in Belgio, l’esperienza ha lasciato il paese ferito, diffidente verso le istituzioni e con un atteggiamento diffuso di “mai più” per quanto riguarda l’abuso sessuale sui bambini.
CHIESA OMBRA DI SE STESSA - Mentre un raid della polizia sarebbe stato impensabile in un paese cattolico tradizionale come il Belgio non più tardi di un quarto di secolo fa, quei tempi sembrano essere finiti. Oggi , la chiesa belga per molti versi appare l’ombra di se stessa. Uno studio del 2008 della Leuven University, per esempio, ha scoperto che solo il sette per cento circa dei cattolici belgi partecipano alla Messa su base settimanale, percentuale in calo dell’11 per cento rispetto a un decennio prima, ma c’è di più, oggi solo la metà dei neonati in Belgio viene battezzata e solo un quarto delle coppie scelgono di sposarsi in chiesa. L’ ambivalenza nei confronti della chiesa cattolica e il Vaticano, in particolare, si vide del resto dal modo in cui il Belgio rispose alle polemiche dell’anno scorso circa il commento sui preservativi di Benedetto XVI in viaggio verso l’ Africa. Mentre quelle parole innescarono un ampio dibattito nel mondo, solo in Belgio il parlamento nazionale votò formalmente per censurare il pontefice.Il voto in favore di una dichiarazione sul fatto che i commenti del papa erano considerati “inaccettabili ” si chiuse 95-18, con sette astensioni.
VIVI E LASCIA VIVERE - La scelta del Papa su Léonard come sostituto di Danneels hanno ulteriormente aggravato la reazione contro la chiesa in certi ambienti. Il vice primo ministro Laurette Onkelinx, un esponente di spicco di lingua francese del partito socialista, ha accusato di tradizionalismo etico convinto Léonard che avrebbe messo in pericolo il “compromesso belga ” tra credenti e laici – un informale “vivi e lascia vivere” per evitare di aprire una guerra culturale. Per la stessa ragione, Le Soir ha sottolineato che la nomina era ”stupefacente”. Le incursioni della polizia della scorsa settimana, quindi, non cadono dal cielo. Esse riflettono una preoccupazione nazionale per la protezione dell’infanzia, associata ad una chiesa cattolica locale molto debole e ad un’atmosfera in cui il Vaticano e il Papa, non sono suscettibili di ottenere nemmeno il beneficio del dubbio.













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Complimenti Makia, analisi molto interessante e parecchio approfondita, non si trova materiali di questa qulità in giro per i giornali ufficiali (mainstream).
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