Mercoledì 30 maggio si svolgerà l’assemblea federale per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La successione del dimissionario Köhler potrebbe aprire un nuovo scenario politico, e la prima a tremare è la cancelliera Angela Merkel.
Dopo un mese dalle clamorose dimissioni di Horst Köhler l’assemblea federale tedesca, composta dai membri del Parlamento e da delegazioni delle assemblee regionali, si comporrà per la quattordicesima volta, a poco più di un anno dall’ultima Bundesversammlung che riconfermò Köhler nel più breve mandato mai esercitato da un Capo di Stato teutonico. Il favorito della vigilia è l’ex ministro presidente della Bassa Sassonia Christian Wulff, esponente della Cdu e candidato della maggioranza conservatrice – liberale. Il suo avversario principale è Joachim Gauck, pastore protestante, attivista per i diritti umani e noto per le sue battaglie contro la DDR e la Stasi. Gauck è il candidato dei socialdemocratici e dei verdi, e il suo profilo anti comunista ha reso impossibile una convergenza della Die Linke, che ha proposto la sociologa Luc Johimsen. Anche i neo nazisti, presenti con 4 delegati all’assemblea federale, hanno un loro candidato, il cantautore di estrema destra Frank Rennicke.
TURBOLENZE TEUTONICHE – L’elezione del nuovo presidente della Repubblica arriva in un momento molto difficile per la cancelliera Merkel. La maggioranza uscita dalle ultime federali e formata dai conservatori della Cdu – Csu e dai liberali della Fdp è entrata subito in crisi. L’impossibilità di tagliare le tasse, mantra della Fdp, e la scarsa volontà riformista della Merkel hanno subito reso difficile la convivenza tra i partiti, con una crisi di rapporti ormai conclamata tra i cristiano sociali bavaresi e i liberali, contrassegnata da un crollo di sondaggi inaspettato, sia per dimensioni che per rapidità. Le dimissioni del presidente Köhler, esponente anch’egli della Cdu, sono state un fulmine in un cielo segnato a tempesta dopo il tonfo delle regionali in Nordreno-Vestfalia, il più popoloso Land tedesco. Il presidente si era espresso, con scarsa cautela, sulla guerra afgana, nervo ormai scoperto dei governi Merkel, in particolare dopo l’uccisione di più 100 civili nell’attacco aereo di Kunduz. I giallo – neri, che avevano eletto Köhler nel 2004, quando erano in minoranza a Berlino ma in maggioranza nei parlamenti regionali, hanno così perso il loro punto di riferimento al Castello di Bellevue, la residenza berlinese del Capo dello Stato. Un ennesimo insuccesso poi parzialmente contenuto dal ricompattamento sulla figura molto popolare di Christian Wulff. La candidatura dell’ex ministro presidente della Niedersachen ha però un profilo politico molto forte, una parziale contraddizione rispetto ad un incarico super partes come la presidenza della Repubblica federale.


