Soccernomics : quando il Pil finisce nel pallone

di - La vittoria di un mondiale di calcio può influenzare la crescita del Pil? Per alcuni analisti economici, statistiche alla mano, sì. Di certo, la prematura eliminazione della Nazionale di Lippi ha prodotto un danno economico, già stimato in 140mln di

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La vittoria di un mondiale di calcio può influenzare la crescita del Pil? Per alcuni analisti economici, statistiche alla mano, sì. Di certo, la prematura eliminazione della Nazionale di Lippi ha prodotto un danno economico, già stimato in 140mln di euro.


Può la vittoria di un mondiale di calcio avere ripercussioni sulla crescita economica di un Paese? Non vi sembri una domanda peregrina poiché, già da qualche anno, diversi analisti economici, in virtù delle rilevazioni statistiche e di altre variabili che ruotano, sostanzialmente, intorno al grado di fiducia dei consumatori e delle industrie e il cosiddetto “investor sentiment”, ritengono che questo effetto positivo, effettivamente ci sia. Il Financial Times lo ha addirittura quantizzato, sostenendo che la vittoria della nazionale di un Paese ad un mondiale porta una crescita aggiuntiva della sua economia dello 0,7% rispetto al risultato dell’anno precedente, oltre ad una crescita degli indici di borsa. Questa nuova branca economica è stata battezzata “Soccernomics” dalla fusione, appunto, dei termini “soccer” (calcio) ed “economics” (economia).

POVERA ITALIA – Prima di approfondire l’argomento soccernomics, partiamo dalle note tristi che ci riguardano, purtroppo, da vicino. L’eliminazione della nostra Nazionale di calcio: un dramma (tra un milione di virgolette, sia chiaro) sportivo, che segna un sostanziale arretramento dell’intero movimento, specie se confrontato rispetto ai risultati straordinari raggiunti appena quattro anni prima, con la vittoria della Coppa del mondo nella notte di Berlino. Anche un’eliminazione ha la sua ricaduta in termini economici. C’è chi ha calcolato che tra mancati premi, benefit, sponsorizzazioni ecc. per la sola Ferdercalcio la ricaduta negativa, a breve, sarà di circa 20milioni di euro. A breve, come detto, poiché il mancato introito graverà anche per i prossimi anni. Infatti, a solo titolo d’esempio, si pensi alle sponsorizzazioni. Sponsorizzare una nazionale “Campione del mondo” ha un costo per gli sponsor (che si traduce in guadagno per la federazione) nettamente maggiore rispetto alla sponsorizzazione di una nazionale, magari blasonata come la nostra, tuttavia uscita fortemente ridimensionata dal mondiale sudafricano. Se poi passiamo all’indotto, in particolare quello che ruota intorno al merchandising “ufficiale” ed a quello parallelo (quest’ultimo, per la verità, molto spesso gestito dalla criminalità organizzata), i contratti pubblicitari e le varie licenze d’esclusiva, è stato stimato che il “rosso” toccherà fino a 140mln di mancati guadagni. Cifra che si traduce anche in qualche migliaio di posti di lavoro in meno. Almeno in questo, una debacle in cui si rispecchia, almeno dal 2008, il nostro Paese.

FONDAMENTI DI SOCCERNOMICS – Partiamo da un articolo pubblicato qualche anno fa – prima del mondiale in Germania del 2006 – sul Financial Times intitolato “Calcio ed economia”, in cui veniva presentato lo studio di due analisti della nota banca olandese Abn Amro. Per i due economisti, “la produttività persa dai tifosi di fronte al televisore per seguire le partite, verrebbe ampiamente recuperata in termini di Pil nel boom degli acquisti stimolato dall’entusiasmo per una vittoria della squadra favorita“. In particolare, affermavano i due analisti, il fenomeno si presenta con più evidenza nei casi in cui a vincere è una nazionale europea. Questo – non tenendo conto dei paesi africani che, finora, un mondiale non l’hanno mai vinto – perché “nei paesi sudamericani il tempo lavoro perso di fronte allo schermo viene considerato superiore in termini di effetti sul Pil all’entusiasmo consumistico per l’eventuale risultato positivo dell’incontro, per via degli orari delle partite in calendario che spesso – specie quando i mondiali si giocano in Europa come pure adesso in Sud Africa a causa del fuso orario – ricadono in pieno orario lavorativo“. Statistiche alla mano e ragionando ex post, effettivamente l’analisi presenta delle verità o, se vi pare, delle “singolari coincidenze”. Se si guardano con attenzione i dati relativi al Pil dell’Italia dopo la vittoria del 1982 si nota che il nostro paese ha raddoppiato il suo prodotto interno lordo nel 1983 passando all’1,4% rispetto al +0,7 del 1982. Analogamente, nel 2007, nonostante già cominciassero ad avvertirsi i primi scricchiolii della bolla finanziaria americana, il nostro Pil è cresciuto del 1,9%. Nel 2006 era stato ugualmente positivo del +1,9%, mentre nel successivo triennio (2008-2010) c’è stato il tonfo che ben conosciamo del -6% (2008 -1%, 2009 -5,1%). E’ probabile che senza i “rumors” provenienti da oltreoceano sul finire del 2007, la crescita sarebbe stata ancora più sostenuta (0,4-0,5% in più) confermando in sostanza la previsione “soccerenomica”.

UNO SPORT PER MOLTI, UN BUSINESS PER POCHI - Simon Kuper e Stefan Szymanski, i due analisti di FT che potremmo definire i “padri” della “Soccernomics”, in vista del mondiale di calcio in Sud Africa hanno affinato i loro studi e li hanno resi disponibili in un libro di ben 336 pagine, titolato ovviamente “Soccernomics” (Nation Books, New York, $14.95). Il libro è ricco di spunti e non riguarda solo il rapporto tra vittoria dei mondiali e crescita del Pil ma fa numerose “correlazioni” economiche tra le economie ed i risultati sportivi dei singoli club. Per quanto riguarda i mondiali, invece, i due economisti si avventurano addirittura in pronostici – come del resto hanno fatto anche alcune delle più importanti banche d’affari di Wall Street – fondati sempre sull’esperienza, diciamo così, empirica della dipendenza reciproca tra sport ed economia. Ad esempio, nel tomo troviamo la spiegazione – sempre a detta dei due analisti olandesi, di cui Szymanski anche con un passato di provetto calciatore – del perché ai mondiali i paesi poveri fanno generalmente peggio di quelli ricchi. Inutile dire che “è per via delle loro condizioni economiche che non permettono ai loro atleti una buona nutrizione, li espone alle malattie, senza contare la mancanza di reti ed infrastrutture“. Sta di fatto, però, che a livello giovanile troviamo che la Nigeria ha avuto più successi del Brasile tra gli under 17 e tra gli under 20 il campione del mondo è il Ghana. La risposta dei due economisti olandesi è che il calcio quando diventa un “business” favorisce il più forte “economicamente”, tagliando, di fatto, il fattore meramente tecnico di base.

MA C’È CHI DICE NO - Scettico sul rapporto di “causa-effetto” alla base della soccernomics è il nostro economista Tito Boeri, del noto sito lavoce.info. Boeri, sempre in occasione della nostra vittoria mondiale del 2006, sostenne dalle colonne de La Stampa di Torino, che la vittoria degli azzurri non avrebbe avuto ripercussioni economiche favorevoli. Nel suo articolo Boeri scrisse: “Ma non illudiamoci: non servirà questa vittoria per la crescita della nostra economia“. Per Boeri quella vittoria sarebbe stata una sorta di “vittoria di Pirro”. Ammettendo – e non è poco – tuttavia che “al massimo si avrebbe un effetto sui soli corsi azionari“, che però “verrebbe riassorbito nel giro di poche sedute di Piazza Affari“. Crescita del Pil e dello stesso indice della Borsa di Milano del 2007 non sembrerebbero avergli dato ragione. Ognuno, ovviamente, tragga le sue conclusioni. Del resto, oramai, il mondiale non possiamo più vincerlo.

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16 Commenti

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  8. Lucia scrive:

    Certamente si avranno delle ripercussioni economiche negative, le quali incideranno anche in altri settori, non solo calcistico!
    Anche se nella sconfitta, i calciatori avranno pur sempre guadagnato bei quattrini, o no? :)

    • Leftorium© scrive:

      Beh Lucia, non è detto. Le ripercussioni ci saranno anche per loro. In termini di ingaggi e di sponsorizzazioni “personali”. Per esempio, Buffon prima dei mondiali veniva quotato tra 25 e 30 mln. Dopo il mondiale, anche a causa del suo infortunio, la cifra si è più che dimezzata. Stessa cosa per i contratti pubblicitari. Pensi che a qualcuno importerà più in quale negozio Chiellini compra la TV a plasma o con quale lametta Cannavaro si fa la barba?

  9. Rado il Figo scrive:

    L’articolo citato del Financial Time da Pietro Salvato mi fa ritornare in mente una delle prodezze dell’ineffabile Blondet, secondo il quale Zidane avrebbe tirato la testata a Materazzi innervosito perché… l’Italia aveva comprato dalla FIFA il titolo mondiale e la Francia doveva perdere.

    Scopo del mega complotto era quello di risanare l’economia italiana attraverso l’entusiasmo che si sarebbe generato dalla vittoria nella Coppa del Mondo.

    Le prove? Ovviamente fenomenali nel puro stile Blondet: un suo amico ammanicato coi servizi segreti internazionali che… l’aveva letto sul Financial Times (e da qui mi riallaccio a quanto sopra)!!

    In pratica il Financial Times analizza che chi vince può sperare in un aumento del pil, e Blondet conclude che l’Italia ha comprato i Mondiali.

    :-)

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