Mafia, Dell’Utri condannato anche in appello. Pena ridotta a sette anni

29/06/2010 - Il senatore del Popolo delle Libertà incassa una sentenza sfavorevole anche nel secondo grado: associazione mafiosa, ma arriva anche l’assoluzione per i fatti successivi al 1992. In arrivo la prescrizione. Il senatore Marcello Dell’Utri è stato riconosciuto colpevole del reato

     
 

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Il senatore del Popolo delle Libertà incassa una sentenza sfavorevole anche nel secondo grado: associazione mafiosa, ma arriva anche l’assoluzione per i fatti successivi al 1992. In arrivo la prescrizione.

Il senatore Marcello Dell’Utri è stato riconosciuto colpevole del reato di associazione mafiosa in appello dai giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo. La pena è stata ridotta a sette anni dai nove del primo grado e dagli undici chiesti dal PM. Il senatore non era presente alla lettura della sentenza. Il tribunale l’ha assolto circostanzialmente dal reato per le condotte espresse dopo l’anno 1992, ma lo condanna al risarcimento delle spese (7mila euro). Su Gaetano Cinà, altro imputato, non si procede per morte del reo.

LA SENTENZA – Il dispositivo della sentenza arriva dopo sei giorni di camera di consiglio, preceduti da molte polemiche nei confronti del collegio giudicante arrivate dal Fatto e da l’Espresso. Ma il ritiro di sei giorni non è un record. In primo grado i giudici del tribunale rimasero in camera di consiglio, per emettere la sentenza di condanna a nove anni di carcere, per 13 giorni: un record. Entrarono in consiglio dopo le ore 13 del 29 novembre 2004 ma avvertirono che l’uscita dalla camera di consiglio sarebbe stata annunciata 24 ore prima. Il presidente del tribunale, Leonardo Guarnotta, lesse la sentenza l’11 dicembre poco dopo le 10.

LE RICHIESTE DELL’ACCUSA - I giudici della seconda sezione della Corte d’Assise di Palermo erano entrati in camera di consiglio nell’aula bunker del carcere Pagliarelli venerdì per la sentenza; in primo grado il senatore PdL aveva avuto 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il sostituto procuratore generale, Nino Gatto, in appello ne aveva chiesti 11. Il processo Dell’Utri è cominciato nel 1997 e nel 2004 è stata emessa la sentenza di primo grado dal Tribunale di Palermo. L’appello è iniziato nel 2006. Le motivazioni verranno depositate tra 90 giorni.

RISCHIO PRESCRIZIONE - Sia il procuratore generale Antonino Gatto sia i difensori di Marcello Dell’Utri, subito dopo la lettura della sentenza hanno parlato della possibilità che la condanna possa cadere in prescrizione. I giudici della seconda sezione della Corte d’appello di Palermo hanno infatti condannato il senatore del Pdl limitatamente alle contestazioni precedenti al 1992. I calcoli relativi alla prescrizione sono estremamente complessi e vanno rapportati ai singoli episodi. La Corte avrebbe potuto applicarla d’ufficio, cosa che però non è avvenuta. I legali di Dell’Utri hanno già annunciato che prima di valutare i termini di un’eventuale prescrizione faranno ricorso in Cassazione, mentre il Pg Antonino Gatto ha detto che per il momento non ci vuol pensare, ammettendo implicitamente che il rischio prescrizione esiste.

TUTTA LA STORIA - Era marzo 1994 quando il nome di Marcello Dell’Utri, all’epoca amministratore delegato di Publitalia, venne messo in relazione con ambienti di mafia. Ne aveva parlato ai magistrati di Caltanissetta il pentito Salvatore Cancemi aprendo uno scenario nuovo sui rapporti tra Cosa nostra, la finanza e la politica: da poche settimane Silvio Berlusconi aveva annunciato la sua «discesa in campo» con Forza Italia. La dichiarazione di Cancemi è stato il primo passo di una vicenda giudiziaria che arriva alla sentenza d’appello dopo 16 anni. Dopo oltre due anni di indagini il 26 giugno 1996 Dell’Utri viene sentito per oltre 11 ore: una «maratona», come fu definita dai giornali, servita a delineare il quadro dell’inchiesta. Da un lato le accuse di vari collaboratori di giustizia, che nel tempo sono diventati 35, e dall’altro la smentita ferma e vigorosa dell’indagato.

IL RINVIO A GIUDIZIO – Per Dell’Utri il rinvio a giudizio sarebbe arrivato il 19 maggio 1997 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. E con lui fu rinviato a giudizio anche Gaetano Cinà, che intanto era stato arrestato. Il processo di primo grado si è aperto il 5 novembre 1997: oltre tre anni dopo l’iscrizione di Dell’Utri nel registro degli indagati. E ci sono voluti altri sette anni per arrivare alla sentenza al termine di un lungo dibattimento (256 udienze) passato attraverso l’esame di 270 tra pentiti, testimoni e consulenti. Tra i testi da sentire c’era anche Berlusconi. Ma una volta (11 luglio 2002) il premier ha fatto sapere di avere impegni di governo e successivamente (26 novembre 2002) si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’otto giugno 2004 i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo hanno chiesto la condanna di Dell’Utri a 11 anni e di Cinà a sette. Dopo 12 giorni di camera di consiglio, il tribunale (presidente Leonardo Guarnotta) ha emesso la sentenza: nove anni al senatore, sette a Cinà. Per entrambi anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e due anni di libertà vigilata.

L’APPELLO – Il processo d’appello è cominciato il 30 giugno 2006 davanti alla corte presieduta da Claudio Dall’Acqa (a latere Sergio La Commare e Salvatore Barresi). Dell’Utri è rimasto l’unico imputato: Gaetano Cinà, l’uomo che lo avrebbe messo in contatto con Vittorio Mangano, era morto il 28 febbraio 2006 all’età di 72 anni. Il dibattimento era ormai avviato verso la conclusione quando il 17 settembre 2009 il pg Antonio Gatto ha chiesto la citazione di Massimo Ciancimino che sulle tracce del padre Vito aveva cominciato a fare dichiarazioni sui rapporti tra mafia e politica. La corte però non ha accolto la richiesta dell’accusa. Oltre a essere un teste «contraddittorio» Massimo Ciancimino non è, hanno scritto i giudici, «di utile rilievo e apprezzamento processuale”.

L’AUDIZIONE DI SPATUZZA – Il dibattimento, però, è stato riaperto per sentire il nuovo collaborante Gaspare Spatuzza che nell’udienza del 4 dicembre 2009 a Torino ha parlato sia di Dell’Utri che di Berlusconi. Spatuzza ha riferito confidenze dei boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano. L’11 dicembre 2009 il primo si è rifiutato di rispondere e l’altro ha smentito Spatuzza. Il 19 marzo 2010 è ripresa la requisitoria del pg, sospesa per i nuovi interrogatori, che si è conclusa il 16 aprile con la richiesta di condanna per Dell’Utri a 11 anni di reclusione. Quello che l’accusa ha chiesto, nelle repliche del 24 giugno, era un giudizio »storico« sui rapporti tra mafia e politica. »Qui non si fa la storia – ha ribattuto il difensore Alessandro Sammarco – ma si giudica un imputato«. La Corte non ha preso in considerazione la ricostruzione di Spatuzza, assolvendo Dell’Utri per le condotte successive al 1992, ma lo ha condannato egualmente a sette anni di reclusione per i rapporti che il parlamentare avrebbe intrattenuto in precedenza con esponenti mafiosi.

(ricostruzione dell’Ansa)

     
 

7 Commenti

  1. giuspe scrive:

    quindi ora Dell’Utri é “ufficialmente” mafioso: se anche la Cassazione cancella sse la condanna per un vizio di forma non potrebbe cancellare il sussistere dei fatti.

    (Dell’Utri = mafioso, Braccio Destro di Berlusconi = mafioso, Co-fondatore di Forza Italia = mafioso)

  2. Pingback: condannato dell’utri per mafia « IFARABUTTI notizie informazione societa'

  3. daniele g scrive:

    giuspe, ancora no… siamo al secondo grado… se lacassazione cancellasse la sentenza, allora non lo sarebbe, almeno non ufficialmente.
    il sussistere dei fatti e i commenti “umani” contro dell’utri e cricca, beh, quelli non hanno bisogno di sentenze per essere espressi.
    maledetto…

    • Blu scrive:

      Tutti collusi, dal Premier all’ultimo dei cittadini. Siamo in un sistema di Amichetti e Compagni di merende nella nostra Bell’Italia.
      Merito a chi ha capito tutto 15 anni fa uscendo con stile dal mare di M……che avrebbe dovuto affrontare se non avesse fondato insieme all’amichetto quello strato movimento/partito di veline e Furfanti, ma comunque demerito a chi non ha sollecitato le coscienze delle persone e la coscienza sociale, facendoci intorpidire con tutta la fuffa mediatica che ci sta soffocando.
      Meditate gente……..meditate…..ora mi faccio una birra !!!!!!

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  5. Ade scrive:

    Scommettiamo che questo cialtrone non si farà nemmeno un giorno di galera?

    Sarei molto, molto felice di sbagliare.

  6. Pingback: Minzolini non lascia, raddoppia: “Dell’Utri assolto”

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