It ain’t over ’til it’s all over

di Nullo

I giochi sono fatti? Non si direbbe. Le primarie statunitensi possono riservare ancora molte sorprese, soprattutto per quanto riguarda le preferenze. E far rinascere le speranze di chi ormai pensava di non averne più.

Vediamo se riesco ancora a convincere qualcuno che, nonostante Obama domani si dichiarerà il vincitore, e nonostante tutto il MSM abbia già spostato la propria attenzione alle presidenziali di novembre contro McCain, non è vero che le primarie democratiche siano finite. Intendiamoci: da domani sarà matematicamente impossibile per Hillary superare Obama nel conto dei pledged delegates: è indietro di 159, e ce ne sono ancora 189 da assegnarsi, dei quali 103 domani tra Kentucky e Oregon. Anche se domani Hillary dovesse ottenere il migliore dei risultati possibili - landslide con un margine intorno al 40% in Kentucky e vittoria di misura in Oregon - da domani sera Obama avrà la certezza matematica del vantaggio tra i pledged delegates.

THE PEOPLE - Ma c’è un’altra maniera più che lecita di calcolare quale sia il candidato con più sostenitori, soprattutto in una elezione così equilibrata: il popular vote. E, surprise surprise, Hillary è davanti in alcuni calcoli del popular vote, e potrebbe finire davanti anche in altri se queste ultime primarie andranno in una certa maniera. Ad oggi, Hillary è avanti di 29,471 voti nel calcolo che include Florida e Michigan ed esclude i quattro caucus che non hanno pubblicato i dati del popular vote: Iowa, Maine, Nevada, e Washington. Ma quello è, in effetti, un calcolo poco significativo, perlomeno perché in Michigan il nome di Obama non era sulla scheda elettorale. Più significativo il conto che include la Florida (dove entrambi i candidati erano sulla scheda elettorale e entrambi i candidati si sono ufficialmente astenuti dal fare campagna elettorale) ed esclude il Michigan. In quel conto, Obama è in vantaggio di 298,838 voti senza i quattro stati di cui non si ha il dato del popular vote, e di 409,060 aggiungendo le stime RCP per quei quattro stati. E qui risiede il nodo che in queste settimane i media hanno deciso di ignorare: non è vero che Hillary non abbia alcuna possibilità di recuperare i 298,838 voti che la separano da Obama in questo calcolo, apparentemente il più lecito e significativo, del popular vote.

NUMBERS, NUMBERS, NUMBERS - Vediamo perchè: in West Virginia Hillary ha ottenuto 147,410 voti più di Obama, vincendo con un margine del 41,3%. Se in Kentucky Hillary ottenesse un risultato simile con una affluenza simile - la media RCP degli ultimi quattro sondaggi la vede in vantaggio del 30,5% (la media degli ultimi tre sondaggi in West Virginia la dava in vantaggio del 35% e come abbiamo visto ha vinto con più del 41) - la stima è che l’ex-first lady potrebbe recuperare ad Obama intorno ai 250,000 voti, considerando il rapporto tra West Virginia e Kentucky sia in termini di popolazione che di numero di pledged delegates. A quel punto, supponendo che in Oregon Obama vinca con margine ristretto, il conto del popular vote senza il Michigan vedrebbe la differenza tra Obama e Clinton scendere sotto i 100,000 voti, e forse addirittura sotto i 50,000 (e tra i 150,000 e i 200,000 aggiungendo le stime RCP per i quattro caucus). A questo punto una larga vittoria di Hillary in Puerto Rico - ampiamente attesa, anche se è stato finora pubblicato un solo sondaggio fatto alla fine di Marzo, 50% a 37% per la Clinton - potrebbe significare che proprio all’ultimo Hillary sorpasserebbe Obama nel conto del popular vote anche senza considerare il Michigan (e anche il conto che include le stime per i quattro caucus sarebbe talmente vicino da essere poco significativo).

WILL THE SUN SHINE AGAIN? - A quel punto Obama, per poter sostenere di essere avanti nel popular vote, dovrebbe ignorare anche i numeri della Florida: ma sebbene ci possano essere argomenti per ignorare la delegazione della Florida (si è votato in violazione delle regole DNC), quegli stessi argomenti non funzionano per il popular vote, nè sarebbe saggio usarli per Obama se volesse lasciarsi qualche possibilità di vittoria nel sunshire state a Novembre. Qui si stima che il margine di Hillary in Puerto Rico potrebbe essere addirittura di 250,000 voti: se si considera che due milioni di puertoricans hanno votato alle ultime elezioni per il governatore, che Puerto Rico è una open primary in un paese nel quale non ci si riconosce nella semplice dialettica GOP/Dems, e che le primarie democratiche sarebbero una occasione unica per Puerto Rico di influenzare la politica statunitense, non è da escludere che vada a votare più di un milione di persone, così che Hillary potrebbe ottenere il margine necessario in termini di voti anche con una vittoria 60 a 40. Se così dovesse essere, anche le prevedibili vittorie di Obama in South Dakota e Montana non sarebbero in grado di compromettere il vantaggio di Hillary nel popular vote. E se il 4 Giugno l’America dovesse svegliarsi con un candidato in vantaggio nel conto dei delegati, e l’altro candidato in vantaggio nel conto più significativo del popular vote, l’endorsement en masse per Obama dei superdelegates rimasti non sarebbe più così ovvio.



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