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Internidi Noantri
pubblicato il 9 ottobre 2008 alle 11:43 dallo stesso autore - torna alla home

Nomadi, anche non volendolo. La vita romana di chi non è di Roma.

Ci risiamo. Dopo le promesse della campagna elettorale, in materia di nomadi a Roma è cambiato poco o niente. Tra una settimana finirà il censimento dei campi a cura della Croce Rossa Italiana, mentre contemporaneamente proseguono gli sgomberi dei cosiddetti insediamenti abusivi. Ma non solo, perché quello che è successo in settimana nella Capitale ha del surreale. Facciamo un passo indietro: prima zingari elemosina bambini Più case, meno roulottedell’estate venne deciso il trasferimento dei nomadi che abitavano in zona Testaccio, in tutto 45 famiglie di Calderari in altrettante roulotte, presso un terreno di proprietà dell’Università di Tor Vergata. La soluzione, assicurò il Comune, doveva essere transitoria e durare una settimana. Sono passati quattro mesi.


LA VERITA’ -
Poi, qualche giorno fa, il nuovo sgombero (o trasferimento). Il campo da via Salamanca è passato in Via dei Schiavonetti, a meno di un chilometro di distanza. Sorpreso dall’operazione anche l’avvocato Fabrizio Consiglio, che sta seguendo da vicino la vicenda: “Di questo trasferimento non ne sapevamo nulla, non ci sono stati problemi nello spostamento delle roulotte, ma il Comune continua a non fornirci una risposta definitiva. Tempo fa ci avevano assicurato che erano stati individuati dei terreni confiscati alla malavita, poi non se n’è fatto nulla”. La notizia dello spostamento ha fatto piacere agli studenti di Tor Vergata che oggi si dicono più tranquilli. L’avvocato Consiglio però continua a denunciare un clima intimidatorio nei confronti delle famiglie nomadi: “Ci sono stati in passato momenti di tensione con i residenti del posto, gli stessi nomadi si sono organizzati in turni di guardia per la propria sicurezza”. Su tutte le furie invece la sezione di Forza Nuova del quartiere, che prima si è presa i meriti dello sgombero grazie alla minaccia di una manifestazione, per poi tornare a protestare.

Daniele Lopolito,
portavoce del movimento d’estrema destra in VIII municipio, non le manda a dire: “Pensano che siamo stupidi? Pensano che la gente sia stupida? Spostare il campo rom da una piazza ad un’altra a meno di un chilometro di distanza è ridicolo, una presa in giro! Da mesi noi di Forza Nuova stiamo protestando perché i vari insediamenti dei rom, sia quelli abusivi che abbiamo scoperto noi vicino al parcheggio del policlinico, sia quelli ufficiali voluti dall’amministrazione capitolina per ripulire il centro della Più case, meno roulotte città, vengano smantellati ed i rom espulsi”. E le proteste sono arrivate anche da Sandro Medici, presidente del X Municipio (via Schiavonettiè una strada di confine tra i municipi): “Trattandosi di un grumo sociale che crea acidità nelle relazioni del territorio, giustamente si è pensato di scaricarlo su un municipio di sinistra, tra l’altro informandoci a cose fatte”.

Insomma, la questione nomadi continua a non avere una soluzione: la politica degli sgomberi già cavalcata dalla giunta Veltroni non fa che spostare il problema da un quartiere all’altro. L’unica speranza di un futuro di convivenza può arrivare dal censimento della Croce Rossa, anche se proprio qualche settimana fa si è registrato un “piccolo” inconveniente: il Casilino 900, il campo più grande di Roma, ha ricevuto poche ore prima dell’inizio del censimento, la visita della Polizia Municipale dell’VIII Gruppo, diretta dal comandante Antonio Di Maggio. Una iniziativa che non ha reso semplici le operazioni successive della Croce Rossa, che come garanzia aveva chiesto di non vedere mai il proprio nome associato a movimenti di polizia. A Roma, nonostante gli impegni presi, continua a non funzionare un effettivo coordinamento sulla questione. Chissà che non abbia ragione Francesco Gaetano Caltagirone:A Roma – ha detto nel suo intervento alla presentazione del rapporto Met Lazio 2008 – ci sono migliaia di immigrati che vivono accampati sulle sponde del Tevere. Dobbiamo aiutare queste persone: o gli diamo una casa, o a Roma sorgeranno le favelas, come in Brasile”. Ce lo vedete il costruttore più potente d’Italia a tirare su case da regalare ai nomadi per la sicurezza della città?

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