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Economiadi Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
pubblicato il 9 ottobre 2008 alle 10:27 dallo stesso autore - torna alla home

Bernanke chiama, Trichet risponde. Le banche centrali tagliano di concerto i tassi d’interesse . Ma il problema è l’interbancario, e così la crisi non si risolverà

È successo l’impensabile: i capi dell’economia monetaria mondiale si sono accordati per tirar giù insieme i tassi. A conclusione di una conference-call Federal Reserve, BCE, Bank of England, Bank of Canada, Banca Nazionale Svizzera e Riksbank (Svezia) – e nonostante alcuni report di banche commerciali escludessero la prossimità di una mossa del genere – hanno tagliato i loro tassi di intervento di mezzo punto, Bank of China di 27 bps (più la riduzione del coefficiente di riserva obbligatoria bancaria), e Bank money tree5 Tutti per uno, mezzo punto per tutti! of Japan ha detto “bravi“, il tutto giusto dopo il taglio di un intero punto percentuale a Hong Kong e in Australia. Anzitutto, perché “impensabile“? Perché BCE, Bank of England, Riksbank e Bank of Australia ufficialmente hanno adottato la cornice operativa dell’Inflation Targeting, che vieta di fare mosse a sorpresa che spiazzino i mercati, e professa l’assoluta coerenza tra fatti e azioni; si sono così clamorosamente smentite e contraddette, tra l’altro solo pochi giorni dopo la riunione mensile della BCE, e questo non può che minare d’ora in poi la credibilità delle loro affermazioni. Le dichiarazioni immediate della BCE sono state del tipo “la recente intensificazione della crisi finanziaria ha aumentato i rischi verso il basso per la crescita e ha diminuito ulteriormente i rischi verso l’alto per la stabilità dei prezzi”. Possiamo provare a darle fiducia, ma allora perché sorprendere il mercato con questa mossa per lo meno teatrale, e non farlo una settimana fa? E poi, perché un allarmante taglio di mezzo punto? Tra l’altro la tensione sul mercato interbancario, misurata dalla distanza dei tassi Libor e Euribor rispetto ai tassi ufficiali (come appena esposto su IHC) pareva inferiore in Europa rispetto che negli USA, il che rende un po’ strana una mossa “omogenea” per queste due aree (e su questo mi metto un po’ in contrasto con l’opinione di Phastidio, ad esempio).

THE SHOW MUST GO ON – Certamente la teatralità di un “fronte comune” alla crisi ha un suo valore in un momento essenzialmente di panico (i titoli finanziari sono andati giù anche a due cifre quasi ad ogni seduta negli ultimi giorni), ma altrettanto sicuramente non era pensabile che la Fed tagliasse esponendo il dollaro (e il debito statale che rappresenta) ad un disastrosa fuga di capitali (tassi Fed all’1,5% possono ormai rendere il biglietto verde la nuova valuta da carry-trade mondiale), quindi per farlo aveva bisogno che i “concorrenti” principali al titolo di valuta di riserva mondiale si “piegassero” allo stesso modo lasciando invariato il cambio con il dollaro; che sia o meno questa la ragione della tempistica, alla fine è successo proprio questo. Se pensavo che la BCE potesse avere la forza di lasciar cadere il dollaro e rendere l’euro il nuovo “faro” delle monete mondiali, sono stato smentito; su Giornalettismo.com s’era detto più volte che l’ultimo trimestre107bd9d1cea Tutti per uno, mezzo punto per tutti!  avrebbe rivelato la vera natura di Trichet, ed ecco a voi! Bernanke chiama – Trichet risponde. Cosa si legge ora dalla BCE? Dichiarazioni come “nell’area euro i rischi verso l’alto per l’inflazione si sono di recente ulteriormente ridotti. Resta imperativo evitare diffusi effetti “di ritorno” [second-round] nella fissazione di prezzi e stipendi” e “la mossa di oggi non deve essere vista come un primo passo in una possibile serie. La situazione deve essere valutata man mano che andiamo avanti”. Ora, questo come può conciliarsi con la dichiarazione dello stesso Trichet (diffusa alle 19:00) di voler “rendere disponibile illimitata liquidità nelle principali operazioni di rifinanziamento”? Illimitata liquidità significa garantire l’operatività del sistema bancario “a ogni costo”, e ogni costo significa “con qualsiasi tasso di inflazione“. La BCE sta decisamente dilapidando il suo asset principale: la credibilità della propria reputazione. Una spia di questo, credo si possa trovare nella reazione del mercato: i tassi IRS (il riferimento per operazioni oltre i 18 mesi) hanno fatto uno spike, cioè sono caduti (di 10/20 bps) per poi ritornare nel giro di un minuto al livello precedente; a fine giornata i tassi fino a 3 anni sono risultati di poco inferiori a quelli di ieri, mentre dai 4 anni in poi sono solo leggermente saliti. Le Borse europee intanto hanno chiuso ampiamente in negativo (verso le 21:00 quelle USA erano leggermente positive, invece). Che sulle aziende, e soprattutto sulle banche, abbiano pesato più le anticipazioni di un secondo trimestre in rosso per la crescita europea, nonostante la prospettiva di una sospensione del criterio contabile del Mark to Market per la terza trimestrale del 2008 (così da far riportare i bilanci in positivo)?

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