di vertigoz
postato alle 16:40 del 9 Ottobre 2008 in Torna alla home

Non sempre i libri che arrivano alla pubblicazione sono di qualità apprezzabile. Anzi, spesso ad essere pubblicati sono dei veri e propri obbrobri, come nel caso di questa blogger poetessa maledetta.

(La rubrica che svela al mondo la turpe realtà sui tanto vituperati “gggiovani d’oggi”. Per scoprire che, magari, se sono tanto vituperati un motivo vi dovrà pur essere. A cura di Vertigoz)

Da qualche tempo collaboro con una casa editrice e ho notato che la gran parte dei manoscritti che arrivano in redazione sembrano essere stati vergati da un oligofrenico cresciuto in un befotrofio. Non parlo solo di quelli che serviranno soltanto a deliziare le serate del redattore e dei suoi amici, con lui che li declama in piedi su una sedia e i fan che hanno crisi isteriche tipo concerto dei Beatles, ma anche di quelli che in un modo o nell’altro finiranno per giungere alla pubblicazione, contro ogni logica che ne suggerirebbe invece la privatizzazione. Nella mia età dell’innocenza editoriale pensavo che scrivere libri fosse una cosa seria, per non parlare poi di pubblicarli. Errore. Scrivere libri è da analfabeti. La gente a modo i libri non li scrive, li legge, e il numero di libri scritti è non di rado inversamente proporzionale al numero di libri letti. Il lettore avveduto sa infatti che quello che vuole dire lui, l’ha già detto qualcun altro, l’ha già detto meglio, e che non c’è alcun motivo al mondo per cui la storia di elfi erotomani che ha nel cassetto debba proprio vedere la luce.

POESIE MALEDETTE - Badate bene che non parlo di scrivere po’ con l’accento o un con l’apostrofo, parlo di gente che ha smarrito il senno sulla Luna, di livelli di subnormalità che renderebbero arduo persino usare un telecomando. La scrittura è infatti l’unica attività per la quale non sono richiesti talenti particolari, neanche quello in questione. Un calciatore deve perlomeno saper calciare, un pilota pilotare, un matador deve saper matare, ma per quanto riguarda gli scrittori, saper scrivere non è assolutamente necessario e in qualche caso persino deleterio. Se pensate io stia esagerando, che stia facendo di tutta l’erba un fascio, vi consiglio di dare una letta a questo blog: www.missmiss.splinder.com. Come ci avverte la solerte proprietaria sarà infatti disponibile a breve nelle librerie il suo “libro di poesie maledette” Croce & Sangue e prossimamente, così temiamo, anche il romanzo Autobiografia di una ribelle. A parte l’assoluta beltà dei titoli (sono un ribelle mamma) ci si potrebbe chiedere in cosa le poesie maledette si differenzino da quelle normali, se ad esempio leggerle attiri su di sé il malocchio, oppure se girandole sul giradischi all’incontrario si possano udire i versi dei Black Sabbath, ma forse la spiegazione più vera è che le poesie maledette sono quelle scritte dai poeti maledetti, come Verlaine, Rimbaud, Baudelaire e giustappunto Missmiss. Ma caliamoci con lo scafandro nella viva prosa della nostra scrittrice-poetessa e leggiamone insieme alcuni testi, per arricchirci interiormente.

Non ero mai stata con un ragazzo di colore, ma la cosa mi intrigava molto. La mia amica mi presentò Omar, un altissimo ragazzo osannato dalla sua cultura.
Una sera lo invito a casa mia.

Già da queste scarne righe si capisce che la ragazza ha talento da vendere. Come non pensare per lei subito a Fazi, Castelvecchi o financo Bompiani? (la vedrei molto bene vicino al cesso, con un mocho vileda in mano). Quest’incipit non ha chiaramente nulla da invidiare a Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Ci piace assai anche il tema poco abusato del ragazzo di colore, e non possiamo non essere contenti per Omar, che è osannato dalla sua cultura. In attesa di ulteriori chiarimenti, che certo non tarderanno a venire, ci contentiamo di immaginare l’intera cultura di Omar (quale non si sa, ma tanto è negro) che gli tributa un meritato osanna osanna nell’alto dei cieli. Che poi mentre si raccoglie il cotone cantare un gospel fa passare il tempo.

Iniziamo a parlare, poi ci accarezziamo  e giochiamo con le nostre lingue a tempo di perla.
Con le sue mani grandi mi accarezza i seni fino ad arrivare ai fianchi, Sento le sue labbra sul mio collo.

Notate che tra l’invito a cena e le lingue incrociate in segno di reciproca stima interculturale sono passate appena due righe. Non sappiamo come siamo arrivati a questo punto ma si sa, Omar non ha mica l’anello al naso, e una bella pollastrella scrittrice e poetessa, non se la fa certo sfuggire. Ci sfugge invece cosa voglia dire “giochiamo con le nostre lingue a tempo di perla” ma siamo certi che si tratti di un ritmo afro-caraibico come la samba e la rumba. D’altronde leggere libri serve anche a imparare cose nuove.

Io iniziavo a muovermi lentamente di piacere, ero cosciente che la notte sarebbe stata lunga.
Volevo esplorare un essere diverso dal mio, una virilità di umana bellezza.

Mentre Omar le tocca i seni e le bacia il collo Missmiss si muove di piacere – balla? – e prende coscienza in un sol colpo della longitudine della notte, strizzando l’occhio al suo collega e affezionato lettore Céline. Voleva solo esplorare un essere diverso dal suo la nostra antropologa della nerchia perché se il piercing fa sangue l’anello al naso ancor di più. E come si fa a resistere ad una virilità di umana bellezza? Laddove la bellezza suina o equina la lascia un po’ algida, lei per l’umana bellezza farebbe follie.

Ci spogliamo
Glielo tiro fuori …..lo aveva lungo e grande…..

Avete presente quando Hannibal Lecter scappa utilizzando come travestimento la faccia di un secondino? Ebbene, il thrilling che si prova per questo passaggio è su per giù il medesimo. Che lui ce l’avesse lungo e grande non potevamo certo immaginarlo, al massimo lungo e piccolo, o corto e grande, ma si sa, questi negroni hanno il ritmo nel sangue e non disdegnano nemmeno di fare due tiri a canestro.

Ed era già duro… non esito un istante e inizio a leccarlo piano piano e poi a succhiare cercando di ingoiare più spazio possibile.

Nel porno scritto lui ce l’ha sempre già duro, lei inizia sempre a leccarlo piano piano. Ma la vera novità, che qui diventa precisa cifra stilistica, è che lei ingoia spazio, come una specie di buco nero, tracima materia e antimateria come un acceleratore di particelle impazzito (“Per piacere, invece di ingoiare spazio, succhiami il cazzo, grazie”).

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