Pomigliano, così perdono tutti. E il piano segreto della Fiat riuscirà
23/06/2010 - Chiuse le urne al Giambattista Vico: sì del 65% degli operai all’accordo separato non firmato dalla Fiom. Percentuali che scontentano tutti gli attori in campo: e il futuro dello stabilimento è sempre più precario. Si è votato, a Pomigliano d’Arco,
Chiuse le urne al Giambattista Vico: sì del 65% degli operai all’accordo separato non firmato dalla Fiom. Percentuali che scontentano tutti gli attori in campo: e il futuro dello stabilimento è sempre più precario.
Si è votato, a Pomigliano d’Arco, in un clima da caserma: durante tutti i turni di ieri la Fiat ha proiettato nei maxischermi aziendali dei filmati motivazionali con l’intento di convincere gli operai a dare il proprio si al piano Marchionne. Dvd con il videomessaggio inviato a tutti i lavoratori, sms in tarda notte su tutti i cellulari degli operai, capi reparto minacciosi che lasciano intendere che un voto negativo (che qui, voleva dire non abbastanza positivo), avrebbe comportato un esito funesto per il loro posto di lavoro. Il si, alla fine, è arrivato: ma non come lo si cercava. “Solo” il 65% dei si, e fa rumore il corrispondente 35% di no, secchi e duri, all’ipotesi Marchionne. E la Fiat ha già fatto sapere che, a questo punto, quasi quasi non vale la pena di trasferire la produzione della Panda a Pomigliano d’arco.
PERDE LA FIAT - Numeri che non soddisfano nessuno, che fanno perdere tutti. In termini d’immagine, in termini concreti, in termini economici. Prima fra tutti la stessa Fiat: innanzitutto in termini di vil denaro, con la Borsa che, stamattina, non riesce a dare fiducia al Lingotto. Mentre scriviamo la quotazione del titolo è in prudente depressione, cedendo quasi un punto percentuale, in attesa di ulteriori comunicazioni. Ed è legittimo pensare a questo punto che la Fiat, come tempo fa aveva ipotizzato anche Guglielmo Epifani, abbia semplicemente “fatto la mossa” per Pomigliano, senza reali intenzioni dietro. Lo testimoniano ulteriormente le prime reazioni degli interlocutori della Fiat, da Sacconi, Ministro del Welfare, che urla: “vengano rispettati gli accordi”; gli fa eco Bonanni, Segretario Cisl, che rivendica il risultato chiaro del voto e pretende i soldi per Pomigliano. Un clima di tensione, da excusatio non petita, dunque, da chi sa che l’ok di Marchionne al rispetto dei patti non era scontato prima, figuriamoci adesso. E quindi, o la Fiat ha fin dall’inizio avuto in mente questa boutade, oppure in questo momento Marchionne è in seria difficoltà: non si promettono 700 miliardi di investimenti se non si ha bisogno di farlo. Evidentemente, lo scambio fra Pomigliano e la fabbrica polacca di Vichy in una logica aziendale reggeva: Pomigliano è più adatto della fabbrica polacca per la produzione della Panda, auto molto più “di massa” rispetto al mercato della Lancia Y, che, nei piani, era destinata alla Polonia.
PERDONO GLI OPERAI – L’interesse della Fiat per Pomigliano è ulteriormente testimoniato dai prossimi passi che saranno effettuati dalla fabbrica torinese. Dal Lingotto fanno sapere che l’operazione oramai è in dubbio, ma chissà, magari la faccia è dura per nascondere un destino diverso dalla chiusura. E’ il famoso piano C ipotizzato da Marchionne negli ultimi giorni: lo scorporo dalla Fiat di una new company che compri e gestisca Pomigliano. Dunque, dopo aver chiuso la fabbrica, formalmente, e aver in questo modo licenziato tutti gli addetti attualmente in organico, la newco riassumerebbe solo gli operai disposti ai ritmi di produzione codificati nell’accordo oggi (quasi) rigettato. E tanti saluti alla tutela dei diritti, alle proteste operaie, alle perplessità sindacali. Davvero, a questo punto, un “prendere o lasciare”: vuoi lavorare? Sono io che ti devo riassumere: queste sono le condizioni, non solo devi accettarle, ma anche dimostrarmi che le rispetterai. E anche qui, una scommessa rischiosa: se la newco non riuscisse a rinvenire una quantità sufficiente di assunti per la nuova fabbrica, che fine farebbe, a quel punto, il lavoro a Pomigliano? Magari, anche questa ipotesi è messa in conto: in questo caso, Marchionne avrebbe davvero la coscienza pulita. Lui ci ha provato, sarebbero questi meridionali che proprio non avrebbero voluto lavorare.
PERDE LA FIOM – Il sindacato esce con le ossa rotte da Pomigliano d’Arco, e per il sindacato intendiamo la Cgil. Gli altri due sindacati confederali hanno messo il bottino al sicuro da tempo, firmando l’accordo e continuando ad osservare la situazione da una prospettiva da “squadra già qualificata”. La Fiom ha scommesso sui no all’accordo, e ha vinto: in questo modo, ha perso. Ha perso perchè la linea dei duri-e-puri ha prevalso, e ora la colpa mediatica e politica del mancato accordo a Pomigliano sarà addossata ai metalmeccanici Cgil. Essi, probabilmente, rivendicheranno una vittoria, sostenendo che i “no” sono stati ben più dei loro iscritti a registro, e dunque che la loro linea è stata premiata: tentando in questo modo di trasformare una vittoria problematica in una vittoria politica personale, da rivendere a fini interni, da sbattere in faccia a Guglielmo Epifani. Come se la Fiom avesse scaricato il peso del dibattito interno al sindacato sui lavoratori di Pomigliano. Ovviamente – a scanso di equivoci – qui non si sta sostenendo che l’accordo proposto da Marchionne fosse perfetto e firmabile a scatola chiusa.
PERDE LA CGIL – E certo Guglielmo Epifani è in difficoltà. La Fiom gli è sfuggita di mano, lui non ha voluto o non ha avuto la forza di fermarli, e i no all’accordo sono effettivamente ben di più degli iscritti delle tute blu. Per il segretario uscente, questa è una gatta da pelare niente male. La leader in pectore, Susanna Camussi, tenta di barcamenarsi come può, definendo quello di Pomigliano un voto “interessante”, aggettivo in se curioso ma scarsamente chiarificatore. La Cgil ora è in serissima impasse, con il Segretario Generale che dovrà spiegare in qualche modo ai suoi partner confederali, Bonanni ed Angeletti, che già reclamano il rispetto degli accordi (da loro) firmati, (ovvero parlando a nuora perchè suocera intenda) come è possibile che una parte del sindacato da lui guidato ha mandato tutto a ramengo. E non sarà facile.
PERDE IL GOVERNO – Ultimo attore sul palco, il Governo. Dov’è? Non pervenuto. Chi ha seguito passo per passo l’accordo di Pomigliano? Dov’è il forte interlocutore istituzionale che pretende dalla Fiat la modifica dei punti controversi dell’accordo e che fa capire alla Fiom che la sua posizione, alla lunga, è indifendibile? Dov’è il Ministro delle Attività Produttive,
Silvio Berlusconi? Non pervenuto. Al momento dell’annuncio degli investimenti su Pomigliano, l’allora Ministro, Claudio Scajola, aveva dichiarato che il Governo avrebbe favorito l’accordo “attraverso gli ammortizzatori sociali”: il che, tradotto, vuol dire “quand’è che ci mettete i soldi voi, così finiamo di metterli noi? Vedete di sbrigarvi.” Ebbene, se l’intento del Governo era di lasciar fare, di non intromettersi perchè tanto i lavoratori avrebbero votato si in massa e la questione si sarebbe velocemente risolta – peraltro, con una sconfitta di quei comunistacci della Cgil – possiamo dire che ora a Berlusconi tocca una grana in più. D’altronde, la faccia scura ed ansiosa di Sacconi che pretende “il rispetto degli accordi” (quali accordi?), parla da se.













@Tetsuo: il caso che ho esposto dell’operaio in finta malattia, è un caso che ho vissuto in prima persona. E non c’è stato provveditore al lavoro che mi abbia dato ragione. “ma c’è lo statuto del lavoratore”….ecco cosa rispondeva, oppure “non si può mettere in dubbio una malattia che viene firmata da un medico”. e a chi dovrei dare la colpa di questo? (sei mesi in malattia sono tanti se hai 7 operai)…ai sindacati e a una certa schiatta di politici che hanno dato ragione ai poveri operai per 30 anni. Politici che io inquadro nella sinistra (con complicità compiacente di tutto l’arco politico).
@lelith: io mi cerco gli insulti? può essere! forse espongo le mie idee in modo inopportuno ma non mi sono mai permesso di insultare apertamente nessuno in questo sito e nei miei commenti. Insulto una categoria di persone (sinistri, gay, sindacalisti, negri, arabi e tutti quelli che volete)….se ve la prendete, è perchè vi sentite chiamati in causa e fondamentalmente pensate di rientrare in quella categoria.
Io penso di essere nazistoide, settentrionale convinto ed estremamente xenofobo. Potete scrivere quello che volete su questi temi e non me la prendo, perchè a me di quello che pensate delle mie idee, ME NE FREGO! (come vi da fastidio quando uso questa frase, nè?)
@Taliesin: forse è meglio che torni alla lettura silente degli articoli, così non spammi con commenti inutili.
Se proprio mi vuoi catalogare in una categoria, mettimi nel cittadino medio (facciamo il 60% di tutti noi?) che quello che pensa dice (e qui scendiamo al 3% di tutti noi), che quello che legge sui giornali lo interpreta secondo la propria visione e non secondo quella che gli danno in pasto tizi a caso che parlano in TV. che si sentevagamente libero di avere le proprie idee su tutto lo scibile umano senza dover avere una laurea per parlarne.
Tante care cose a tutti.
@Hellequin [..LOL..]
A me pare che molti commentatori non abbiano mai messo piede in una fabbrica e non sappiano nulla di come funzionano le cose nel manifatturiero.
La turnazione viene fatta cercando di saturare gli impianti e pianificando i fermi macchina per manutenzione affinche’ non si blocchi la linea produttiva etc. Se un reparto e’ per 3/4 in malattia occorre trovare una soluzione (interinali o spostamento di personale da altri reparti), mica si puo’ fermare lo stabilimento ed andare al mare.
Altrimenti niente produzione > niente consegne > niente pagamenti dai clienti > niente soldi che entrano in azienda
Lettura consigliata
http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/La_Cina_ci_%C3%A8_vicina._Secondo_la_FIOM_%C3%A8_a_Pomigliano_d%27Arco#body
In cui troviamo la seguente citazione:
Leggiamo dal documento Fiat: “occorre definire le modalità per contrastare forme anomale di assenteismo, non riconducibili a forme epidemiologiche”; più avanti: “ad esempio 471 certificati medici presentati per il 16.11.2007 in concomitanza con lo sciopero nazionale …”; oppure i casi di assenza per “permessi elettorali”, come ad esempio i “1.578 permessi dell’aprile 2008 su un organico di 4.544 lavoratori…”
Ditemi come si manda avanti una fabbrica cosi’…il problema e’ l’assenteismo e la scarsa produttivita’ e non mi pare che si parli di pagare di meno. Anzi si mettono soldi sul tavolo (qui il sindacato potrebbe chiederne di piu’ e anche quello il suo lavoro).
Negli anni 70 i miei genitori si rimboccavano le maniche e facevano una barca di straordinari per metter su casa e famiglia, si chiamano sacrifici….lavoro di piu’ per guadagnare di piu’.
Sul discorso diritto di sciopero, qui e’ il sindacato che deve mettere dei paletti con FIAT fermo restando che la paraculata di scioperare contro un accordo sottoscritto e’ una pratica scorretta.
Ma chi è Helloquin, un pirla di buona famiglia, o semplicemente un sofisticato sofisticatore della realtà.
Lavorare produrre per la padria e il nostro duce, fra poco arriviamo a questo.
Diritti io me ne frego, quando sono degli altri, vero hello.