Silvio ha paura del ciellino presidente della Lombardia. Per questo lo vuole nel suo governo. Al posto di Mariastella Gelmini, pronta a tornarsene in Regione sulla poltrona più alta.
Venti dal Nord è una rubrica che ogni settimana raccoglierà rumors e indiscrezioni su come si sta muovendo la politica del Nord. Protagonisti, progetti, novità. Gli estensori fanno parte, a vario titolo, del Popolo delle Libertà
Ogni lunedì Mariastella Gelmini e Silvio Berlusconi si incontrano ad Arcore. Parlano di politica e cose da fare, cose concrete. A Silvio, la Gelmini piace e non poco. Gli piace perché è una tosta, aziendalista, capace di tradurre in atti concreti il premier-pensiero. C’era bisogno di un coordinatore in Lombardia, e lei lo ha fatto, ricompattando il partito e frenando l’espansione formigoniana e ciellina. Servivano idee per il neonato Popolo della Libertà e
lei, ascoltatissima, ne ha fornite in quantità industriale. Prima si è fatta una lunghissima gavetta nelle file di Forza Italia, poi il consiglio comunale di Desenzano, poi quello Regionale finendo come la più votata. Infine l’approdo alla Camera dei Deputati.
OHI MARI’! - Dicono sia la prediletta del duo Bondi-Bonaiuti e, in seconda battuta, è diventata una delle fedelissime del premier. Tanto vicina a Berlusconi da essersi ritagliata uno spazio importante in quei famosi “lunedì di Arcore” in cui il Premier concentra gli incontri con i collaboratori a inizio settimana. E’ stata, come detto, lo snodo attraverso cui Berlusconi normalizzò la sua Lombardia. Stretto nello scontro tra Formigoni e Romani,il partito rischiava di trasformarsi in un gigantesco campo di battaglia tra correnti. E’ stata la Gelmini a sistemare tutto e a ridare unità ed efficienza ad una macchina che altrimenti rischiava di incepparsi. Berlusconi crede molto, in un’ottica strettamente imprenditoriale, ai collaboratori che gli dimostrano cose concrete, anche se di profilo culturale-politico decisamente più basso. E le cose concrete che riguardano la Gelmini sono due: fa egregiamente quel che dice il capo e non và d’accordissimo con Formigoni. Altra cosa concreta, e non di poco conto: Berlusconi vede sempre più Formigoni come un problema. Il leader di Cl non si è mai trasformato in un vero e proprio delfino del Premier ma ha sempre coltivato ambizioni più alte. Prima un ministero, poi la guida del Pdl, poi ancora la quarta ricandidatura a Governatore. Nel mentre, Formigoni si è creato un gruppo di potere fortissimo: Comunione e Liberazione, ma non solo. Ha stretto ottimi rapporti con la Lega, va d’accordo con l’Udc, non è inviso ad
An. Potrebbe essere, potenzialmente, l’unico in grado di sostituire Berlusconi. Perché latore di un progetto più ampio: cattolico, moderato, popolare. E,cosa fondamentale, perché diversissimo nel profilo istituzionale: politico di lungo corso, ottimo amministratore, pragmatico e mai ideologico.
LA SERPE IN SENO - Berlusconi lo ha capito prima di tutti e adesso gioca come il gatto col topo. Deve puntellare ad ogni costo il suo potere e, per farlo, ha bisogno di uomini di fiducia nei posti chiave. Anche a costo di rischiare di perdere. Formigoni è tutto meno che un uomo di fiducia. Ha il profilo perfetto della serpe in seno: bravo, ambizioso e sottodimensionato. Uno con il suo consenso sarebbe vice-presidente del Consiglio in qualsiasi altro paese europeo. Non qui, dove la somma di ambizione e capacità fa si che si venga emarginati. Torna la Gelmini come pietra angolare del progetto: alle prossime Regionali finirà al Pirellone, al posto di Formigoni che si trasferirebbe, armi e bagagli, a Roma. Destinazione: un ministero qualsiasi, probabilmente l’istruzione. Quello della scuola è il ministero a più alto rischio di fallimento: ci hanno lasciato le penne in molti, anche oggettivamente bravi. Potrebbe lasciarci le penne anche Formigoni. Una volta lì, da esterno, senza uno straccio di paracadute parlamentare, al primo scandalo o sciopero generale, alla prima avvisaglia che le cose non vanno, ci vuole niente a sostituire Formigoni con qualcuno di maggiormente gradito ai sindacati. Il governo si garantirebbe, in un secondo, un po’ di pace sociale e il favore al Capo: un altro potenziale leader in rampa di lancio fatto fuori e la garanzia di una leadership quasi eterna. In fondo, se ci pensate bene, Tremonti e Scajola sono stati ridimensionati proprio così: trombati da un ministero, in apparenza per colpa d’altri. In realtà per volere del Premier.

























Formigoni, la serpe in seno del Cavaliere…
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Inglobarlo per amministrarlo…
Teoria romana dell’Impero!
Interessante, lo sapevo astuto er Cesarone ma Paolo ti ringrazio, mi mancava l’informazione sul ciellino.
Dimenticavo: tra la Gelmini e l’illibato non saprei chi scegliere. Forse l’illibato, sì, ma se l’altra sta all’Istruzione non è che ci abbia guadagnato molto.
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ITALY ITALIA
Non è così lineare la questione, a parte che Formigoni ha già detto che si vuol ricandidare nel 2010 in Lombardia, e non so quanto Sivlio abbia potere per vietaglielo (potrebbe benissimo vincere correndo da solo). Dall’altra parte c’è la Lega che ormai ritiene suo diritto la successione lombarda. Non supporterebbe mai la gelimini, loro vogliono Castelli al Pirellone, e se ci arrivano, non se ne andranno più…