18 giugno 2010
“L’azienda sta organizzando una fiaccolata per domani sera precettando i lavoratori alla partecipazione”. È quanto denunciano Maurizio Mascoli e Massimo Brancato, della segreteria regionale e provinciale della Fiom.
Secondo i due sindacalisti “si conferma il pesante clima di coercizione generato dalla Fiat. Emergono le peggiori tradizioni dell’azienda. Il referendum del 22 è illegittimo, il testo della Fiat contrappone lavoro e diritti, i lavoratori sono sottoposti a ricatto, li invitiamo ad andare a votare per evitare ritorsioni individuali“.
LA MARCIA DEI 40MILA - “Ci giunge notizia dallo stabilimento di Pomigliano che l’azienda, attraverso i suoi capi – hanno spiegato – stia organizzando una marcia a favore dell’intesa separata sottoscritta il 15 giugno, a cui tutti i lavoratori sono invitatì a partecipare. Emergono le peggiori tradizioni della Fiat, che ripropone a distanza di trent’anni una marcia dei 40 mila in sedicesimo”. “Del resto ci risulta che in queste ore viene impedito l’accesso allo stabilimento per i soli delegati Fiom della linea 147 (che in questi giorni non lavora) – aggiungono Mascoli e Brancato – mentre non avviene altrettanto per i delegati delle altre organizzazioni sindacali. Così come ci risulta che, non avendo organizzato assemblee per illustrare i contenuti dell’accordo le organizzazioni che lo hanno sottoscritto, per la giornata di lunedì (in cui non è prevista la ripresa di attività produttiva), l’azienda stia invitando volontariamente i lavoratori a presentarsi in stabilimento affinchè possa provvedere essa stessa a tale adempimento”.
REFERENDUM ILLEGITTIMO - La Fiom, nel denunciare “queste cose all’opinione pubblica e riconfermando l’orientamento assunto a tutti i livelli dell’Organizzazione, ribadisce che il referendum del 22 è illegittimo e pertanto il suo esito non è per noi in alcun modo vincolante“. “La Fiom in ogni caso – concludono i sindacalisti – non firmerà il testo sottoscritto separatamente che contrappone lavoro e diritti; i lavoratori sono sottoposti ad un ricatto e per questo li invitiamo ad andare a votare al fine di evitare ritorsioni individuali”.




Il Camerata Marchionne segue la strada già percorsa dal Camerata Romiti.
Prima era giacca e cravatta, ora maglioncino di lana, ma il contenuto è la stessa…
La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d’Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia. (…)
(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d’Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La Fiat ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la Fiom resiste)
“La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)
A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.
Loro pensano che la gente non lotterà per la La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d’Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia. (…)
(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d’Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La Fiat ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la Fiom resiste)
“La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)
A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.
Loro pensano che la gente non lotterà per la La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d’Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia. (…)
(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d’Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La Fiat ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la Fiom resiste)
“La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)
A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.
Loro pensano che la gente non lotterà per la la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo ‘Giorno di Protesta’ dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?
Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.
In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.
E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.
Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.
Lavoratori, è ora di cambiare.”
Pingback: Fiom Pomigliano: la Fiat precetta operai per una marcia
Salve bravi operai,solo bravi va naturalmente per gli operai..Non mollate non lasciatevi abbindolare da promesse dei dirigenti Fiat..c’è già stato un caso simile alla ex Fiat ferroviaria ora in mano agli starnieri in Astom..Votate NO con il no aiuterete a non fare disperdere anni di lotta anche se iveri sindacati sono finiti negli anni 1975-80 dopo solo politicanti..e nel votare no aiuterete a fare lotta in tutti gli stabilimenti Fiat Italiani ed esteri e non solo stabilimenti fiat..ma dei sindacati fate attenzione poichè come già detto NON sono come quelli storici e battaglieri ma fatti di compromessi e firmatari di leggi Biagi..in pratica perenni disoccupati e danno a tutti i giovani…Vi portiamo un esempio appena accaduto qui in provincia di Cuneo precisamente a Niella Tanaro dove purtroppo la televisione e giornalisti non sono arrivati..Questa azienda era italiana si chiamava: FERGRU poi venduta alla francese POTAIN e rivenduta alla multinazionale americana MANITOWOC diventando la: MANITOWOC POTAIN GROVE CRANES GROUP.Qui si sono rivolti alle varie ditte interinali facendo assumere con contratti continui tanti operai con la promesssa che tanti contratti si tramutassero in posti stabili indeterminati..Ma così NON è stato in quanto a scaletta quasi uno ad uno (tattica per non creare gruppo tra gli operai) uno ad uno gli operai sono stati lasciati a casa senza stipendio e con famiglie da mantenere..e i sindacati? qui NON hanno fatto nulla!!!! Anzi si viene a scoprire che la CGIL di Cuneo ha in direzione il fratello che dirige la multinazionale Manitowoc..Conflitto di Interessi???…pertanto nessuna difesa..e tutto passato in sordina senza articoli su i giornali…come pure in sordina è ancora ad oggi a giugno 2010 la notizia veritiera ma sconosciuta di gru qui costruite e poi vendute nel mondo intero SENZA LE COMPLETE SALDATURE !!! CON SALDATURE SOFFIATE (BUCATE) SALDATURE NON PASSANTI IN BISELLATURE!! SALDATORI CHE SALDANO SENZA I VARI PATENTINI DI LEGGE ETC.ETC. il nostro collega Morando scoperse tutto e avvisò tutte le maestranze ma tutto inutilmente le gru vendute ugualmente in queste pessime condizioni con grave pericolo in fattore di sicurezza..!!Insomma cari operai Fiat fate la Vs.lotta e con la Vs.lotta la farete per tutti..i padroni son sempre stati sfruttatori da quando è nato il mondo …fatene conto e attenti però a sindacati odierni più politicanti e bla bla che a veri fatti e a vera lotta..