|

Rita Levi Montalcini e la bufala del Nobel comprato

Con la morte di Rita Levi Montalcini l’Italia, ed il mondo, perdono una validissima scienziata, una persona esemplare ed un premio Nobel rispettato in tutto il globo.

LA SCOPERTA – Ma, legato al nome di Rita Levi Montalcini, vi è anche uno dei casi più controversi legati alla sua attività scientifica ed al premio assegnatole dall’accademia delle scienze svedese nel 1986. Allora la scienziata di Torino vinse il Nobel insieme a Stanley Cohen, suo allievo biochimico, grazie alla scoperta del Nerve Growth Factor, Ngf, conosciuto anche come “fattore di crescita nervoso”. Si tratta di una proteina segnale coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso nei vertebrati indirizzando e regolando la crescita degli assoni, tramite meccanismi di segnalazione cellulare. Tale proteina è prodotta nei momenti rigenerativi e rappresenta oggi la base di studio per trovare la cura ad alcune delle più gravi malattie che colpiscono il sistema nervoso, come la sclerosi laterale amiotrofica, Sla, e il morbo di Alzheimer.

IL TRIONFO – Grazie alla scoperta dell’Ngf, avvenuta negli anni ’50, è stato possibile individuare altri fattori di crescita oggi studiati per la cura dei tumori, in quanto accrescono il tumore stesso. Rita Levi Montalcini venne insignita dell’ambito premio con queste parole:

La scoperta del NGF all’inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo.

L’Ngf venne scoperta nel 1954, quando la Levi Montalcini isolò una frazione nucleoproteica tumorale individuandola nel veleno dei serpenti e nella ghiandola salivare dei topi. Questa si sarebbe dimostrata attiva sul differenziamento, il trofismo e il tropismo di determinati neuroni del sistema nervoso periferico e del cervello. Dopo aver sperimentato che, trattando alcuni topi con un siero anti-NGF, questi presentavano gravi problemi neuroendocrini, dovuti ad alterazioni irreversibili dell’ipotalamo, Rita Levi-Montalcini lo utilizzò per controllare la crescita dei tumori delle cellule nervose.

L’ACCUSA – Tali motivazioni basterebbero da sole per giustificare quello che è stato il successo scientifico della donna torinese. Tale successo venne però offuscato dalle dichiarazioni di Duilio Poggiolini, ex direttore del Servizio farmaceutico nazionale, il quale nel febbraio 1994  rese pubbliche quelle che riteneva le confidenze dell’ex amministratore delegato della Fidia,  azienda farmaceutica per la quale la Montalcini fu testimonial, Francesco Della Valle, il quale sembra avesse parlato di 14 miliardi di lire erogati dall’azienda italiana alla Fondazione per l’assegnazione del Nobel per spingere al successo la Levi Montalcini.  14 miliardi da dividere così: metà alla ricerca, metà all’Accademia.

LO SDEGNO SVEDESE – A tali accuse rispose in maniera sdegnata direttamente la Fondazione Nobel. A protestare fu il direttore Michael Sohlman  “Perché date retta a quel Poggio… come si chiama? Oltre a dire falsità , si vede che non ha la minima idea di come funzioni la macchina dei Nobel. Il premio per la medicina viene assegnato dal “Karolinska”, noi non c’entriamo. Io non so neppure i nomi dei prescelti fino al giorno in cui vengono annunciati. E’ ridicolo pensare che qualcuno porga un assegno alla Fondazione per favorire una candidatura piuttosto che un’ altra. Guardi qui, il nostro capitale ammonta a 2,3 miliardi di corone, quasi 250 miliardi di lire. Siamo gelosi della nostra indipendenza finanziaria”.

E’ ROBA DEL KAROLINSKA INSTITUT – Nils Ringertz, segretario dell’assemblea dell’Istituto Karolinska, è stato ancora più chiaro: “Certo, tutto è possibile. Anche influenzare le nostre decisioni. Ma ci vogliono un sacco di soldi: ben piu’ di 14 miliardi di lire”. Come ricordò all’epoca dei fatti Sohlman il Nobel è fornito dal Karolinska Institut, un’ università medica svedese nella città di Solna, a pochi chilometri da Stoccolma, fondata nel 1810 ed è responsabile del Nobel per la medicina in quanto si tratta di una delle più importanti istituzioni di educazione universitaria in medicina al mondo.

LE INCONGRUENZE – Così vengono smentite rapidamente le parole di Duilio Poggiolini, il quale ricordiamolo, venne  arrestato a Losanna, in Svizzera, per via di una serie di accuse legate a manipolazioni e tangenti nelle procedure di gestione del servizio sanitario. E non è tutto. Secondo la tesi accusatoria, Rita Levi Montalcini vinse il Nobel nel 1986 grazie ad un finanziamento monstre della Fidia, la quale però all’epoca non aveva i soldi per poter fare questa donazione impressionante in quanto prima del trionfo svedese la Fidia aveva un fatturato annuo di 600 milioni di lire, arrivati secondo la Nuova Sardegna a 50 miliardi a fine anni ’70. I soldi, quelli veri, arrivarono solo dopo. Anche volendo, quale azienda potrebbe permettersi di pagare un quarto del suo fatturato in tangenti?

LA STORIA DEL CRONASSIAL – La Montalcini entrò in contatto con la Fidia nel 1975 grazie a Francesco Della Valle. L’azienda di Abano fornì un contributo di 50 milioni di lire alla Levi Montalcini, desiderosa di trovare risorse per la sua Fondazione. La scienziata seguiva i progressi della ricerca interna all’azienda e questa usava la donna torinese come testimonial. Il giorno della vittoria del Nobel la Montalcini ringraziò davanti alla stampa mondiale la stessa Fidia, la quale l’aveva aiutata nelle ricerche. Niente più di un riconoscimento nei confronti di un mecenate, si può dire. In fondo la stessa Montalcini dirà anni dopo, quando Della Valle verrà allontanato dall’azienda, che la sua dipartita rappresenta un danno per l’intera comunità scientifica.

IL MONDO DEL NOBEL – Del resto, come dice un vecchio adagio, senza soldi non si canta messa. Inoltre il Nobel non lo si dà a chi truffa. Certo, a volte sono state registrate delle ingiustizie, vedi la mancanza del riconoscimento per Proust o Joyce. A volte si prendono abbagli come nel caso di Johannes Fibiger, il quale nel 1926 venne premiato per le sue teorie sul cancro rivelatesi poi infondate. Poi certo, esistono anche i donatori, ma in Svezia viene registrato tutto. Un’eventuale versamento da parte della Fidia sarebbe stato iscritto a registro da qualche parte così com’è avvenuto in passato con la Fondazione Balzan o con i cospicui foraggiamenti dell’Imperatore d’Etiopia Haile’ Selassie’ . Se ci fosse un anonimo? Probabile, ma da Stoccolma all’epoca confermarono che non c’era alcun italiano.

MAI SENTITA UNA COSA DEL GENERE – Per vederci davvero chiaro abbiamo provato a sentire l’ex Ministro della Salute Girolamo Sirchia, l’uomo che vietò il fumo nei locali pubblici, e l’Istituto Superiore di Sanità, chiedendo loro se avessero mai avuto qualche evidenza delle parole di Poggiolini. Sirchia ci ha spiegato con estrema gentilezza che non sapeva nulla di questa storia e che questa non era neanche stata affrontata negli anni del suo ministero mentre Anna Mirella Taranto, capo Ufficio Stampa dell’Iss, ha definito queste delle “allusioni” delle quali l’ente non ha alcuna notizia.

LA PANACEA DI OGNI MALE – Probabilmente la Montalcini rimase schiacciata dall’attività politica di coloro che la circondavano e che approfittavano della sua ricerca. La Fidia mise in commercio un farmaco, il Cronassial. Come spiega dica33, il farmaco in questione era un ganglioside estratto dal cervello bovino. Questo venne autorizzato da Duilio Poggiolini in quanto tale prodotto all’epoca della sua distribuzione -e parliamo degli anni ’80- rappresentava un rimedio efficace nel trattamento di “neuropatie periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con manifestazioni infettive tossiche o traumatiche causate da malattie generali”.

FARMACO ALLA RICERCA DI UNA PATOLOGIA – Il Cronassial era il prodotto sul quale Della Valle si era giocato tutto e la vittoria del Nobel della Montalcini rappresentò la rampa di lancio della Fidia. Nei momenti di massima incidenza il prodotto arrivò a rappresentare l’82 per cento del fatturato dell’azienda farmaceutica e divenne il prodotto più venduto d’Italia. All’epoca venne definito addirittura “farmaco alla ricerca di una patologia”, come lo definì Daniele Coen, ricercatore dell’Istituto Negri di Milano in quanto veniva prescritto per tutti i mali. La dimostrazione? La Fidia arrivò a fatturare 420 miliardi diventando la numero quattro delle industrie farmaceutiche.

IL BANDO – I guai per l’azienda italiana arrivarono nel 1989 quando in Germania viene trovata una correlazione tra Cronassial e sindrome di Guillan – Barré, una malattia che porta alla paralisi degli arti e nei casi peggiori la morte. Il farmaco venne così bandito oltre che in Germania anche in Gran Bretagna e Spagna, mentre negli Usa non verrà mai commercializzato. Il farmaco sparì dall’Italia nel 1993 per decisione dell’allora ministro della Sanità Raffaele Costa. Ad opporsi fu solo un uomo: Duilio Poggiolini. A peggiorare le cose il fatto che la malattia scatenata dal Cronassial ha un periodo d’incubazione va da uno a 35 anni.

L’INTERVISTA DEL 2004 – Rita Levi Montalcini non prese mai direttamente le distanze né da Della Valle né dal Cronassial e questo la fece indicare nell’opinione pubblica come “colpevole”. E’ pur vero che la donna fece fatica a riconoscere quello che fu un fallimento della scienza. Sul sito Dmi.unipg.it compare uno stralcio di un’intervista andata in onda su Raitre nel programma “Uomini e Topi” nel 2004 nel quale la Levi Montalcini si dimostrò in difficoltà nel commentare i risultati fallimentari del Cronassial:

-R.L.M: Certo il Cronassial l’ho conosciuto ai suoi tempi.

-Intv: E perché la sperimentazione ha dato risultati che poi non erano?

-A chi, dove e quando?

-Beh, è stato messo in commercio e poi ritirato perché produceva effetti collaterali molto gravi?

-Non mi risulta. Non commento su cose che non conosco! Non mi fate tutte queste domande perché trovo un po’ perdita di tempo.

LA PROTEZIONE DI ANDREOTTI – Un’altra cosa di cui non si può certo ritenere responsabile la Levi Montalcini è rappresentata dal fatto che i tessuti bovini necessari per realizzare il Cronassial non venivano dal Sudamerica ma dal Regno Unito, paese dove poi esplose l’emergenza della Mucca Pazza. Sponsor politico dell’operazione fu, secondo Natalia Andreani, Giulio Andreotti. Andreotti il quale, secondo una ricostruzione di Repubblica dell’epoca, fu l’uomo nei confronti del quale si rivolse Ennio Arengi, ex rappresentante legale della Fidia spa.

I FINANZIAMENTI VATICANI – Arengi confermò di aver offerto soldi a Poggiolini per salvare il Cronassial mentre negò l’offerta di 14 miliardi da parte della Fidia all’Accademia Svedese confermando però che Francesco Della Valle stabilì i finanziamenti della Fondazione Levi. la Fidia, nella sua scuola internazionale di neuroscienza, volle tra il personale docente proprio la Montalcini la quale seguì Della Valle al momento del suo allontanamento dall’azienda di Abano verso la Life Group, dove la donna presiedette il comitato scientifico. Andreotti invece fu chiamato a proteggere il farmaco dalle pressioni provenienti dalla Germania. Assieme a lui dovette impegnarsi anche il Cardinale Fiorenzo Angelini il quale, sempre parole di Arengi, godeva ogni anno di un finanziamento tra i cento ed i 150 milioni di lire per contributi scientifici in Vaticano.

GIOCO DI POTERE – La ricostruzione dei fatti è semplice: Rita Levi Montalcini venne tirata in ballo da Duilio Poggiolini solo perché era testimonial di un’azienda farmaceutica, la Fidia, che vedeva in lei un’elemento di marketing ideale per il lancio di un prodotto per curare patologie neurologiche rivelatosi poi neurotossico. La Montalcini con il passare degli anni prese le distanze dall’azienda, dalla sua politica e dai danni causati:

Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all’industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.

Come dire, siamo costretti a fare patti con il diavolo se vogliamo lavorare ed andare avanti con la ricerca. Insomma, l’esatto contrario di quel “vecchia puttana” regalatole dal masaniello ligure Beppe Grillo il quale si trovò costretto a pagare per via dell’insinuazione del Nobel comprato un totale di 8.400 euro. La Montalcini fu testimonial di una casa farmaceutica che la usò per distribuire un farmaco neurotossico e si trovò invischiata in un’affaire politico tra i più controversi del nostro Paese. E leggere che avrebbe vinto il Nobel perché acquistato da terzi non fa onore né all’Istituto Karolinska né alla scienza italiana. Inoltre tutta la storia si basa su una bufala ulteriore: il Nobel per la medicina non viene assegnato dall’Accademia Svedese, contrariamente a quanto disse Poggiolini. E già basta questo per mettere a tacere qualsiasi teoria complottista.