The A-Team
17/06/2010 - Il fatto che questa settimana ero indeciso se andare a vedere The A-Team o Karate Kid la dovrebbe dire lunga. Si dia (ri)inizio al revival sconsiderato degli anni ’80! La scelta alla fine è caduta su questo film perché, incredibile
Il fatto che questa settimana ero indeciso se andare a vedere The A-Team o Karate Kid la dovrebbe dire lunga. Si dia (ri)inizio al revival sconsiderato degli anni ’80!
La scelta alla fine è caduta su questo film perché, incredibile dictu, dalla rivisitazione 2010 di Hannibal Smith e soci ci si poteva perfino aspettare qualcosa. Sì perché Joe Carnahan, reo di aver consegnato al mondo quella bruttura di Smokin‘ Aces, è in realtà uno che ci sa fare (quando non pensa di essere il Ritchie rincoglionito da Madonna). Vedere Narc per credere: un bel poliziesco, noir a tinte blu, in grado di meritarsi quattro stellette su cinque. Messo tra produzioni e scrittori affidabili può sicuramente esprimere un ottimo potenziale. Non che entrambi gli elementi reggessero per questo A-Team, visto che dietro ci sono i fratelli Scott e lo sceneggiatore di vette della raffinatezza cinematografica quali X-men Wolverine e Codice Swordfish. Però insomma… Non
è che posso andare al cinema sempre col prontuario del critico snob sotto braccio, non trovate?
PRIMA DEL MERCENARIO – Il film è pensato come prequel ideale della serie televisiva girata tra il 1983 e il 1987. Si sostituisce l’Iraq al Vietnam, con un copia-incolla di quelli che ricorda da vicino quello che stiamo vivendo nella realtà, e l’A-Team viene ricomposto. Sono narrate le peripezie di questo quartetto di eroi, dalla loro composizione per caso in Messico fino al congedo con disonore. Tutta la storia ruota attorno a delle matrici che rendono possibile stampare dollari falsi indistinguibili da quelli veri. Attorno a queste piastre e al manipolo di commando ruotano: terroristi da varie parti del mondo, la CIA e Jessica Biel (la cui gnoccaggine appare l’unico motivo per cui debba essere inclusa nel film, visto che non ha un ruolo che non potrebbe essere sostituito da una comparsata a caso della durata di cinque minuti). Ovviamente da tutti gli angoli del globo a dominare sono i piani ben riusciti del mai troppo compianto Hannibal Smith, interpretato da un improponibilmente brizzolato Liam Neeson.
TUTTI ADORIAMO I PIANI BEN RIUSCITI – La prima cosa che salta all’occhio della pellicola è la sua piattezza. Stiamo parlando di un action Hollywoodiano, lo so, ma quanto accade su schermo sembra andare perfino oltre i soliti standard del cinema usa e getta senza troppi pensieri. Prendiamo la caratterizzazione dei personaggi. Basterebbe fermarsi ad Hannibal Smith: praticamente in ognuna delle sue linee di dialogo deve comparire per forza la parola “piano”. E’ un disco rotto incredibilmente grottesco al punto da risultare per forza voluto. Anche gli altri personaggi non sono altro che maschere ben prestabilite e previste dal genere: c’è il matto buffo (che purtroppo non riesce ad esserlo abbastanza quanto dovrebbe, e son certo che Sam Rockwell avrebbe dato la verve richiesta al personaggio), il gorilla manesco con cui duettare negli innumerevoli siparietti comici e il figaccione che conquista le donne. La serie originale non l’ho mai considerata molto, quindi non se se tali maschere siano una trasposizione fedele, sta di fatto che tutto il film è costruito su dei pilastri solidi come condomini. Lo spettatore non è mai abbandonato a se stesso: il fatto di trovarsi di fronte a un costante “more of the same” lo tranquillizza e lo intrattiene senza provocarlo.
L’HANNO FATTO DAVVERO? - Le maggiori provocazioni che subisce sono rivolte alla sua sospensione dell’incredulità. Va dato atto a Joe Carnahan di aver creato quelle che sono ad oggi le scene d’azione più incredibilmente estreme e spettacolari che abbia visto su schermo. Nonché alcune delle idiozie più sorprendenti che si possano desiderare in un pop corn movie come questo. Non posso riportarvele qui perché vale veramente la pena di vederle. Dico soltanto che in questa pellicola si potrà apprezzare da una parte la versione più estrema
mai pensata del gioco delle tre carte, dall’altra il vero e proprio caos totale dell’azione, pur non essendo essa quasi mai particolarmente oscura (ancora una volta si batte sul non complicare troppo le cose per la mente dello spettatore). In questo senso non si può proprio dire che l’A-Team fallisca nel suo solo ed unico intento: quello di intrattenere. Al massimo si può rompere il mutuo patto tra narratore e spettatore (e a quel punto sono dolori), ma ingoiando il rospo dell’incredibile si può uscire dalla sala con un ebete sorriso di soddisfazione.
COSA RESTERA’ DI QUESTI ANNI 80 – Se invece si va a grattare un po’ più a fondo la superficie non si può che rimanere alquanto abbruttiti. The A-Team rappresenta una concezione dell’azione estrema e modernizzata solo nel suo comparto spettacolare, come detto, ma la sostanza manca del tutto. A ben vedere è un action realizzato come se la lezione di Die Hard prima e Hong Kong poi non fosse mai passata. E’ un reset totale al pre-1988. E’ come, per fare un paragone ardito, la Pixar da Toy Story ad Up avesse deciso solo di migliorare la realizzazione grafica dei suoi paesaggi al computer lasciando tutto il resto completamente invariato. Senza pensare a nuovi scenari o a protagonisti differenti o via via più complessi. A-Team continua nella vanagloriosa proposta di eroi assolutamente indistruttibili che avanzano imperterriti e integerrimi nella distruzione di tutto ciò che gli sta attorno, sempre col sorriso sulle labbra. Il buon McClane di fronte a tutto ciò si farebbe una risata coperto di sangue e butterebbe giù una scatola di aspirine. Come ribadito più volte in questa recensione, anche questo è un ulteriore mattoncino di voglia di solidità e di certezze che Hollywood propone ai suoi spettatori. Un bisogno di urlare “va tutto bene, tranquilli” che fa capire quanto questa stabilità sia proprio l’ultima cosa che abbiamo di questi tempi. E trarre alla fine tali amare conclusioni è finalmente la prima sorpresa regalata da questa caciaronata che risponde al titolo di The A-Team.













Pingback: FO5 Blog » Blog Archive » The A-Team
beh…ma allora sono riusciti a rendere l’ A-team come nella serie TV
era esattamente così…il matto, il figo, il bruto che ha paura di volare e quello dei “piani ben riusciti”. con azione spettacolare (per l’epoca) e storie che di reale avevano ben poco.
forse sono i film d’azione alla Die Hard (che adoro) che sono nati ispirandosi alla serie A-Team. per cui se alla fine del film sei nell’ordine:
-soddisfatto per la caciaronata che hai visto
-stupito dall’azione
-ti sei fatto due risate con Murdock e P.E.
…allora è davvero l’A-Team
Beh altra cosa, non deve MAI morire nessuno. Nell’Ateam potevano sparare per giorni e mai nemmeno un ferito.
vero!
anche nelle scazzottate non c’era mai neanche una goccia di sangue…eheheheh!!!
Qua invece è più o meno un’ecatombe (anche se…
)
Hai scritto un (bel) articolo senza (quasi) spoilerare, e lo fai nei commenti?!
Comunque, come dicevano hellequin e calvin, l’A-team era così… un telefilm per bambini dai 6 anni in su, fondamentalmente. Come (quasi) tutti i telefilm di quel periodo, celebri erano le scene delle macchine che saltavano da trampolini nascosti con dinamiche e traiettorie improponibili per simulare impatti con oggetti di qualsiasi tipo…
Esagerato sotto ogni aspetto, una caricatura continua. Quindi se hanno mantenuto questo spirito, direi che non hanno snaturato l’essenza della serie originale (anche se vedere neeson al posto peppard, e i tizi sconosciuti al posto di benedict, mr. T e schultz sarà difficile da digerire
)
Non ho detto chi come e quando, non ti preoccupare