di Luca Vinci
postato alle 11:58 del 8 Ottobre 2008 in EconomiaTorna alla home

I leader Ue hanno detto no a un Fondo europeo, e Berlusconi con la Merkel ha fatto l’ennesima figura da cioccolataio. Ed ecco perché il premier e Tremonti invece ci puntavano tanto

L’Ecofin di ieri, così come la riunione del G-4 a Parigi di sabato, si sono conclusi nell’unico modo possibile (data la situazione politica europea): ognuno per sé, BCE per tutti. Perché l’idea del fondo europeo proprio non andava giù a paesi come la Germania, nei quali dietro le banche c’è un mondo industriale forte in grado di reggere la crisi. E proprio non va ad Angela Merkel di costituire un fondo per salvare le banche francesi. Il sistema Italia è simile a quello tedesco, l’economia si regge più sulla manifattura che sulla finanza, le banche sono meno esposte alla crisi finanziaria americana e anche noi quindi dovremmo essere felici che ogni Paese pensi a se stesso. I leader europei hanno quindi detto no a Roma, Parigi ed Amsterdam e hanno invece concordato una serie di azioni: “primo, gli interventi dovrebbero essere rapidi e temporanei; secondo, verrà riposta particolare attenzione agli interessi dei contribuenti; terzo, gli azionisti dovranno sopportare le conseguenze; quarto, i governi dovrebbero essere in condizioni di cambiare il management; quinto, i governi potrebbero avere il potere di intervenire sulle remunerazioni. Sesto, il legittimo interesse dei concorrenti deve essere protetto, in particolare attraverso le norme sugli aiuti di Stato“. 

L’ACCORDO IMMAGINARIO - Invece il premier Silvio Berlusconi domenica al Lido di Milano dichiarava che sabato a Parigi aveva “proposto di varare un fondo europeo, un fondo del 3% del Pil“. Nel frattempo la Merkel dichiarava che “lo Stato garantirà i depositi privati” (strada che seguiranno tutti i Paesi europei) e lunedì alla conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio Berlusconi ha ribadito che “ogni Paese deve giudicare le proprie responsabilità“. Confermando così il suo no al fondo europeo. Conferma che fa seguito ad altre conferme di domenica notte, da parte della Francia e della Germania, che assicurano che “non c’è una proposta per un fondo del genere” e non c’è “alcun cambiamento rispetto alla dichiarazione diffusa sabato“. Insomma, non solo Francia e Germania dicono no al fondo europeo, ma addirittura sabato non è stato proposto alcun fondo.

SOLO L’ITALIA - Tutto è partito dal fatto che Berlusconi ha dichiarato non solo che Francia e Germania sarebbero propense per un “” al fondo europeo (di cui tra l’altro non c’è traccia nei resoconti della riunione di sabato), ma che anche la Gran Bretagna ci starebbe pensando. Simili dichiarazioni sono passate “quasi” inosservate nel tumulto delle Borse, ma Angela Merkel non può permettersi di andare contro la Bce col voto federale ormai prossimo (fine 2009). Persino la decisione tedesca di garantire i conti correnti, i conti di risparmio e i depositi a termine dei cittadini tedeschi, passa attraverso alcune precisazioni. Prima di tutto si tratta di una dichiarazione politica a cui non farà seguito alcuna iniziativa legislativa, un segnale per dare fiducia ai cittadini, misura che si limiterebbe ai depositi delle banche al dettaglio. Non ci saranno dunque problemi per quanto riguarda gli effetti sulla concorrenza in Europa. Se una dichiarazione politica è stata fatta con simili precisazioni, nel timore di ricevere una strigliata dalla Bce, si immagini le remore della cancelliera rispetto ad un fondo europeo che rischierebbe di far pagare alla Germania un eventuale piano di salvataggio europeo. Insomma, l’unico Paese a volere il fondo europeo sembrerebbe proprio l’Italia, ed è un desiderio così forte da spingere il nostro Presidente del Consiglio a immaginarsi approvazioni e sostegni da parte degli altri governi. Così, nonostante le smentite ufficiali, Berlusconi non si arrende, e secondo alcune agenzie di stampa avrebbe dichiarato che, tra lunedì e martedì, al vertice dei ministri dell’Economia e delle Finanze della Ue che si tiene a Lussemburgo, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti proporrà l’istituzione del fondo e che il piano ha il sostegno di Germania e Francia.

(AF)FONDO EUROPEO - La Francia è sempre stata vaga rispetto al fondo, per lei l’importante è assicurare il credito alle piccole e medie imprese. La Germania invece è sempre stata contraria all’istituzione di un fondo. Ma allora perché l’Italia, che non ha una situazione finanziaria a rischio, insiste a istituire il fondo? Non credo sia perché abbia accettato l’invito ad agire scritto da un nutrito gruppo di economisti. Gli stessi economisti che Tremonti vorrebbe tacessero, ma che avevano in buona parte previsto i pericoli che hanno poi portato alla crisi, restando però inascoltati dai politici. Costoro chiedevano ai Paesi dell’Ue un’azione politica decisa, per evitare una paralisi del mercato del credito. Ritenendo gli interventi nazionali o coordinati caso per caso non sufficienti, chiedevano un’azione europea sulla “ricapitalizzazione del settore bancario, attraverso l’iniezione di fondi pubblici o attraverso la conversione obbligatoria del debito in capitale azionario“.

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