Aumentano le esportazioni, ma la domanda interna è bloccata. Gli alti tassi a cui sono legati i mutui a tasso variabile e la riduzione del potere d’acquisto dei salari rendono difficile prevedere una soluzione. Ma di chi è la responsabilità?
Il saldo commerciale dell’Italia rispetto al resto del Mondo a Marzo registra un deficit pari a 545 milioni di euro, in netto peggioramento rispetto al deficit di 130 milioni registrato a Marzo 2007. Le esportazioni hanno registrato un meno 4 per cento, segno positivo delle importazioni con un più 2,5 per cento. Mentre il dato trimestrale riguardante i primi tre mesi del 2008 è in positivo, registra infatti un attivo pari a 670 milioni di euro, anche se inferiore di circa 100 milioni rispetto al primo trimestre 2007.
IL PESO DEL PETROLIO - Nel primo trimestre il saldo dei nostri scambi col resto del Mondo è risultato negativo per un ammontare di 5,1 miliardi di euro, tuttavia se si considera al netto del passivo di 16 miliardi segnato da petrolio e gas naturale i nostri scambi segnerebbero un risultato positivo per quasi 11 miliardi. Scendendo nei dettagli delle voci, il primo trimestre si è concluso con le esportazioni salite del 5,4 per cento sullo stesso periodo del 2007 e l’import in crescita del 4,4 per cento. Riguardo le esportazioni, le vendite al di fuori dei nostri confini hanno registrato aumenti generalizzati in tutti i settori, a partire dai prodotti petroliferi raffinati, in aumento di quasi il 30 per cento sull’anno precedente, si sono registrati rialzi al di sopra del 10 per cento anche per prodotti alimentari, bevande e tabacco, seguiti poi da macchine e apparecchi meccanici. Riguardo le importazioni, al di la dell’andamento positivo dei prodotti petroliferi e minerari, entrambi in crescita di circa il 30 per cento, è da segnalare la crescita dell’11,3 per cento dei prodotti dell’agricoltura e pesca, seguiti dagli alimentari, bevande e tabacco a un piu’ 8,7 per cento. Segno meno di gran parte delle altre voci, in particolare per energia elettrica, gas e acqua il calo del 22,6 per cento e per i metalli a meno 8,5 per cento.
PROBLEMI E CONTRADDIZIONI - Occorre evidenziare due dati importanti e divergenti, quello sul primo trimestre di quest’anno e quello sul mese di Marzo. Il dato del primo trimestre è buono dal lato delle esportazioni, siano cresciuti un po’, anche se non abbastanza. Tra l’altro la crescita si è avuta più nei confronti dei Paesi extra Europa che di quelli europei. Il mese di Marzo invece segnala un problema, abbiamo registrato una diminuzione delle esportazioni di quasi il 7 per cento sui Paesi Ue e di quasi il 4 per cento in totale.
Questo significa che andiamo bene fuori dall’Europa, molto meno in Europa. Con l’euro forte ci si aspetterebbe il contrario, perché invece c’è questa situazione? Il fatto è che ormai il cambio non è più un problema, le strutture produttive nazionali sono estremamente integrate e globalizzate, per cui l’effetto del cambio si diluisce fra beni intermedi importati che costano meno ed esportazioni che diventano più care. Ragion per cui è molto più influente il reddito, la crescita dei Paesi nel determinare la domanda. Una parte consistente delle nostre imprese mostra una buona capacità di esportare anche in queste condizioni. La vera variabile non è quindi l’euro, ma la capacità dell’impresa di aggredire i mercati. La Germania ad esempio è partita bene, i dati recentemente rilasciati sull’economia tedesca sono rassicuranti, e fanno sperare sulla capacità della Germania di tornare ad essere la locomotiva d’Europa, tuttavia lo deve soprattutto alle esportazioni non certo alla domanda interna.
E LA DOMANDA INTERNA? - La crescita in Germania, come pure le vendite in Italia, sono spinte più dalle esportazioni che dalla domanda interna. C’è chi da’ la colpa di questa situazione alla Bce, che secondo loro non considera due importanti fattori: l’aumento del tasso Euribor e la riduzione del potere d’acquisto dei salari. In realtà, la Bce, nonostante non agisca sul tasso di sconto per evitare una crescita ulteriore dell’inflazione, tra l’ultimo trimestre 2007 e il primo trimestre 2008 ha immesso nel sistema interbancario e creditizio un grossissimo quantitativo di liquidità. Il problema è che le banche e gli istituti finanziari non conoscono il grado di rischio né delle proprie attività né di quelle detenute dagli altri istituti. La conseguenza dell’aumento della sfiducia anche nei rapporti tra le banche fa si che queste trattengano tutta questa liquidità e non la mettano a disposizione del mercato interbancario.
SOLDI, SOLDI, SOLDI - Riguardo gli stipendi, in Italia il potere d’acquisto dei salari diminuisce dal 1992, più di quanto non avvenga nel resto d’Europa, ma è comunque una situazione generalizzata. Su questo fronte la Bce è molto chiara, il buon funzionamento del mercato del lavoro è essenziale per rafforzare la crescita e la competitività delle economie dell’Eurozona. Nei Paesi europei in cui la competitività è diminuita o dove resta alto il tasso di disoccupazione, è importante che gli aumenti salariali non esauriscano totalmente gli incrementi di produttività, in modo da fungere da incentivi alle imprese alla creazione di nuova occupazione. In questo contesto il consiglio esecutivo della Bce raccomanda di evitare comportamenti che rafforzino la rigidità salariale e portino ad accordi salariali non ottimali. Ne è un esempio l’indicizzazione dei salari nominali sull’indice dei prezzi al consumo chiesta dai sindacati. Occorre far ripartire i consumi interni e qui la risposta la dovranno dare non la Bce, ma i governi nazionali e la responsabilità delle parti sociali.



























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Keynes allo stato puro.
[...] Continua a leggere » Ultimo articolo su AltroveDetassare gli straordinari? Non è così utile - 16/05/2008 Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web. [...]
[...] economica rallenta, l’inflazione cresce, e tutto questo impone una crescita dei salari esclusivamente in presenza di crescita della produttivita’. In questa situazione diventano insopportabili gli iper-compensi dei [...]
@ Prometeo:
Mi era sfuggito il tuo commento.