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Quando internet fa male

Non solo innovazione e sviluppo. Internet rischia di creare una generazione di bambini senza capacità pratiche e creatività: l’accusa è del noto inventore inglese Travor Bayliss, l’uomo conosciuto per aver creato la “wind-up” radio (quella alimentata dal semplice movimento di una manovella per alcuni secondi, ndr). Ma non è certo il primo ad aver denunciato i pericoli di un uso eccessivo del web: nel maggio del prossimo anno sarà l’ “American Psychiatric Association” ad inserire i “disordini psichiatrici legati all’abuso di internet” nel “Diagnostic and statical Manual of Mental disorders”. Ovvero nel testo sacro della psichiatria. Per la prima volta, quindi, si parlerà di vera “patologia” da abuso di Internet.

PICCOLI ZOMBIE CRESCONO – In un’intervista al Daily Mail, il più conosciuto tra gli inventori inglesi e mondiali ha spiegato come il pericolo per le prossime generazioni sia quello di una specie di “morte cerebrale”. “La Google generation si affida totalmente al web per qualsiasi ricerca, non utilizza più la propria creatività e abilità”, ha denunciato Baylis. In pratica, troppo tempo davanti agli schermi fa male alla crescita dei ragazzi. L’inventore punta invece sui kit del Meccano, in grado, secondo lui, di offrire competenze preziose ai bambini. Intanto, in tutto il mondo la dipendenza da Internet è ormai diventata una vera patologia. Come ha spiegato anche l’associazione americana di psichiatria.

PATOLOGIA – Non ha fatto certo scalpore l’annuncio che nella prossima edizione del D.S.M. – il Diagnostic and Statistical Manual Desorder, che classifica le malattie mentali – che uscirà nel maggio del 2013, includerà tra le patologie psichiatriche anche l’IAD, l’Internet Addiction Desorder. Ovvero la malattia della “dipendenza da Internet“. Per molti il DSM è una sorta di Bibbia della psichiatria. In base agli studi, per comprendere chi è affetto da  “net-dipendenza” è possibile osservare sette tipi di sintomi: il bisogno di trascorrere molto tempo sul web per raggiungere obiettivi e soddisfazioni di carattere personale, avvertire disinteresse per la realtà circostante, senso di ansia quando non è possibile accedere al web. Ma anche impossibilità a uscire dalla Rete, accedervi con ritmi inusuali, anche se con evidenti problemi fisici.

ABUSI – Se per molto tempo ad essere denunciato era stato soltanto l’uso del web per attività come il poker on line o la pornografia, adesso a finire sotto processo è tutta la Rete, se si accede in modo ossessivo e ed eccessivo. Certo, la dipendenza da sesso virtuale mostra ancora numeri preoccupanti: i siti porno potrebbero provocare turbe della sfera intima, fantasie e impulsi ossessivo-compulsivi, secondo le ricerche della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams). Tanto che a rischio sarebbe un giovane uomo su due, circa il 60% dei ragazzi tra i 19 e i 25 anni avvicinati dal progetto di prevenzione andrologica Androlife.  Ben 4 mila sull’intero territorio italiano. Ma a preoccupare non è più soltanto questa dipendenza, ma quella da Internet in generale.

TERAPIE – In base alle stime, nel nostro paese sarebbero circa tre milioni gli internet-dipendenti : non solo adolescenti, ma anche molti  under 40. Persone che trascorrono davanti agli schermi del pc fino a 18 ore al giorno (con un minimo di 8) e che spesso denunciano di soffrire di “disordini psichiatrici”. Tra questi anche le dipendenze da relazioni virtuali e da eccesso informativo .Ma di net-dipendenza si può guarire. In Italia, nel 2009 è stato inagurato al Policlinico Gemelli un ambulatorio ad hoc, diretto da Pietro Bria, con l’obiettivo di curare le patologie legate alla dipendenza da internet. Una “disintossicazione” che viene curata in tre fasi: dal colloquio con il paziente, alla ricerca del disturbo psicologico, fino all’inserimento del soggetto in gruppi di riabilitazione, con tanto di  terapie psicologiche e farmacologiche. Eppure, potrebbe bastare un po’ di prevenzione, come spiegano diversi medici. E di formazione, soprattutto nelle scuole: perché Internet resta uno strumento indispensabile, che va però usato con cautela.

(Photocredit: techaddiction.ca)

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