“Ragionare solo di alleanze utili” – Intervista a Walter Veltroni

16/06/2010 - Il Pd è “un italian dream da costruire con pazienza e soprattutto da condividere con milioni di italiani”, Berlusconi un “leader più uso alla gaffe o all’aggressione verbale che al ragionare politico”. Con l’ex segretario del Partito Democratico parliamo di

     
 

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Il Pd è “un italian dream da costruire con pazienza e soprattutto da condividere con milioni di italiani”, Berlusconi un “leader più uso alla gaffe o all’aggressione verbale che al ragionare politico”. Con l’ex segretario del Partito Democratico parliamo di questione morale, intercettazioni, legge elettorale, nuovi scenari possibili nell’agone politico

Parliamo di “questione morale”. Le ultime vicende di cronaca dimostrano come quello della corruzione sia purtroppo un problema più che mai vivo. E spesso si fa confusione tra battaglia per la legalità e giustizialismo. Quali regole interne o precauzioni dovrebbero darsi i partiti per garantire ai cittadini che i loro rappresentanti non siano cattivi esempi? Cosa dovrebbero fare all’emergere degli scandali?

La ‘questione morale’ non è un problema da affrontare a giorni alterni, quando c’è uno scandalo o un arresto o una inchiesta giudiziaria. Questione morale significa, in primo luogo, confidare nella Politica quale strumento di convivenza civile, di governo della res publica, di sviluppo della società. Se la politica è questo, e non un ‘risiko’ per adulti, allora la ‘questione morale’ non esisterà più come problema, perché il senso comune ci farà avvertire la politica come un servizio per gli altri e non un privilegio per se stessi. In quanto alle regole, il PD ha delle ottime regole interne, di massima trasparenza e chiarezza, e mi pare che nei pochissimi casi in cui esponenti del nostro partito si sono trovati sotto inchiesta, i comportamenti siano stati molto rigidi e corretti, arrivando alle dimissioni dai pubblici incarichi. Attenzione, però, perché si possono riempire i partiti di regole, ma esse non serviranno a nulla se l’habitus è quello del potere predatorio, del prevalere dell’egoismo e dell’interesse individuale sull’interesse comune. Le regole sono importanti per garantire l’integrità della politica, ma fondamentale è che l’intera società condivida una comune tensione nel rigettare, come negativi corpi estranei, coloro che si arrogano il diritto di servirsi dei luoghi e di piegare gli strumenti della politica a fini d’arricchimento personale.

Il testo sulle intercettazioni approvato al Senato ripropone la questione della libertà di informazione perché scarica sui giornalisti molte, troppe responsabilità di una eventuale fuga di notizie dalle stanze dei tribunali. Sono previste sanzioni fino a 450.000 euro per gli editori. Lei, da giornalista e politico, quale crede sia la soluzione migliore per impedire (se ce n’è bisogno) che, ad esempio, indagati vengano anzitempo avvisati di un provvedimento a loro carico attraverso la stampa?

Mi pare che le regole ci siano già, forse andrebbero in parte modificate, migliorate, per meglio tutelare la privacy e per impedire linciaggi mediatici che nulla hanno a che vedere con la giustizia. Ma da qui a ciò che sta facendo questo governo, ce ne passa. Abbiamo davanti una legge sulle intercettazioni che vuole mettere le manette non ai delinquenti ma ai magistrati e alle forze di polizia; una legge che imbavaglierà l’intero mondo della comunicazione e dell’informazione, dalle inchieste giornalistiche al cinema, dalle trasmissioni tv di attualità al mondo dei blogger.

Il Porcellum e le sue liste bloccate garantiscono vita lunga al centrodestra, così come è attualmente strutturata la coalizione berlusconiana. Attenersi alla vocazione maggioritaria del Pd con questi presupposti è senz’altro complicato. Non crede che sia il caso di insistere su una impostazione fortemente bipolare solo quando sarà introdotto di nuovo il collegio uninominale?

Ragionare di sistemi elettorali precipiterebbe questa intervista in una sorta di labirinto cretese… Diciamo, invece, che la barra della nave del PD deve puntare sulla vocazione maggioritaria non perché essa sia un dogma, ma perché è lo strumento per dare corpo al progetto politico del PD e renderlo vincente. Ho già detto che non possiamo chiuderci in un’identità parziale o in sterili conservatorismi, altrimenti non saremmo il Pd. Dobbiamo ragionare di alleanze utili, ma non deperire a poco a poco alla ricerca di alleanze difficili o peggio impossibili.

Fini non finisce di marcare le sue distanze da Berlusconi e dal berlusconismo. Casini prepara il partito della Nazione. Di Pietro nelle settimane scorse ha aperto alla Lega sul federalismo fiscale in una conferenza stampa con Calderoli. Si tratta di posizione prese anche nell’ottica di un prossimo stravolgimento del quadro politico?

Fare previsioni in politica è forse più ostico che azzeccare una sestina al superenalotto, dunque limitiamoci a osservare che i lenti sommovimenti della lunga stagione democristiana del dopoguerra sono diventati, dopo il 1989 e dopo ‘tangentopoli’, movimenti tellurici che sempre più frequentemente ci aprono nuovi scenari politici. E questo avviene non solo per giochi di potere, ma perché la politica cambia mentre cambia anche la società, e oggi ci sono mutamenti veloci e continui non solo in tanti settori, ma anche nelle opinioni, nel sentire comune. E’ importante non lasciarsi suggestionare dall’immediato. Ad esempio, sarebbe sbagliato giudicare Fini in base al suo essere più o meno “anti-berlusconiano”, un aspetto, questo, privo di reale spessore politico, mentre trovo molto più interessante cercare di capire se il tentativo di Fini e della sua fondazione sia rivolto al futuro prossimo, alla creazione d’una destra seria, d’anima europea, lontana dai populismi televisivi o dalle modeste comparsate d’un leader più uso alla gaffe o all’aggressione verbale che al ragionare politico.

Veltroni è pronto ad una nuova scalata al Pd?

Non ci sono scalate da fare, perché non il PD non è una montagna con una vetta da raggiungere un po’ prima degli altri. Il Pd è una straordinaria avventura umana, un grande progetto riformista e di profonda innovazione, ed è anche il luogo politico che da sempre avevo in testa, quello in cui sempre ho creduto, quasi fosse un italian dream da costruire con pazienza e soprattutto da condividere con milioni di italiani. E allora lasciamo perdere le scalate, e chiediamoci, invece, che cosa ognuno di noi – dal circolo alla sede nazionale – può fare davvero per rendere sempre più vicina la meta, non come una vetta da scalare in solitaria ma come un grande traguardo da raggiungere tutti insieme.

     
 

3 Commenti

  1. lelith scrive:

    ma ancora apre bocca sto fallito? dopo che è riuscito a perdere tutto quello che si poteva perdere ha il coraggio di venire pure a blaterare? finchè gli oppositori di berlusconi saranno di persone del genere il nano pelato può dormire sonni tranquilli che questo paese resterà tutto suo.

  2. zeta scrive:

    fallito w dalema e w la torre

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