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pubblicato il 12 giugno 2010 alle 08:51 dallo stesso autore - torna alla home

Dopo le polemiche il comico affida al giornale di Padellaro e Travaglio una replica in forma di intervista. Che però i dubbi sulla storia li fa aumentare.

lut thumb Luttazzi al Fatto: Io non copio, cito. E voi siete tutti ignorantiE’ difficile che rimanga negli Annali del giornalismo italiano come la più completa intervista “antipatizzante” nei confronti di un personaggio che deve delle risposte all’opinione pubblica, quella realizzata da Ferruccio Sansa per il Fatto Quotidiano a Daniele Luttazzi, nella quale il comico “spiega” le sue ragioni in merito al video che lo accusava di aver copiato interi repertori e sketches di comici americani e inglesi.

NEL METODOSansa, ex Secolo XIX e Repubblica, è un ottimo professionista, anche se su internet è rimasto famoso per aver dedicato un intero articolo sul quotidiano diretto da Ezio Mauro ai Bonsaikitten (uscito nel febbraio 2002), i gattini rinchiusi in bottiglia che facevano gridare all’orrore gli amici degli animali poi rivelatasi una bufala bella e buona. Il Fatto, invece, distribuisce un dvd degli spettacoli di Luttazzi in abbinamento al giornale da qualche tempo, ma la circostanza non è ricordata nell’articolo né nelle didascalie. Il testo completo, in attesa di vederlo sull’Antefatto, potete leggerlo qui con tanto di commenti di Ntvox, il blogger che ha raccolto e confrontato il repertorio dei comici stranieri e di quelo italiano. Nell’intervista Luttazzi comincia subito con una bugia, quando risponde “Nessun giornale mi ha chiesto davvero cosa è successo” alla domanda sul perché non abbia spiegato prima le circostanze: tutti in privato, e in pubblico anche l’Unità, hanno proposto interviste sul punto, che il comico ha preferito non fare preferendo rispondere a chiunque con la “replica ciclostilata” degli ovvi motivi pubblicata un po’ ovunque. Poi si comincia con la finta ammissione: “E’ vero, copio, lo dico da anni, e lo faccio apposta, per motivi precisi. Non ho mai nascosto nulla. Dov’è la notizia?“. La notizia, direbbe uno maligno, è nel fatto che in un sacco di risposte private ad email di richiesta spiegazioni ha invece sempre negato le circostanze, e in alcune occasioni pubbliche (intervista a Repubblica) ha allo stesso modo negato. Questa circostanza non viene ricordata dall’intervistatore.

LE CINQUECENTO BATTUTE – Dice poi Luttazzi a proposito delle 500 battute che lo accusano di aver copiato: “Sono molte di meno, di mie ne ho scritte a migliaia. Ma i numeri, usati a fini di scalpore, sono irrilevanti: nessuna battuta di quelle che cito è plagio, sia perché invito a scoprirle (non è plagio se è dichiarato, è un gioco intellettuale), sia perché si tratta di calchi o di riscritture con variazioni e aggiunte, procedimenti legittimi. Buona parte del repertorio di David Letterman, ad esempio, si fonda su calchi di vecchie battute di Johnny Carson , aggiornate alla bisogna. E l’aggiornamento di una battuta generica (calco) è già un potenziamento, amplificato dall’inevitabile allusione al precedente. È l’arte del comico“. E qui, per la controreplica, non avendo avuto la possibilità di averla dall’intervista, la affidiamo al blog Ntvox: “Le battute (riconosciute come copiate) sono circa 250-260 al momento. Alcune però sono monologhi di 10 minuti, come il pezzo dei dinosauri di Izzard. Se ne aggiungono ogni settimana almeno 8-10. Sono tutti plagi. E anche questo per confermarlo basta fare una omparazione dei testi”. E poi si ricorda che alcune battute “riprese” sono di prima del 1996, quindi precedenti alla “Caccia al tesoro” usata come giustificazione e indetta nel 2005.

I GIORNALI DI DESTRA? – Nell’intervista si raggiunge il massimo della fregnaccia quando si dice che in prima fila tra gli accusatori ci sono i giornali di destra. Cosa falsa, perché è vero che Massimiliano Lussana del Giornale qualche tempo fa, e Libero ieri hanno dedicato alla storia degli spazi, ma questi sono stati infinitamente più irrilevanti rispetto a quelli utilizzati da Repubblica e l’Unità, che hanno riportato i fatti in maniera molto più circostanziata e, almeno in un caso, chiedendo repliche all’interessato. Mai arrivate. Tutte queste circostanze sono pubbliche, ma Sansa nell’intervista non le ricorda per chiederne conto a Luttazzi. Quindi si arriva al punto dell’io-so’-io e voi-nun-sete-un-cazzo, dove, in perfetto stile Marchese del Grillo, Luttazzi spiega che gli attacchi sono frutto dell’ignoranza, perché non tengono conto della semiotica, dei ruoli attanziali, della comunicazione comica e via circostanziando: “Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché non esiste messaggio senza contesto. Il contesto guida l’interpretazione, sia inducendo attese che renderanno la battuta più o meno sorprendente, sia aggiungendo significati altri che permettono risate aggiuntive. [...]Secondo, perché quello che fa scattare la risata non è tanto il contenuto della battuta, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. [...] Ogni modifica tecnica, anche minima, può quindi migliorare una battuta. [...] Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke”.

“SIETE VOI CHE NON CAPITE” – Anche qui replicare è abbastanza facile: il cambio di contesto è un passaggio obbligato in molte delle battute sotto accusa, visto che molte sono state fatte attingendo da società e politica americana; è anche vero che in molti casi sono stati copiati intere parti di monologhi e sketches, spesso attuando una ricontestualizzazione minima (tredicenni al posto di minorenni, Betamax al posto di Commodore 64). Davvero basta questo per attribuirsi una patente di verginità, e sentirsi in diritto, in molti casi, di non citare nemmeno la fonte, anche quando questa non è di “grandi comici americani conosciuti da tutti”? Pure questa domanda non viene fatta. Poi c’è l’argomento “tecnologico”, la cui reale valenza e intenzione è stata perfettamente spiegata dalla stessa fonte del messaggio (e il comico, dopo averla linkata sul suo blog, ha deciso di farla sparire quando ha letto meglio).

LE DOMANDE CHE MANCANO – Dopo aver detto di sentirsi come un professore giudicato da un branco di ripetenti, il comico entra poi di diritto nel novero di quelli per i quali ogni critica fa parte di un complotto contro il criticato, un club il cui fondatore è tessera numero Uno rimane il “nemico pubblico” del Fatto, Berlusconi: “Non sarà l’ultimo attacco. Ma qualcuno si è chiesto almeno chi è l’autore del video anonimo che diffama il mio lavoro. Perché è stato diffuso con un’azione così capillare?“. E qui l’intervistatore dimentica sia di rilevare la stronzata detta che di fare la domanda ultima e più importante. Nell’ordine: non c’è stata per niente una diffusione capillare: da quando il video è stato pubblicato per la prima volta su Youtube, Facebook e altri servizi di hosting, capillare è stato soltanto il numero di reclami effettuati dalla Krassner s.r.l. di Daniele Luttazzi per chiederne e ottenerne la rimozione. E sinceramente non se ne capisce mica il motivo, se è vero che per Luttazzi il video non scopriva niente di nuovo. In più, il comico ha continuato nelle sue difese a sostenere l’esistenza di due reati: la diffamazione e la violazione del copyright. A parte tutte le considerazioni giuridiche sulla sussistenza delle accuse, sarebbe stato giusto chiedere da parte di Sansa a Luttazzi se lui ha denunciato Repubblica e Unità, che hanno hostato il video, reclamando la presenza di uno o entrambi i reati. Perché se lo ha fatto, allora ne vedremo delle belle, specialmente se, come è probabile, alla fine a soccombere in giudizio sarà proprio lui. Se invece, come è altamente probabile, non lo ha fatto, allora anche le prime pretese di rimozione del video erano infondate. Purtroppo non sapremo mai come è andata su questo punto. L’unica cosa certa è che Luttazzi usa lo spazio dell’intervista per non rispondere su tutta la serie di questioni, o di farlo soltanto in maniera parziale, e che il giornalista non gliene chiede conto. Pazienza. Se questo è l’ultimo atto della vicenda  – in attesa di una presa di posizione oltreoceano, che pare sia in arrivo – la tragedia si chiude nel modo più triste: con la morte del protagonista.