Esteri

Se l’Africa rinasce intorno ad un pallone

11 giugno 2010

Oggi, partono i mondiali di calcio in Sudafrica. Al di là dei luoghi comuni abbiamo scoperto un continente vivo che, dati economici alla mano, grazie alle sue immense risorse naturali ed umane comincia a dare importanti segni di ripresa.

Sull’Indipendent Paul Vallely, in occasione dell’avvio dei mondiali di calcio in Sudafrica, ha tracciato un quadro assai lontano – e perciò edificante – dagli stereotipi classici sul continente africano. Un continente vivo. Certo, con enormi problemi ma anche con una gran voglia di riscatto e di speranza. Quella stessa speranza che nell’opulento Occidente comincia invece a mancare.

LO STADIO DI MANDELA - Non lontano da Soccer City, lo stadio dove oggi ci sarà le cerimonie di apertura di Coppa del Mondo 2010 in Sud Africa, si trova il centro commerciale Maponya. Vi si possono acquistare occhiali da sole Versace, mangiare del sushi o fumare un sigaro Havana da 30 euro. Poco più in là c’è un concessionario Audi. Eppure, questo non è un elegante sobborgo “bianco” di Johannesburg. Questa, oggi, è la nera Soweto. Lo stesso stadio è un simbolo di questo cambiamento. Costruito all’epoca dell’apartheid come stadio destinato ai neri, è stato proprio qui che oltre 100.000 sostenitori di Nelson Mandela si sono radunati per festeggiare la sua liberazione dal carcere e lo sbriciolarsi del regime segregazionista. L’ammodernamento della grande struttura è durato tre anni. Oggi è uno stadio moderno, funzionale da far invida a molti impianti europei. A suo modo il simbolo della rinascita di questo paese che, come abbiamo già raccontato in questa inchiesta, per un mese sarà certamente al centro degli sguardi del mondo intero.

UN GIOVANE VECCHIO CONTINENTE - Per molti nel resto del mondo, l’immagine più comune dell’Africa è quella di un continente senza speranza. E’ un luogo di malattie, carestie, povertà, corruzione e guerra. C’è del vero, ovviamente, ma c’è anche dell’altro che non riesce quasi mai a valicare i soliti stereotipi. Europa ed Africa oggi restano ancora due mondi agli antipodi. Non solo benessere diffuso contrapposto alla povertà più dura ma anche il “nostro” vecchio mondo impantanato nelle sue crisi valutarie, i deficit nazionali, la spogliazione delle risorse naturali e il costante invecchiamento della popolazione, contrapposto al “loro” giovane vecchio continente, con gli immensi giacimenti minerari e le riserve di petrolio, le troppo sottoutilizzate risorse agricole, le enormi potenzialità per sfruttare il sole, il vento e l’acqua per le energie rinnovabili ed i biocarburanti a cui fa da corollario una popolazione fiorente di giovani desiderosi di lavorare. Negli ultimi anni la crescita economica in Africa è salita a più del doppio di quella del mondo sviluppato – in media il 6% tra il 2003 e il 2008. La sua inflazione e il suo deficit di bilancio sono in diminuzione. Le sue riserve di valuta estera sono cresciute del 30% dal 1990. Ed i suoi debiti nazionali hanno registrato un netto calo. Proprio l’opposto di quanto è avvenuto (e continua ad avvenire) nel nostro ricco ed opulento Occidente. A partire dal 2000, il commercio e gli investimenti esteri sono quadruplicati. Sempre più spesso le vecchie dittature stanno venendo sostituite da giovani – per quanto spesso deboli ed instabili – democrazie. Oggi, si contano almeno 30 regimi democratici rispetto alle sole 5 democrazie presenti alla fine della Guerra Fredda. Non si segnalano grandi guerre negli ultimi 5 anni e secondo i dati dell’OCSE riportati nell’African Economic Outlook gli ultimi episodi importanti di tensione civile nell’Africa sub-sahariana sono diminuiti di un terzo tra il 2004 e il 2008.

LA NUOVA FRONTIERA - La stabilità politica è aumentata. Telecomunicazioni, banche, e vendita al dettaglio sono fiorenti. Le costruzioni sono in piena espansione. Gli investimenti in infrastrutture ed educazione stanno spianando la strada a ben 200 milioni di africani verso il mercato dei beni di consumo. “L’Africa - scrive Vallely – sta diventando la nuova frontiera economica“. Oggi, dopo la grande la crisi finanziaria globale, c’è una forte domanda di risorse africane a cominciare dalle sue materie prime. Le riforme da parte dei governi africani hanno fatto dei loro paesi luoghi migliori per fare affari. La riduzione del debito concordato dal G8 a Gleneagles nel 2005, si pure lentamente, sta permettendo di spendere per la costruzione di scuole, ospedali, centrali elettriche, gasdotti ed agricoltura. Su scala globale, sono proprio diversi paesi africani a guidare la ripresa economica. “Il rallentamento economico in Africa sub-sahariana sembra destinato a essere fortunatamente breve“, dice l’ultimo rapporto del FMI. “Il recupero è in corso in tutta la regione“. Questo perché, grazie alla riduzione del debito e l’aumento degli aiuti, i governi africani sono riusciti a mantenere stabile la spesa – “le politiche macroeconomiche anticicliche“, per usare un gergo del FMI – così le loro economie non sono scivolate nella recessione. Il fatto poi, che questi paesi non erano integrati nell’economia mondiale – di solito un freno allo sviluppo in Africa – ha impedito gli effetti più nefasti del contagio della crisi finanziaria globale.

AFRICA “BUSINESS-FRIENDLY”- Ma ciò che colpisce di più di questa grande ripresa “nera” è “il come” sta avvenendo. Infatti, oltre alle tradizionali “fonti” economiche di ricchezza troviamo anche nuove voci che stanno portando sviluppo. Nel continente africano troviamo il 10% delle riserve mondiali di petrolio, il 30% delle riserve minerali del mondo, l’80% del cromo e del platino – e gran parte del coltan e dell’uranio.

7 commenti a Se l’Africa rinasce intorno ad un pallone

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  7. Ogni tanto anche il buon salvato scrive un bell’articolo :)

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