La nuova brillante idea brianzola per coniugare soldi e gloria? Buttare nel cesso arte e storia.
Monza conta tra i suoi più importanti edifici la Villa Reale, capolavoro del Piermarini, già casa vacanze dei re d’Italia, prima che l’anarchico Gaetano Bresci, avendo nel loro cuore i brianzoli il germe della libertà, facesse fuori Umberto I appena fuori casa. La Villa Reale di per sé è magnifica, e suo prezioso ornamento sono i giardini, ricchi di piante rare, e il Parco di Monza, il parco
recintato più grande d’Europa. La Villa da decenni conosce il degrado e l’abbandono, ma questo triste oblio chiedeva che l’edificio fosse opportunamente rivalutato con il contributo di tutti. E invece cosa ha fatto la bella giunta monzese, così attenta alla cultura? Semplice, l’ha svenduta ai privati, ai quali la regala per nove anni per la miseria di quattro milioni di euro. Be’, direte, almeno si prende qualcosa per riempire le casse esauste del comune. Magari fosse così. No, il privato dà quattro milioni di euro e noi ce ne mettiamo 19, e sottolineo diciannove, dove per noi si intende chi paga le tasse, chi lavora, insomma ogni cittadino di questa parte produttiva del nord.
GIOCONDA DRINKS COCA COLA – Bella roba. Si fa un bando per assegnare l’appalto dell’impareggiabile edificio che qualsiasi stato al mondo si terrebbe stretto e trasformerebbe in museo, e poi a chi vince si chiede poca cosa e si danno tanti soldi. Per far che? Per farsi i cavoli suoi con un’opera d’arte, ovviamente. Come se il papa prendesse i Musei Vaticani e li cedesse alla Telecom per un decennio per farci una centralina telefonica, come se la sala della Gioconda fosse data alla Coca Cola per farci un gazebo di distribuzione bibite. Non credo che Benedetto sarebbe d’accordo, e nemmeno il direttore del Louvre. Invece qui si brinda a questa cessione, alla ratificazione della volgarità, alla brutalizzazione del patrimonio artistico per scopi biecamente commerciali. Che ce ne importa del patrimonio artistico, visto che c’è la crisi? Non è meglio farlo fruttare in qualche modo piuttosto che lasciarlo lì abbandonato a se stesso? Patrimonio vuol dire che vale tanti soldi, artistico vuol dire che è bello: forse esso meriterebbe qualcosa di meglio che diventare un centro congressi o una spa o il diavolo che se lo porti. E poi, già che appunto c’è la crisi, non possiamo stringerci intorno a ciò che di valore ci resta per consegnarlo a chi verrà dopo di noi così come l’abbiamo ricevuto e forse anche un po’ meglio invece di buttarlo via così incautamente?
PESCECANI IN VILLA - La cautela è finita in pattumiera, insieme alla decenza, al decoro e alla misura, belle virtù che non interesseranno alla banca che presterà i quattro milioni al vincitore delle nostre spoglie opime. Alla banca interessano la Villa e i diciannove milioni, così come al fortunato locatario. Raramente ho provato un tale senso di rabbia e di sconfitta, come oggi che so che un simbolo viene buttato ai pesci (cani) per intrallazzi vari e tristi. Sì, dicono che è un bene, che rientra nei piani per il rilancio del turismo, che chi non è d’accordo è perché è statalista e stalinista, che l’economia riparte anche così e che viviamo nel migliore dei mondi possibile. Diranno tante altre cose e che noi un giorno capiremo i veri utili e disinteressati motivi che hanno spinto a tale arguto gesto. Sarà, ma io dico che un popolo che fa commercio del proprio retaggio non merita nemmeno spiegazioni, ed è per questo che non ci vengono date. Io dico che ciò che abbiamo tolto ai re che ci dominavano e depredavano e che abbiamo reso bene comune e democratico deve essere considerato non si dice sacro e intoccabile, ma importante, tanto importante da pensarci bene prima di alienarlo. Tutto qui. Che poi si voglia sacrificare sull’altare dell’Expo del 2015 la Villa tanto amata da noi monzesi magari sarà anche una grande idea imprenditoriale, ma a me sembra frutto di pensieri piccoli, lontani dai concetti di Arte e Democrazia, ma molto vicini a quelli di Profitto e Approfitto. Così, cara opera del Piermarini, anche tu vai a ramengo con la Scala, l’altro capolavoro del grande architetto. Bisogna che l’arte si rassegni, infine, perché questa è la nuova ragion si Stato. Scusate se non ho un bel finale da scrivere. Mi viene solo da piangere, vedendo il nulla che avanza.



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La bella pensata del FAI: una colata di cemento sul brolo della Villa dei Vescovi. Ci faranno forse feste e matrimoni, o un parcheggio.
http://www.villadeivescovi.net/FAI_villa_dei_vescovi.htm
Hai ragione, siamo allo schifo.
“brutalizzazione del patrimonio artistico per scopi biecamente commerciali” hai centrato in pieno.
E il FAI ha diffidato chi ha resa pubblica la vicenda
http://www.villadeivescovi.net/FAI_pressioni.htm
Siamo alla pazzia.