Ieri Benedetto XVI, nel bel mezzo di una giornata di panico epocale per le Borse di tutto il mondo, ha deciso di parlare di economia, dichiarando: “Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine. Lo ricordi chi costruisce solo sulle cose sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi. Solo la parola di Dio è una realtà solida”. Ora, non per essere scortese nei confronti del Santo Padre, ma se è così poco attaccato al soldo,
perché allora – lo racconta Curzio Maltese ne “La questua” – la Chiesa allo Stato costa “il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione, altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità”, e poche altre bazzecole per un totale di quattro miliardi di euro? Voglio dire, se i soldi per lui “sono niente”, non potrebbe smollarne qualcuno a noi, che qui – essendo infinitamente più materialisti, ci scusi del peccato – ne abbiamo un tremendo bisogno?
Ma forse siamo noi che fraintendiamo. Il Papa potrebbe semplicemente star facendo capire agli italiani che dall’altra parte del Tevere i loro depositi potrebbero trovare un approdo sicuro, in un momento in cui le banche italiane appaiono – per mera cronaca borsistica – un pochino insicure. Infatti, rileggere con attenzione cosa ha detto: “Solo la parola di Dio è una realtà solida”. Non a caso la parola “soldo” deriva da “solidum“. Ancora oggi si usa dire “ne risponde in solido“, cioè coi quattrini. E quindi, siccome loro la “parola di Dio” la monetizzano, ecco perché poi il Papa dice che è solida! Oppure ancora, e in ultima e più probabile ipotesi, potrebbe essere successo come mi ha suggerito un lettore ieri: “Dare aria alla bocca e sparare fankazzate non costa niente. E alla gente che si caga sotto dala paura fa sempre una buona impressione, tipo ancora della salvezza. post scriptum: carine però le scarpine rosse, neh?“. Ecco, mi viene poco da aggiungere.
Ma passiamo ad altro. A pagina 5 del quotidiano L’opinione del 4 ottobre si legge questa lettera aperta a Sergio Romano, editorialista ed ex ambasciatore, in titolata «Romano lascia la rivista dell’Eni» e firmata da Dimitri Buffa:
“caro Sergio Romano,
qualche tempo fa l’agenzia Italia ci dette notizia della sua presenza, non a titolo gratuito, nel board di una nuova prestigiosa rivista Eni. In buona compagnia con Lucia Annunziata.



Egregio Sig.Nicotri,
Non capisco il suo strale contro Buffa che attacca il piccolo e presunto conflitto di Romano e non il gigantesco e palese conflitto di Berlusconi. Buffa mica voleva attaccare i conflitti tout court ma, essendo un attivista del movimento sionista da lei citato, unicamente quello che lede l’immagine e mina (a suo avviso) l’incolumità del popolo di cui parla. Che c’è di sbagliato in questo?
Per quanto riguarda la prima parte mi trova perfettamente d’accordo, già ieri leggendo i giornali online ero qui che mi chiedevo quando avrebbe chiesto esplicitamente di aumentare gli oboli che stanno più al sicuro in canonica i nostri soldi.
Le auguro una buona giornata!!
ill.mo direttore, La ringrazio per l’ ispirazione che le Sue parole mi infondono.
andrò a portare immediatamente i miei soldi alla banca vaticana dove saranno al sicurissimo
“Non a caso la parola “soldo” deriva da “solidum“.”
A tal proposito, non va neppure dimenticato che pecunia (denaro) deriva da pecus (pecora). E i cattolici sono il gregge del Signore, i sacerdoti sono i pastori. I pastori sono quelli che mungono le pecore e le tosano. Perchè dunque stupirsi?