10 giugno 2010
Dopo aver raggiunto il suo massimo storico (185 bps) pochi giorni fa, il differenziale tra i nostri BTP ed i bund tedeschi è nuovamente sceso di 25 punti base. Le nostre banche si sono mosse ed hanno fatto ingenti acquisti. Ma su suggerimento di chi?
Ne parlavamo giusto ieri, come si è soliti dire, “tra le righe”. “Il differenziale fra i titoli decennali di riferimento italiano e tedesco prosegue nella sua rapida discesa, portandosi al di sotto dei 160 punti base, dopo il picco dell’altrieri sopra i 185″. Una discesa di 25 punti base rapida e repentina, forse pure troppo… tanto che qualcuno sospetta che, dietro i massicci acquisti effettuati nelle ultime ore da diversi istituti di credito italiani ci sia una “manina” ben più potente. Ma di chi? Proviamo a scoprirlo procedendo con ordine.
I TEDESCHI FANNO LA DIFFERENZA – Pochi giorni fa, quando il differenziale (il famoso spread) tra i nostri BTP ed i Bund tedeschi si allargava fino a quota 185 punti base, a molti sono tremati i polsi. Infatti, più si allarga questo spred rispetto ai titoli tedeschi più diventa instabile o, se vi pare, finanziariamente a rischio il titolo dell’altro paese comparato. Tanto è vero che Fabio Panetta, capo dell’Ufficio e servizio studi di congiuntura e politica monetaria della Banca d’Italia, chiamato in audizione dalla Camera dei Deputati sul cosiddetto Decreto “salva Grecia” – il provvedimento di legge che stanzia la nostra quota (quasi 15 mld di euro, previsti in più tranche) di partecipazione all’operazione predisposta dalla UE e dall’FMI, per stabilizzare la finanza pubblica del paese ellenico – ha provato ha rassicurare i parlamentari e soprattutto i mercati finanziari internazionali. “Nella situazione attuale – ha spiegato Panetta - il ‘flight to quality’ favorito i titoli tedeschi in misura netta, forse anche eccessiva, comprimendone i rendimenti su livelli che potrebbero risultare bassi alla luce degli andamenti correnti e attesi di crescita e inflazione”. In sostanza, L’ampliamento del differenziale sarebbe dovuto “principalmente” alla discesa del rendimento del Bund per effetto del cosiddetto fenomeno ‘flight to quality’, ossia dello spostamento degli investimenti verso gli asset considerati meno rischiosi. Sarà così, però come si spiega il calo repentino di 25 bps nel giro di poche ore? E poi, cosa ha spinto le nostre banche a fare acquisti così imponenti di nostri Titoli di Stato?
NON C’È DA PREOCCUPARSI, DICONO - Secondo il dottor Panetta “Un altro indicatore di tenuta del mercato italiano è dato dal rapporto tra il volume dei titoli domandati e il volume dei titoli offerti dal Tesoro. Tale rapporto nel 2010 è stato sostanzialmente in linea con gli anni precedenti, 1,57 contro 1,66 nel 2009 e 1,60 nel 2008″. Insomma, l’oscillazione che ha portato lo spread ai massimi sarebbe sostanzialmente immotivata. Eppure c’è stata. Lo dicevamo anche in un altro articolo, con riferimento al CDS, al Credit default swap i mercati finanziari nutrono molti dubbi sullo stato della nostra Finanza pubblica. I motivi sono molteplici. Certo, il nostro enorme fardello del Debito pubblico, il ritardo nel varo delle riforme capaci di incidere profondamente ed in modo strutturale sui meccanismi di spesa, ma anche una certa scarsa credibilità del nostro quadro politico. Del resto – e l’abbiamo ricordato qui - anche il fatto di presentare da parte del nostro governo previsioni macroeconomiche “ottimistiche” che poi, puntualmente, alla prova dei fatti sono state smentite, ha accentuato la diffidenza degli operatori finanziari, specie quelli internazionali.



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In una realtà sovietica le banche non esisterebbero, in quanto lo stato regola l’economia.
La forma di produzione sociale in cui lo Stato e l’impresa si fanno corporazione per eliminare i diritti dei lavoratori si chiama fascismo.
Ma questa realtà non è né sovietica né fascista. Sotto il fascismo la componente statale aveva pari dignità rispetto a quella privata.
Questa realtà rappresenta la naturale evoluzione assolutistico-monopolista della monocrazia capitalista.
Il capo di governo è un imprenditore. Il maggior partito di governo è un’azienda. I ministri che non sono imprenditori son perlopiù baldracche prone all’imprenditore. La commistione è totale. Il confine tra imprenditoria e Stato non esiste più.
Il libero mercato non esiste perché il capitalismo puro è il primo e più acerrimo nemico del libero mercato.
Quindi mi chiedo: come cazzo si può parlare di sovietizzazione del nostro sistema-Paese? Possiamo perfavore renderci conto che la realtà che stiamo vivendo non ha assolutamente nulla a che fare con i soviet e con l’URRS? Che dici, Salvato, ce la facciamo? Ce la fai?
A volte mi domando se su Giornalettismo non ci si renda conto che parlare di tendenze sovietiche del governo Berlusconi e parlare dei rettiliani, delle scie chimiche, delle madonne che lacrimano, è esattamente la stessa cosa.