
LA BATTAGLIA DEMOGRAFICA - Oltre che Gerusalemme, è questo il nodo cruciale del conflitto israelo-palestinese, oggi. Secondo le statistiche del governo israeliano, il tasso di natalità fra gli ebrei ultra-ortodossi raggiunge i 7,6 figli per donna, pari a tre volte il tasso di crescita media della popolazione all’interno dello stato ebraico. La strategica realizzazione del piano coloniale ha negli insediamenti la sua punta di diamante. I palestinesi si trovano di fronte ad un dato di fatto: le colonie sono vere e proprie città (molto più ricche e organizzate) che si raccordano a Israele attraverso una rete protetta ed esclusiva che rende il territorio palestinese frammentato e disgregato. È possibile creare uno stato in assenza di una contiguità territoriale?
THE WALL - Abraham Bet Yehoshua, uno dei più importanti scrittori israeliani in un’intervista del 4 ottobre all’Unità afferma: “Credo che molti di loro (i coloni, ndr), quelli che sceglieranno di non rientrare in Israele, potranno rimanere dove sono, come cittadini ebrei di uno Stato palestinese. Nel mondo ci sono tante minoranze etniche che vivono sotto la giurisdizione di un altro Stato. Perché dobbiamo escludere questa possibilità per il futuro del Medio Oriente?”. Lo scrittore continua: “Il muro può benissimo esistere, ma solo lungo le frontiere legittime del 1967, riconosciute dal mondo intero. E del resto non lo chiamerei più Muro a quel punto, ma semplicemente frontiera”. Costerebbe un po’ spostare il muro (visto che non rispetta affatto i confini del 1967) ma si può fare! Nel 1978 Matityahu Drobless, appena nominato capo della Agency’s Land Settlement Division pubblica il “Piano globale per lo sviluppo degli insediamenti in Giudea e nella Samaria” e scrive:”È ora il momento migliore per dare inizio ad una vasta serie di insediamenti, soprattutto nelle zone montuose della Giudea e di Samaria. Va fatto subito e in modo tangibile, va preso il territorio dello stato e la terra incolta in modo da colonizzare le aree tra i nuclei di popolazione (palestinese) e le aree limitrofe”. Les jeux sont faits.
























Ciao Alessandro,
Articolo interessante come sempre.
Il discorso della battaglia demografica non ti sembra che sia quasi una risposta all’alto tasso di natalità degli arabi israeliani e che quindi venga utilizzato dai coloni in funzione compensativa?
Probabilmente sbaglio ma vedo che spesso in siti pro-israeliani parlano anche di questo problema, cioè del fatto che stia cambiando la proporzione interna delle varie etnie (io direi culture, suona meglio).
“le colonie non sono un movimento spontaneo d’occupazione, ma un sistematico progetto d’annessione territoriale avallato dai governi israeliani (di ogni colore) che attraverso ministri e amministrazioni locali danno concessioni edilizie alle imprese in Cisgiordania”.
Grazie perchè racconti la verità, in tutte le sue componenti. Altrimenti continuare a parlare dei coloni solo come di gruppi di pazzi esaltati alla conquista della terra promessa non è che l’ennesima mistificazione, che non tiene conto che i coloni sono si, quelli delle South Hebron Hills armati di spranghe e fucili, ma anche gli immigrati economici utilizzati dai governi che si succedono per dare seguito al progetto di colonizzazione. Grazie.
@ Enrico: grazie per la chiave di lettura, non l’avevo considerata. Mi informerò
@Giulia: grazie a te. E’ vero la maggior parte dei coloni sono di natura economica.
Legandomi al post di Giulia sottolinerei anche che quella è la parte più preoccupante perché è appunto il “dato di fatto”, la”normalità” di cui parlavo. Strade, scuole, abitazioni, piscine, strutture…tutto illegale, sulla terra confiscata ai palestinesi. Governi, amministrazioni, politici, imprese. Un intero sistema, una rete che lavora incessantemente fregandosene delle leggi internazionali
Complimenti, ben scritto e preciso nel riportare le fonti. Vorrei solo capire bene la funzione del virgolettato di Yehoshua, a me fa venire il prurito perché mostra la solita cecità di comodo di alcuni intellettuali pseudopacifisti israeliani: minoranze etniche che vivono sotto la giurisdizione di altri Stati ce ne sono, ma la discriminante è come vivono. Gli arabi in Israele non godono di pieni diritti (pur non essendo una vera e propria minoranza - sono oltre un milione), mentre paventare la permanenza dei coloni in Cisgiordania mi sembra “ingenuo” visti i presupposti ideologici di odio e razzismo verso gli arabi del loro movimento.
@ Sharif: stesso prurito su Yehoshua. Ho trovato le sue frasi assolutamente superficiali, retoriche e senza la minima onestà intellettuale. Vi consiglio di leggere tutta la sua intervista sull’Unità del 4 ottobre. Non so mi è sembrata….finta.