Sarebbe interessante sentire cosa avrebbe da dire ora Sharon su quel fenomeno che lui, con la sua politica aggressiva e decisionista, ha contribuito a formare e poi radicalizzare: le colonie illegali in Cisgiordania.
Dopo l’operazione “Mano tesa ai fratelli” (per i profani: il ritiro unilaterale da Gaza) i coloni in Cisgiordania aumentano di 14mila unità.
L’avvilito Sharon dice:”Con tutto il dolore che stanno affrontando, si stanno comportando in maniera corretta perché il ritiro possa procedere senza violenza. Non possiamo più permetterci di mantenere tutti i territori. Credo che Israele uscirà rafforzata da queste difficoltà. Gli insediamenti in Cisgiordania rimarranno nelle nostre mani”. Niente di più vero. Per placare le lacrime dei coloni il governo israeliano stanzia tra i 550 e i 670 milioni di dollari di rimborsi. Ogni famiglia evacuata riceve tra i 200.000 e i 400.000 dollari a seconda del numero dei componenti. Viene il dubbio, un dubbio angosciante che evacuare i coloni da Gaza non sia altro che un piano per lavorare più sereni in Cisgiordania.
ARMATI FINO AI DENTI PER LA TERRA PROMESSA - Oggi i coloni in Giudea e Samaria – così chiamata dagli estremisti di destra e dal sito ufficiale del turismo israeliano - sono circa 250mila. Tra questi, cellule armate dalle parole di dio, ma anche fino ai denti da mitra e pistole, rivendicano il loro diritto di vivere nella Terra Promessa con ogni mezzo. Ormai le incursioni nei villaggi, la devastazione di campi, l’occupazione di case, sono pratica quotidiana. Non sono solo i palestinesi a farne le spese. Il 3 ottobre a Hebron, gruppi di coloni attaccano membri dell’associazione “Rabbini per i diritti umani” che aiutano i palestinesi nella raccolta delle olive.
Il 24 settembre lo storico israeliano e editorialista di Haaretz, nonché attivista di Peace Now, Zeev Sternhell, è vittima di un attentato davanti alla sua casa di Gerusalemme. Niente di grave per fortuna. Il ritrovamento di un volantino su cui si offrono 200mila euro per uccidere un membro di Peace Now e le telefonate intimidatorie che Sternell riceve da tempo, portano gli inquirenti a puntare il dito sulle frange più radicali dei settlers. Il gruppo chiamato Campagna per la Salvezza del Popolo e del Paese accusa i servizi segreti israeliani di aver architettato l’attentato per mettere l’opinione pubblica contro il movimento dei coloni.
COSA SONO LE COLONIE, REALMENTE - Sembra che il problema degli estremisti stia mettendo in scacco oltre che i palestinesi anche gli stessi israeliani. Per questi ultimi, uno scacco strano, ambiguo, quasi misterioso verrebbe da dire. Perché? Perché gli ultra-ortodossi ricevono contributi statali per studiare la Torah e sono esentati dal servizio militare. Perché le colonie non sono un movimento spontaneo d’occupazione, ma un sistematico progetto d’annessione territoriale avallato dai governi israeliani (di ogni colore) che attraverso ministri e amministrazioni locali danno concessioni edilizie alle imprese in Cisgiordania.
È necessario ricordare che ogni insediamento è considerato illegale dal 4° articolo della Convenzione di Ginevra. Non è un caso che la magistratura israeliana spesso fa mettere i sigilli ai cantieri entrando in contrasto con le decisioni prese dal Governo. Il dimissionario Ehud Olmert - che in merito all’attentato a Sternhell parla di “Un unico filo conduttore fra la morte di Emile Grinzweig (un pacifista ucciso a Gerusalemme nel febbraio 1983, ndr), l’uccisione di Rabin e l’attacco a Sternhell” e che definisce veri e propri “pogrom” le incursioni dei coloni nei villaggi palestinesi - si dimentica di dire che lo scorso marzo ha dato il via alla costruzione di 750 nuovi insediamenti a Givat Ze’ev (nord-est di Gerusalemme).
























Ciao Alessandro,
Articolo interessante come sempre.
Il discorso della battaglia demografica non ti sembra che sia quasi una risposta all’alto tasso di natalità degli arabi israeliani e che quindi venga utilizzato dai coloni in funzione compensativa?
Probabilmente sbaglio ma vedo che spesso in siti pro-israeliani parlano anche di questo problema, cioè del fatto che stia cambiando la proporzione interna delle varie etnie (io direi culture, suona meglio).
“le colonie non sono un movimento spontaneo d’occupazione, ma un sistematico progetto d’annessione territoriale avallato dai governi israeliani (di ogni colore) che attraverso ministri e amministrazioni locali danno concessioni edilizie alle imprese in Cisgiordania”.
Grazie perchè racconti la verità, in tutte le sue componenti. Altrimenti continuare a parlare dei coloni solo come di gruppi di pazzi esaltati alla conquista della terra promessa non è che l’ennesima mistificazione, che non tiene conto che i coloni sono si, quelli delle South Hebron Hills armati di spranghe e fucili, ma anche gli immigrati economici utilizzati dai governi che si succedono per dare seguito al progetto di colonizzazione. Grazie.
@ Enrico: grazie per la chiave di lettura, non l’avevo considerata. Mi informerò
@Giulia: grazie a te. E’ vero la maggior parte dei coloni sono di natura economica.
Legandomi al post di Giulia sottolinerei anche che quella è la parte più preoccupante perché è appunto il “dato di fatto”, la”normalità” di cui parlavo. Strade, scuole, abitazioni, piscine, strutture…tutto illegale, sulla terra confiscata ai palestinesi. Governi, amministrazioni, politici, imprese. Un intero sistema, una rete che lavora incessantemente fregandosene delle leggi internazionali
Complimenti, ben scritto e preciso nel riportare le fonti. Vorrei solo capire bene la funzione del virgolettato di Yehoshua, a me fa venire il prurito perché mostra la solita cecità di comodo di alcuni intellettuali pseudopacifisti israeliani: minoranze etniche che vivono sotto la giurisdizione di altri Stati ce ne sono, ma la discriminante è come vivono. Gli arabi in Israele non godono di pieni diritti (pur non essendo una vera e propria minoranza - sono oltre un milione), mentre paventare la permanenza dei coloni in Cisgiordania mi sembra “ingenuo” visti i presupposti ideologici di odio e razzismo verso gli arabi del loro movimento.
@ Sharif: stesso prurito su Yehoshua. Ho trovato le sue frasi assolutamente superficiali, retoriche e senza la minima onestà intellettuale. Vi consiglio di leggere tutta la sua intervista sull’Unità del 4 ottobre. Non so mi è sembrata….finta.