NON ESISTE PRENOTAZIONE - Proprio così, i biglietti (virtuali) si comprano online o telefonicamente e si pagano subito con carta di credito (e non c’è possibilità di restituzione o modifica).
Ne consegue che non ci sono spese per intermediazione di agenzia, né spese per biglietti cartacei né spese per uffici e personale. Il servizio di catering a bordo non è gratuito: bibite, panini e snack vanno acquistati (se si vuole). Spesso non c’è nemmeno l’assegnazione dei posti (con relativi oneri per l’hardware e il software): i passeggeri si siedono dove vogliono.
PERSONALE, BAGAGLI, PUBBLICITÀ - I piloti hanno più o meno gli stessi privilegi di quelli che volano presso le compagnie tradizionali (non è quindi vero che operano in condizioni di maggior stress). Ma così non è per il rimanente personale di bordo: gli assistenti di volo svolgono anche altre funzioni compresa l’assistenza a terra e qualche volta persino la pulizia degli aerei. I voli sono sempre diretti: i bagagli non devono essere scaricati da un volo e caricati su un altro volo, con notevole risparmio delle spese dei servizi a terra e dei rischi connessi a questo genere di operazioni (risarcimenti per smarrimenti, danneggiamenti, furti). Qualche compagnia Low cost, poi, arrotonda i guadagni propinando un po’ di pubblicità ai passeggeri durante il volo o abbinando i voli ad altri servizi (alberghi, noleggio di autovetture, pacchetti turistici, casinò, ecc…).
CARBURANTE TROPPO CARO - La vita delle Low cost si è fatta sempre più difficile negli ultimi anni.
Le grandi compagnie aeree hanno tentato in molti modi di contenere il fenomeno, sia adottando politiche di contenimento e abbassamento dei costi sia facendo pesare la propria forza economica per continuare a controllare le tratte e gli slot più vantaggiosi in termini di volume di traffico. Ma più di tutto, è stato l’aumento del prezzo del carburante a mettere in crisi le compagnie a basso costo. I maggiori costi del carburante, infatti, costituiscono una percentuale sempre più alta del costo complessivo di un biglietto, e il carburante è una voce sulla quale c’è poco da risparmiare. Comunque sia, le Low cost hanno trasportato nel 2007 oltre mezzo miliardo di persone in assoluta sicurezza. Il primato va alla Southwest Airlines, con oltre 88 milioni di passeggeri: osservando le hostess di bordo e la divisa da esse indossata, però, abbiamo qualche dubbio che questo successo sia dovuto solo ai prezzi particolarmente convenienti.



























Basterebbe chiamare le cose con il loro nome: “low cost” da una parte e “low fares” (come ryan air e le altre che non risparmiano sull’essenziale) dall’altra.
In realtà il problema è di natura sociale, e per altro vi è una svista logica alla base del tutto. La società come strutturata tutt’ora (e per ora, si potrebbe aggiungere) propone l’equazione:
più spendo = più ottengo (in termini di servizio, qualità, sicurezza, etc.).
Quindi è radicata e reale la percezione (in termini generici corretta) che ad un maggiore costo corrisponda una maggiore qualità del bene acquistato (uso il termine qualità in senso lato, senza riferirmi strettamente alle caratteristiche intrinseche del bene stesso, ndr.).
Il problema sorge quando i confronti si fanno verso il basso. Contrariamente alle regole del buon senso, al diminuire del prezzo non è vero in assoluto che la qualità diminuisca in modo proporzionale al prezzo.
Come nel caso delle compagnie aeree low cost, spesso sono imposti limiti minimi qualitativi, che di fatto obbligano le aziende a contenere costi collaterali per essere concorrenziali su certe fasce di mercato.
Senza dimenticare in ultimo che “l’informazione corretta” anche in questi ambiti non emerge da sola, il cliente ragiona come sopra descritto, le compagnie che offrono prezzi meno convenienti non hanno motivo di fare informazione corretta, le compagnie direttamente interessate invece non ne hanno la seria possibilità per via dei costi.
La redazione non ha pubblicato la foto che chiudeva l’articolo, rimedio postandola qui:
http://viaggi.blogoitalia.it/i.....ebbert.jpg
John, vedo che sulle “foto” abbiamo gusti simili!
bell’articolo…da mandare al Corriere della Sera che per tutta l’estate ha subdolamente cercato di screditare le low cost, o meglio le low fares, contribuendo a diffondere le paure nei passeggeri