La punta che volle farsi portiere
09/06/2010 - Furbata o errore? Non è dato saperlo. Quel che si sa, forse, è che… È di questi giorni la curiosa vicenda del nord coreano Kim Myong Won, attaccante dell’Amrokgang, che in tale ruolo aveva dato il suo (parziale) contributo alla
Furbata o errore? Non è dato saperlo. Quel che si sa, forse, è che…
È di questi giorni la curiosa vicenda del nord coreano Kim Myong Won, attaccante dell’Amrokgang, che in tale ruolo aveva dato il suo (parziale) contributo alla qualificazione della sua formazione alla Coppa del Mondo (3 spezzoni di gara per 12’ totali), inserito nella lista finale dei 23 come… portiere. La
FIFA ha già però preso posizione ufficialmente (anche se al momento più che con un comunicato con una nota… nella scheda del giocatore): Kim, iscritto come uno dei 3 portieri previsti dall’art. 26.3 del regolamento, potrà giocare solo ed esclusivamente fra i pali. Il dubbio che l’allenatore Kim Jong Hun volesse fare una furbata (avere una punta in più a scapito del terzo portiere) è forte, anche se l’occasione è utile per approfondire il punto. Ovvero, la FIFA nel suo torneo principale, obbliga un portiere, o chi identificato come tale, a giocare quindi solo come portiere. In effetti il ruolo dell’estremo difensore è sempre stato assai “particolare” dal punto di visto regolamentare: vuoi perché è l’unico giocatore che può toccare il pallone di mano nella sua area senza commettere fallo, vuoi perché deve indossare una maglia diversa non solo dai suoi compagni, ma anche da avversari ed arbitro. Anzi: nel Regolamento, il portiere è l’unico ruolo che obbligatoriamente deve essere sempre ricoperto in qualsiasi momento della gara da un giocatore.
DUNQUE - Tale specialità si è riversata anche nei cambi e nelle sostituzioni: il portiere è stato il primo giocatore a poter essere sostituito nella fase finale dei Mondiali (1966) e pure oggi, cosa che pochi sanno, se in Champions League un club avesse almeno 2 portieri della lista A seriamente infortunati, potrà sostituirli con un altro portiere, anche superando i limiti dei giocatori “di formazione locale”.
Il Regolamento prevede che in qualsiasi momento della gara un giocatore può scambiarsi di ruolo col portiere, purché ciò avvenga a gioco fermo e previa comunicazione all’arbitro. Anzi: se tale scambio avvenisse senza dette prescrizioni, addirittura il neo portiere può tranquillamente toccare il pallone di mano in area senza commettere fallo (purché si sia scambiato anche la maglia), ma venendo solo ammonito alla prima interruzione per condotta antisportiva. Insomma, il “cambio volante” non è uno stratagemma da patronato per evitare il gol parando di mano al posto del portiere senza pagare dazio, ma mossa consentita.
QUINDI - Il punto è però importante: se qualsiasi giocatore può scambiarsi in qualsiasi momento (ed in un numero indefinito di volte) di ruolo col portiere, come fa la FIFA ad imporre a Kim di dover giocare sempre e solo in porta? Il citato articolo 26.3 del regolamento della Coppa non indica nulla al riguardo: limita a 3 i portieri da inserire nei 23 convocati finali e basta. Scorrendo oltre, l’unico altro obbligo è che il n. 1 deve essere assegnato ad un portiere lasciando ampia libertà per la numerazione degli altri due. Andando indietro nel tempo, bisogna risalire ad USA 1994 per avere traccia di analogo divieto della FIFA verso il messicano Campos, impedendogli di poter giocare da punta (cosa che
faceva abitualmente nel suo campionato) perché, appunto, convocato come portiere. È anche vero che in quell’occasione debuttò la regola del “2+1”: oltre ai 2 cambi fin ad allora consentiti, se ne poteva fare un terzo, purché ad entrare fosse un portiere di riserva per sostituire il titolare o in caso di sua espulsione (vedi Italia-Norvegia, con Marchegiani subentrato a Baggio per il rosso a Pagliuca). Ciò nonostante, tale divieto suscitò dubbi e perplessità, appunto perché non contemplato in nessun modo dal Regolamento. Qualcuno può ricordare che nella Coppa Italia 1994/95 il Brescia perse a tavolino contro la Reggiana perché, esaurite le 2 sostituzioni normali, operò la terza spostando un giocatore infortunato in porta e provvedendo quindi al cambio. Ma lì il giudice sportivo intervenne non perché il buon Ballotta si era messo a fare l’attaccante, ma per aver il Brescia operato un cambio in più: il “+1” era consentito quando interessati erano i portieri identificati come tali nella lista di gara. Che era la soluzione ideale per avere tre cambi e non contravvenire al Regolamento. Non per niente già nel 1995/96 i cambi vennero elevati a 3, senza alcuna limitazione “di ruolo”. Inoltre c’è pure un precedente recente, e risale ad Euro 2008: Terim, alla vigilia della semifinale, dichiarò di avere la Turchia talmente gli uomini contati da rischiare di dover schierare un portiere come giocatore di movimento. L’UEFA non obiettò nulla al riguardo, dato che il Regolamento lo consente: e dire che pure per Euro 2008 le liste dei 23 convocati finali dovevano comprendere 3 portieri. In sintesi: potendo chiunque ricoprire qualsiasi ruolo, la limitazione a 3 portieri nei 23 convocati non ha alcuna ragione nemmeno pratica d’essere, così come la pretesa della FIFA di “marchiare” 3 giocatori per nazionale come portieri e d’imporre il loro utilizzo esclusivamente fra i pali.












