Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 16 maggio 2008 alle 08:44 dallo stesso autore - torna alla home

Per insegnare ai micini a cagare negli spazi preposti si usa sbattergli il muso nella loro stessa merda. D’Avanzo ha applicato tale metodo a Travaglio, molto semplicemente. Stasera vedremo se Travaglio e’ piu’ o meno intelligente di un micino”, diceva Gateo ieri. E invece, colpo di scena, ad Anno Zero è Michele Santoro che ha illustrato la vicenda, togliendosi tutta una serie di sassolini dalle scarpe con il Corriere (che ha sbagliato quando ha detto che Travaglio aveva parlato di Schifani da lui) e dicendo tra l’altro che un articolo di Dagospia chiama lui, Travaglio, Di Pietro e Grillo la banda dei quattro“, tolta di mezzo la quale l’Italia potrà finalmente essere modernizzata. Io l’articolo l’ho trovato, ma la frase no. Santoro dice con ironia che lo scoop di D’Avanzo è lievitihh9 Travaglio Santoro Castelli: siamo davvero allAnno Zerodegno di un Pulitzer“, con ciò dando credito alla vulgata che vorrebbe che l’esempio metodologico (di come, decontestualizzando un accadimento) fatto dal giornalista di Repubblica volesse davvero accusare Travaglio, e non invece segnalare un problema. Fa disinformazione, insomma. E poi dice che le cose raccontate da Travaglio il Corriere e Repubblica non le avevano scritte. Altra cosa solo parzialmente vera, perché quanto raccontato su Schifani era stato pubblicato all’epoca anche da Marco Lillo dell’Espresso (stesso gruppo editoriale di Rep).

Segue tutto un discorso sullo “stare dalla parte dei vincitori” – il plurale non è casuale: si riferisce anche a Veltroni per ovvi motivi – sul quale è difficile non concordare, anche se ’sto vittimismo preventivo suona un po’ strano. E, subito dopo, interviene Castelli a litigare con Travaglio accusandolo di aver scritto il falso nel suo libro. Ovviamente, “il falso” non sono i fatti raccontati da Travaglio, ma una frase nella quale si asseriva che era stato condannato (mentre invece la giunta per le autorizzazioni, sul caso, non aveva permesso il processo davanti al tribunale dei ministri). Ecco, dopo il racconto circostanziato – sollecitato dallo stesso Castelli - la figuraccia dell’ingegnere è stata molto più circostanziata. Poi confermata dalla pronta strumentalizzazione (”su repubblica dicono che lei è amico di mafiosi, poi io non so se è vero”) della vicenda con D’Avanzo. Sempre per ricordare che chi ha orecchie per fraintendere, fraintende sempre e comunque. Nel casino anche i gustosi commenti del blog di Anno Zero sono da leggere, se avete un paio d’anni di tempo. Oggi, alle 12, alla sede della Stampa Estera a Roma è stata convocata una conferenza stampa di Travaglio. Peccato sia a inviti.

Ah, poi c’è da ricordare l’umanità di Filippo Facci su Macchia Nera: lui è tanto tempo che parlava male di Travaglio, ed è rimasto ai margini della faccenda. Poverino. Non dandosi pace, stava lì a copincollare D’Avanzo, “avete visto? avete visto? dice quello che dicevo io!” sembrava miagolare come un gattino nel buio, o un praticante a cui il caporedattore ha rifiutato l’ennesimo articolo. Speriamo che adesso abbia capito come si fa, almeno (grazie a Fefé per la segnalazione). E anche questo splendido articolo de Il Giornale ripreso da Dagospia, dove si afferma che Repubblica fa firmare Travaglio solo nelle pagine torinesi (non è vero, all’occasione – caso Moggi-intercettazioni – è andato sul nazionale) ma soprattutto compare questa frase: “E allora, da quale scrivania di Repubblica è partito l’editto bulgaro? Nei corridoi del quotidiano romano molti indicano nel vicedirettore Giuseppe D’Avanzo, grande firma del giornalismo investigativo italiano, il regista dell’«epurazione» travagliesca“. Cazzo! E dire che a via Cristoforo Colombo avevano cercato di nasconderla, l’azione di D’Avanzo, mettendo la firma sull’articolo non a caratteri cubitali in corpo 24. Non gli si può proprio nascondere niente, a Mario Giordano e co.

Sulla vicenda (e più in generale, sul modo di fare opposizione), da leggere anche l’opinione di Malvino al quale – vista l’eleganza argomentativa e quello che forse diventerà leit motiv (“opposizione lecita, corretta e intellettualmente onesta“) – è praticamente impossibile dar torto nei principi. E anche, “da destra” (e da un altro punto di vista), Mario Seminerio, che su Phastidio scrive: “Berlusconi ha governato per un intero quinquennio (non prendiamo in considerazione i pochi mesi del 1994, per evidenti motivi), eppure non abbiamo mai rinvenuto, nella sua azione di governo, tracce di qualcosa che potesse anche solo lontanamente essere definito “liberista”. Ci saremo distratti. Resta da capire se questo nuovo stile di comunicazione è funzionale a gestire la difficoltà di una situazione economica che per il nostro paese diventa ogni giorno più acuta, e mira quindi a non spaventare i cittadini, che pure sono stati (meritoriamente) avvertiti già in campagna elettorale della necessità di “scelte impopolari” che il governo si sarebbe trovato ad assumere; oppure se Berlusconi si è davvero convinto di essere fanfaniano, ed in quel caso il prezzo lo pagheranno gli italiani, in termini di accelerazione dell’ormai più che evidente declino economico, sociale e civile del paese. E sarà un costo salatissimo.[...] Certo, avere alla guida dell’economia nazionale un uomo che si è arricchito grazie ai bizantinismi della legislazione fiscale e istituire un ministero per la delegificazione sembrano confermare l’afflato ecumenico, avvolgente ed onnicomprensivo di questo nuovo Berlusconi“. Mentre c’è chi davvero questa cosa di Comunione e Liberazione fuori dal governo non l’ha proprio digerita. “Occorre neutralizzare gli estremismi, che non possono dettare legge a nessuno e non vanno considerati come la realtà totale di un popolo. E occorre, in positivo, creare condizioni di accoglienza e di dignità per tutti quelli che rispettano le regole della convivenza e si impegnano per una reale integrazione“. Firmato: cardinal Angelo Bagnasco. Non so perché, ma ho come l’impressione che a questo giro la Chiesa finisca per sbatterci il grugno. Magari mi sbaglio, però

Nel frattempo, ieri ne sono accadute di ogni agli attuali e futuri campioni d’Italia. “Materazzi, Ibrahimovic, Zanetti, Mihajlovic e l’allenatore Mancini sono coinvolti nella faccenda, che rimane tutta da chiarire. Nessuno di loro è al momento indagato, né implicato in vicende penalmente rilevanti. Brescia, che aveva già avuto guai con la giustizia e che recentemente gli stessi vertici dell’Inter avrebbero allontanato dalla Pinetina, attraverso un amico – anche lui indagato – procurava a prezzi vantaggiosi macchine di lusso e altri oggetti di valore. Forse ignorando il suo passato, i giocatori nerazzurri si avvalevano dei suoi servizi e col tempo erano anche diventati amici. Particolarmente curiosa la telefonata nella quale Mancini parla con Brescia e si informa su un eventuale indulto per il pregiudicato“. Io veramente non ho parole: questa gente non sa proprio rassegnarsi a perdere. Mica come noi, che abbiamo già attivato la voodoobar. E siamo già il 18mila ad augurare un buon 18 maggio all’Inter. C’è da dire che la concentrazione di tutti sta dando effetti insperati. Alla faccia dell’intelligenza collettiva!

(l’immagine è di clarky)

61 commentistampa - fallo leggere