Le mille facce della parola “depressione”

di Donatella Lai (uyulala)

L’essere umano dà per scontato il potere comunicativo delle parole senza rendersi conto che esse possono perdere il loro significato più pregnante per diventare nebulose vaganti nel nostro cervello. Il destino della parola “depressione”, usata in mille modi e lasciata, unica, a coprire (male) concetti che possono essere molto distanti fra loro.

COS’E’ LA DEPRESSIONE - In linea di massima questo termine indica una caratteristica comune a tanti stati diversi, ossia una situazione interiore in cui il soggetto non fa i salti dalla gioia e non prende precisamente la vita come una felice avventura. A parte questo elemento, le situazioni interiori e a volte esteriori a cui la parola fa riferimento sono spesso molto lontane fra loro.
Depressione può indicare uno stato d’animo normale. Spesso il sostantivo è usato come sinonimo di malinconia, non la “melanconia” dei vecchi psichiatri, ma quella sfumatura crepuscolare del nostro intimo che insorge di tanto in tanto anche solo quando si ripensa al passato o ad una situazione che ci genera nostalgia, quel passaggio della nostra esistenza in cui abbiamo necessità di rivolgere la nostra attenzione all’interno di noi stessi piuttosto che al mondo esterno.
Depressione può anche indicare quelle fasi down delle nostre oscillazioni naturali dell’umore, quelle che indicano per esempio “quando ci svegliamo con la luna storta”, ma che sono destinate a svanire dopo poche ore o dopo qualche giorno.
Depressione a volte sostituisce la parola “lutto“. Vivere il dolore di una perdita è un processo necessario che implica un percorso maturativo alla fine del quale riusciamo a organizzare la nostra vita senza la persona amata e con in più la consapevolezza dei nostri limiti temporali.
In questi casi l’uso della parola porta ad una patologizzazione di eventi di vita naturali, insinuando sottilmente che tutto quello che non è positivo, piacevole, allegro sia automaticamente negativo e malato. Rischiamo quindi di arrivare a vergognarci di affrontare situazioni dolorose perché il dolore non è considerato un bene; rischiamo oltretutto di non accettare le persone a noi vicine nel momento in cui siano loro ad attraversare i tratti in salita della propria strada.

QUANDO SI PARLA DI MALATTIA - Parlando invece di situazioni patologiche vere e proprie non abbiamo una situazione migliore.
La parola depressione può indicare una vera e propria malattia, oppure un sintomo di altre malattie, può indicare una fase di un disturbo molto più complesso, o può essere usato impropriamente per indicare qualunque problema psichiatrico, anche i disturbi psicotici quali la schizofrenia o i disturbi paranoidei.
La malattia depressiva è un insieme complesso di segni e sintomi, alcuni dei quali strettamente fisici, che talvolta può non avere proprio il sintomo di cui condivide il nome e per questa ragione può non essere riconosciuta come tale. Come ogni patologia in campo medico, per poterne fare diagnosi questi vanno valutati nel loro insieme perché ciascuno di essi da solo non ha significato.
Come sintomo allora parliamo proprio di quello stato d’animo in cui ci si sente “giù”, con le ruote sgonfie, spesso tristi, e che si può verificare anche nel corso di un’influenza, di una malattia infettiva o comunque di una malattia somatica. Si tratta infatti di un sintomo piuttosto comune in medicina, non è esclusivo appannaggio del campo psichiatrico.
Quando parlo di una fase di una malattia più complessa mi riferisco al disturbo bipolare, che è caratterizzato da oscillazioni eccessive di molti parametri (fra cui anche l’umore). Le fasi depressive di questo disturbo sono molto difficili da distinguere dalla malattia depressiva “pura”, ma almeno è appropriato sul piano linguistico usare questo termine.
Un problema molto serio, a mio parere, nasce quando da parte dei media si tende ad etichettare con la parola “depresso” qualunque persona che operi dei comportamenti anomali o distruttivi sotto l’influsso di uno stato mentale alterato da altre patologie.
Parlo dei casi di omicidio-suicidio per esempio, le situazioni in cui le madri commettono infanticidio, chi in ogni caso assume comportamenti violenti inspiegabili. Per spiegare le radici psicologiche di tali gesti i cronisti spesso usano una frase che a me personalmente, dal mio punto di vista di psichiatra, mette i brividi: “Soffriva da tempo di depressione“.

L’IMPORTANZA DELLE PAROLE - L’idea che viene così veicolata è che coloro che soffrono di questo problema siano potenzialmente degli omicidi, e tale è la percezione che i pazienti realmente depressi hanno di se stessi ogni volta che un fatto di cronaca spinge la manina distratta del cronista di turno a vergare quella frase o altre simili.
Vorrei quindi restituire le giuste dimensioni linguistiche per quelle situazioni a forte rischio di equivoco: chi soffre di depressione (vera) NON E’ un potenziale omicida. In alcuni casi può arrivare a maturare idee di morte, talvolta pensa al suicidio e purtroppo capita anche che lo metta in atto, ma le spinte aggressive verso terzi non sono una caratteristica di questo disturbo.
Intanto forse non tutti sono a conoscenza che chi soffre di patologie mentali non commette più delitti di quanti ne commettano i cosiddetti sani, quando questo avviene di solito capita per alcuni motivi ben precisi:la persona ha allucinazioni profondamente invadenti che lo spingono a commettere un gesto improprio. In questo caso può arrivare ad atti aggressivi; la persona soffre di alcuni tipi di deliri, a causa dei quali si sente minacciato e perseguitato e l’atto aggressivo lo opera a scopo difensivo rispetto al delirio; se si tratta di una madre nel periodo immediatamente successivo al parto, essa non soffre tanto di depressione post partum ma di psicosi puerperale (spesso queste condizioni vengono confuse fra loro anche da “addetti ai lavori”), a causa della quale entra in uno stato di confusione agitata e può presentare anche deliri, sebbene questi siano più nebulosi e confusi. In ciascuno di questi casi l’individuo è spinto da uno stato psicotico temporaneo o legato ad una malattia, non da una condizione depressiva vera e propria.
Per queste ragioni ritengo importante fare un uso oculato delle parole, in quanto esse esistono per portare dei messaggi. In questi casi sbagliare nell’attribuzione del termine ha come conseguenza quella di rendere patologico ciò che non lo è o di attribuire uno stigma molto pesante a chi ha già di suo un pesante carico di sofferenza .

15 commenti

  1. E’ vero. Io sono depresso e ho solo un problema di umore che va su e giù come le montagne russe. Non voglio uccidere proprio nessuno, è vero quello che è scritto nell’articolo, non ci penso proprio a fare del male a qualcuno, anzi fosse per me non avrei contatti proprio con qualcuno.
    Solo qualche volta ho pensato genericamente fosse finita, ma non nel senso che m’andavo a buttare al fiume perchè per fare quello è stravero che ci vuole energia.
    So di essere depresso perchè so che non sono più del tutto padrone di me stesso.
    Ma mi chiedevo, e lo chiedo alla gentile autrice del pezzo, se devo ridurmi anche io come questi patetici impasticcati di litio o altre robe. Che per non soffrire stanno sempre a fare pipì.
    E li vedi tranquilli, con lo sguardo calmo, artefatto, storditi come cavalli stanchi e tu dici, meglio le montagne russe che questa merda. Poi ricominci a volere ciò che non vuoi e dici, provo, voglio provare.
    Ma se provi, sai pure che non ne esci più. E allora che fai, ti tieni il conflitto bipolare in grembo ? Te lo allevi come fosse un pitone, un leone che da piccolo gli fai le moine e che prima o poi un giorno, mentre stai sul divano a guardare la tv sai che ti sbrana.
    Una mossa sua e ti sbrana.

  2. per Anonimo depresso
    credo che ci sia una pessima informazione rispetto alle cure della depressione.

    Anche lì un problema serio è legato alla terminologia: se hai un disturbo depressivo vero e proprio il litio NON lo devi prendere. Sarebbe molto controproducente. Esistono delle categorie di farmaci ad azione antidepressiva molto efficaci e nello stesso tempo molto leggere riguardo agli effetti collaterali, che restituiscono il benessere senza modificare nulla dei tuoi aspetti caratteriali.

    Se il tuo problema è legato ad un disturbo bipolare, non necessariamente hai necessità del litio. Esistono degli stabilizzanti dell’umore molto efficaci: si tratta di farmaci che sono usciti in commercio come antiepilettici, alcuni di questi vengono dati a dosi elevate anche ai bambini affetti da epilessia (è una malattia grave, va curata a tutti i costi). Le dosi per il disturbo bipolare negli adulti sono molto più basse. Anche qui si tratta di farmaci che sono molto efficaci e sono molto ben tollerati, tra l’altro gli antiepilettici hanno un’azione più che altro riequilibrante.

    Il Litio viene riservato ai casi più gravi, quelli in cui non è la componente depressiva quella che prevale ma quella maniacale, che può avere degli aspetti psicotici importanti. E comunque usato con criterio, con i controlli del sangue per regolare bene i dosaggi, quell’”effetto zombie” non lo dà.

    Comunque sai, una consulenza puoi sempre chiederla, e dopo puoi decidere tu cosa fare.

  3. Anonimo: io grazie ai farmaci *ho smesso* di essere uno zombie. Trovare quelli giusti ha richiesto qualche mese, ma non è stato impossibile. Quanto agli effetti collaterali (che per me sono pochissimi, peraltro): sempre meglio dei pensieri ricorrenti di suicidio, o della totale mancanza di energie, o… insomma, ci siamo capiti.

    Per chiudere: hai il diabete? Prendi l’insulina. E se sei depresso o bipolare ti curi di conseguenza. Non ci vedo nulla di male.

  4. Uyulala: bel post, fa sempre bene leggere della divulgazione che chiarisce argomenti troppo spesso lasciati ambigui…

  5. Mi scusi, gentile Uyulala, lei nella componente maniacale arriva pure a mettere che so i rituali o i disturbi ossessivo-compulsivi ? Il farsi le scalette per qualsiasi cosa da fare, i passaggi, e farli e rifarli e stare inchiodati a rifare le cose perchè mentre le fai non ti ricordi che le stai facendo, e allora è un inferno, e già ti pesa la tua condizione perchè sei come un giocattolo rotto, fai le cose senza entusiasmo, sei come Pedrette, guardi la bellezza e la vita da fuori l’acquario, gli altri dicono reagisci, tocca, tu niente, catatonico come quello che guarda la tv in The Wall, già ti pesa tutto questo e la paura di cosa sei diventato dopodichè scatta la stanchezza. Perchè per fare le cose ci metti dieci anni, e alla cinquantesima volta che la rifai sei esausto e stordito.
    Mi scusi se la sommergo, e grazie per la cortese risposta di prima.
    Sono solo uno dell’anonima depressi, la banda che fa sequestri e tiene in ostaggio tanta di quella gente che solo Iddio sa.
    Del tutto legalmente.

  6. @ UYULALA:
    Bell’articolo complimenti!!
    però su qualche punto la penso in maniera diversa.
    “DEPRESSIONE PUò INDICARE UNO STATO D’ANIMO NORMALE”..è facile dire “oggi mi sento giù son depressa”, senza neppur conoscere cosa sia la depressione. La depressione è solo ed esclusivamente una malattia e non una variazione dell’umore. Chi è depresso è malato e va trattato come tale.
    Ha mai sentito parlare di depressione atipica? depressione che arriva all’improvviso senza nessun motivo.
    I farmaci non so fino a che punto possono aiutare un depresso; gli ansiolitici, gli antidepressivi non aiutano il paziente, bensì procurano l’amnesia distruggendo ancor di più il cervello. L’unica strada da seguire è quella della “psicoterapia”.
    Vittima della depressione è soprattutto colui che vive accanto ad una persona depressa: quelle son le vere vittime.

  7. per Restodelmondo
    Grazie per aver portato la tua testimonianza. Secondo me le esperienze di chi ci è passato sono più chiarificatrici di qualunque articolo divulgativo

  8. per Anonimo depresso
    (scusa, secondo l’usanza della rete io preferisco dare e farmi dare del tu, spero che ti vada bene)
    Se il tuo problema è un disturbo ossessivo-compulsivo saprai che si tratta di un disturbo particolarmente complesso. Non è né una vera depressione (anche se tutto il casino che comporta questo disturbo la depressione la fa venire eccome) né un disturbo della sfera bipolare (sebbene a volte il D.O.C. risponda agli stessi farmaci usati per il disturbo bipolare).
    Di solito viene curata con antidepressivi del tipo S.S.R.I. (tipo la sertralina, paroxetina, fluoxetina e via discorrendo) però ha necessità di dosaggi alti perché le strutture nervose che sono interessate in questo disturbo legano i farmaci solo se sono in alte concentrazioni.

    Ti invito a farti una visita specialistica anche senza alcun impegno. Valuti tu sul momento cosa è meglio fare. Se puoi risolvere totalmente o in parte questa sofferenza (è ENORME!!!) perché rinunciarci?

  9. per Lucia
    Grazie per il tuo apprezzamento. Vorrei però sottolineare una cosa: la depressione vera è una malattia FISICA, sebbene la maggior parte dei sintomi non lo siano. Ha dei precisi correlati neuro-funzionali alcuni dei quali li trovi anche (sembra strano) nell’influenza, solo che a differenza di questi ultimi sono molto molto più stabili. Chi è affetto da depressione ha alcuni tipi di cellule del cervello che tendono ad atrofizzarsi, a ridurre il numero di dendriti (quelle ramificazioni che servono a “raccogliere” gli impulsi di altre cellule). Se si tratta di una depressione vera la psicoterapia non solo non è possibile ma può essere molto dannosa, almeno finquando non si cura la base organica della malattia.

    Noi siamo un tutt’uno e ciò che colpisce l’anima di fatto non può non colpire il corpo e viceversa. E’ la nostra mentalità occidentale che porta a credere che i problemi psichici siano solo problemi “dell’anima”. Invece non è così. Sono problemi anche fisici, in particolare che riguardano quello splendido ma complicatissimo organo che è il cervello.

  10. Ho sia gli sbalzi umorali, a volte nettissimi e radicali. Che quella cosa lì dei rituali. Sui rituali cerco di combattere, anche se ritornano sempre. Sugli sbalzi d’umore sono impotente. In tutto questo non riesco a vedere i colori, so che ci sono ma non mi raggiungono, vedo solo grigio e non ho forze.
    Non voglio tediarla oltre, e tra l’altro parlare di queste cose non è indolore, arrivederci.

  11. @ UYULALA

    Certamente va curato il cervello, ha ragione.
    Però l’assunzione del farmaco, ripeto, non è la strada giusta!
    il farmaco in che misura curerebbe il cervello?…assopendolo…attraverso le c.d. “terapie del sonno”.
    La conseguenza di questi farmaci è UN NOTEVOLE AUMENTO DEL PESO CORPOREO..compromettendo a sua volta altri organi del corpo…quali il cuore, il fegato…probleni poi di colesterolo alto, trigliceridi alti e cosi via!
    La depressione è un male oscuro per questo va curata esclusivamente l’anima…un male che si presenta all’inizio come un “nodo dentro di noi”…nodo che se non vien portato all’esterno si trasformerà pian piano in un “rospo”…rospo che se non verrà sputato (scusate il termine) fuori…si trasformerà in mostro…e quel mostro è la depressione!!! per questo motivo la strada da seguire è la psicoterapia…io la penso cosi.
    ciao

  12. Lucia
    abbi pazienza ma non c’è una delle cose che hai scritto che corrisponde al vero, o in assoluto o in parte. Magari scriverò dei luoghi comuni relativi ai farmaci e al mito della psicoterapia.

    Di psicoterapie ce ne sono più di 5.000 tipi diversi, sono TERAPIE, agiscono sul cervello né più né meno come fanno i farmaci e spesso lo fanno in modo subdolo, possono dare una dipendenza molto peggiore di quella dei farmaci perché è una dipendenza a tutto tondo, in cattive mani ti rovinano la vita e, a differenza dei farmaci, gli effetti non regrediscono così velocemente alla sua sospensione.

    Tu hai delle idee legate a pessimi luoghi comuni che purtroppo vengono ampiamente diffusi dai mass media e in rete, capisco che possa essere suggestivo pensare di risolvere le cose “da soli”, ma le psicoterapie non vuol dire risolvere “da soli”, tutt’altro.

    L’antipsichiatria ha generato e genera delle situazioni di sofferenza tremende, solo noi che ci lavoriamo sappiamo quanti disastri ha creato e continui a creare quest’atteggiamento demonizzante sui farmaci!

  13. @ UYULALA

    Le mie non sono idee legate a pessimi luoghi comuni..oppure argomenti letti in rete…no. Nel mio primo commento ho anche precisato che “vittime della depressione è soprattutto colui che vive accanto ad un depresso”….parlo per esperienza “indiretta” ovviamente!…avendo un familiare con questi problemi che ho elencato! tutto qua!!!….notte

  14. per Lucia
    Vedi, Lucia, ricadiamo sempre nel discorso degli equivoci linguistici.
    Non sei la sola ad avere un familiare depresso, anche a noi psichiatri capita di avere accanto persone con le stesse patologie che curiamo, così come un diabetologo può essere diabetico o avere un figlio, la moglie, la madre che lo è. Nessuno scampa alla malattia né più né meno che alla morte, è solo una questione di tempo.
    Ma questo non toglie che essere ostili al farmaco tout court rischi di essere fonte diENORMI sofferenze, che poi chiaramente si possono ripercuotere su tutti i componenti del nucleo familiare.

    Se depressione “vera” è, questa va curata ANCHE sul piano fisico, perché quando qualcosa si spezza, si spezza in modo globale: fisico, psiche, affetti, lavoro, amicizie. Tutto va affrontato, tralasciare qualcosa significa non dare la possibilità al proprio caro di poter guarire.

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