3 giugno 2010
Il premier pronto ad andare in Parlamento per “spiegare la manovra agli italiani”. Ma non gli è piaciuto il comportamento del ministro dell’Economia, che non ha risposto a tono alle accuse sull’evasione fiscale. Intanto in Rai si temono epurazioni
Chi c’era lo racconta così: Silvio Berlusconi davanti al televisore a Palazzo Grazioli comincia ad inveire contro la Rai e Ballarò, e poi se la prende anche con il suo ministro, Giulio Tremonti, che non lo difende dalle accuse di Massimo Giannini di Repubblica. Tanto che solo nel momento in cui vede che per l’ennesima volta il ministro continua a difendere la sua finanziaria, ma non il suo premier, si attacca al telefono e irrompe in trasmissione.
CAVALIERE ARRABBIATO – Irritato con Floris, certo, ma anche con Giulio. Che vede distante, dopo i litigi sulla manovra, e capisce essere interessato in primo luogo all’autodifesa, e soltanto in seconda battuta a quella del premier. Mentre invece, Berlusconi difende le scelte di Tremonti anche davanti alle pressioni di chi vorrebbe maggiore coordinazione tra i ministeri economici, e alla Confindustria che ne critica apertamente alcune scelte. Per questo Silvio starebbe agendo in due direzioni. La prima è quella di presentarsi in Parlamento per illustrare la manovra con le sue parole, in questo modo mettendo il cappello dopo aver dato l’impressione per settimane di volersi defilare. La seconda è quella di dare via libera a chi nel PdL ha intenzione di intervenire nella parte emendabile della manovra in Parlamento, per inserire altri capitoli di spesa e altri tagli. Un’intenzione deflagrante, visto che l’ultima volta che è successo Tremonti ha minacciato le dimissioni. Vediamo quanto tirerà la corda stavolta.
RAI PRONTA ALLA RIVOLUZIONE – Dalle parti di palazzo Grazioli tutti negano che Berlusconi sia alla vigilia di un nuovo editto “bulgaro”, stavolta contro Giovanni Floris. Anche i giudizi sferzanti del viceministro Paolo Romani contro Serena Dandini o Rainews24 vengono derubricati a «battute», pronunciate nel contesto di una trasmissione di satira (“Un giorno da pecora”). Ma, al di là delle smentite ufficiali, resta il fatto che i palinsesti del prossimo anno vedranno cancellate o fortemente ridimensionate proprio le trasmissioni — Ballarò a parte — più sgradite al Cavaliere. Dai piani alti di viale Mazzini si dà infatti per scontato che Annozero finirà a giugno per non risorgere mai più. Le stesse fonti sostengono che Michele Santoro avrebbe firmato una sorta di «precontratto vincolante» e che, in caso receda dall’accordo per l’uscita dall’azienda, la Rai sarebbe pronta a una pesante ritorsione sul piano legale. Una causa che, di fatto, darebbe il pretesto alla direzione generale per impedire un ritorno in video del giornalista e chissà per quanto tempo.




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