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pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 16:03 dallo stesso autore - torna alla home

Ma a quali rischi vanno incontro i cattolici che non riescono a seguire la parola della chiesa in determinati “frangenti”

 “Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino

Avrebbe dovuto far notizia, e invece niente. Da sempre, il professor Joseph Ratzinger argomenta con un procedimento che potremo definire pseudomaieutico: come nella migliore tradizione della sofistica da RATZINGER Molti fedeli trovano tanta difficoltà...seminario, il metodo sta nel formulare domande, altrimenti imbarazzanti, in modo che siano soddisfatte da una sola risposta, l’unica possibile per chi l’abbia già per buona in quella costruzione tautologica che è la dottrina cattolica. Ogni domanda, così, è retoricamente addomesticata per servire una risposta già preconfezionata, e tutte queste risposte si concatenano in un solo argomento, che poi è sempre uguale: così è, perché così dev’essere; così dev’essere, perché così ci è stato tramandato; così ci è stato tramandato, perché così è. Il Logos greco in mano ad un cristiano diventa sempre un nastro di Moebius.

Piccola o grande quanto si voglia, la notizia sta in questo: stavolta Joseph Ratzinger s’è fatto una domanda e non s’è saputo dare una risposta. S’è chiesto: “Come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell’amore coniugale nella sua manifestazione naturale?”. Risposta? Di lì in poi, più niente: soffici chiacchiere, dichiarazione d’intento a non mollare la difesa della bellezza del far figli come Dio li manda e Benedizione Apostolica finale, come è d’uso quando si chiude un messaggio a convegnisti che hanno bisogno dell’indispensabile conforto dello Spirito Santo per poter concludere come lo Spirito Santo vuole.

I convegnisti ai quali era rivolto il messaggio del professor Ratzinger erano quelli che, nel quarantennale della Humanae vitae, si sono ritrovati a Roma, spesati dalla Santa Sede, per ribadire quanto sia bella e quanto sia attuale quell’enciclica. Nella quale Paolo VI scriveva: “Si assiste anche a un mutamento, oltre che nel modo di considerare la persona della donna e il suo posto nella società, anche nel valore da attribuire all’amore coniugale nel matrimonio, e nell’apprezzamento da dare al significato degli atti coniugali in relazione con questo amore [Humanae vitae, 2] […] Tale stato di cose fa sorgere nuove domande. Se, date le condizioni della vita odierna e dato il significato che le relazioni coniugali hanno per l’armonia tra gli sposi ecardinal ratzinger Molti fedeli trovano tanta difficoltà... per la loro mutua fedeltà, non sia forse indicata una revisione delle norme etiche finora vigenti, soprattutto se si considera che esse non possono essere osservate senza sacrifici talvolta eroici [ibidem, 3]. Fino all’ultimo la risposta a queste domande fu in forse. Domande che avevano indotto il papa ad “allargare la commissione di studio che […] Giovanni XXIII […] aveva costituito nel marzo del 1963. Questa commissione, che comprendeva, oltre a parecchi studiosi delle varie discipline pertinenti, anche coppie di sposi, non solo aveva per scopo di raccogliere pareri sulle nuove questioni riguardanti la vita coniugale, e in particolare una retta regolazione della natalità, ma anche di fornire gli elementi di informazione opportuni, perché il magistero della chiesa potesse dare una risposta adeguata all’attesa non soltanto dei fedeli, ma dell’opinione pubblica mondiale. I lavori di questi esperti, nonché i giudizi e i consigli successivi di un buon numero dei nostri fratelli nell’episcopato, o spontaneamente inviati o da noi richiesti, ci hanno permesso di meglio misurare tutti gli aspetti del complesso argomento [ibidem, 5]. In realtà, circola voce che a convincere un titubante Giovanni Battista Montini sia stato un convincentissimo Karol Wojtyla. E così ai coniugi cattolici si continuò a richiedere il“sacrificio eroico” che i pastori hanno sempre chiesto alle pecore del loro gregge: accoppiarsi al solo scopo di dar vita ad agnelli. Tradotto in termini comprensibili – quelli del Consiglio plenario del Pontificio Consiglio per la Famiglia del 2006 (cardinal Alfonso Lopez Trujillo) – fare almeno due figli, molto meglio tre. Trujillo aggiunse: ”Eminentissimi cardinali e confratelli nell’episcopato, non ci giriamo intorno: la crisi delle vocazioni è effetto anche della crisi delle nascite. Pertanto, abbiamo l’obbligo di perorare la causa per una visione del matrimonio che abbia come scopo, sì, il procreare ma anche il quantum della procreazione”. Nel disegno divino tutto deve tornare: si chiama tornaconto.

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