Tor Bella Monaca, c’era un cinese a Roma
06/10/2008 - LA CHIESA - Dentro è molto più accogliente, con il legno dell’altare e del crocefisso. Ne esce quasi subito un gruppo di suore straniere, sorridenti e beate. Loro dell’aggressione al cinese non sanno niente. Il parroco non c’è, ci informa
LA CHIESA - Dentro è molto più accogliente, con il legno dell’altare e del crocefisso. Ne esce quasi subito un gruppo di suore straniere, sorridenti e beate. Loro dell’aggressione al cinese non sanno niente. Il parroco
non c’è, ci informa il suo vice e ci conferma una voce di donna al citofono. I cancelli dei campi di calcetto sono chiusi, c’è un pallone. Sul muro una scritta: “Le conseguenze delle bruttone andicappate le vonno far pagare all’altri. La razza color merda”. Il Consultorio Familiare, patrocinato da Sacro Ordine dei Cavalieri di Malta, è aperto per due ore mercoledì e venerdì, ma c’è il “servizio medicina solidale e delle migrazioni”. Attraversare la strada non è facilissimo. All’Ufficio postale c’è la fila del sabato; altre scritte sui muri: “non vonno che scrivo x far capire le cose alle mignotte. Se ve sete stufati de campare non ci sono problemi”. Più in là altre inveiscono contro i ragazzi che vanno a trans invece che con le “donne vere”; la grafia sembra quasi la stessa della scritta davanti alla Chiesa. Un manifesto di AN parla genericamente di cinesi che hanno fatto qualcosa di male, ma con la storia di giovedì scorso non c’entra niente.
MA E’ PROPRIO LEI? - Uno dei ragazzi che ha picchiato il cinese ha detto di averlo fatto perché aveva sentito che quello gli aveva rivolto un insulto. In realtà, come nella favola del lupo e dell’agnello, il cittadino cinese nemmeno parla l’italiano. “Ho perso la testa. Mi sono avvicinato e gli ho tirato un pugno in faccia. Ho visto che si metteva le mani sul naso. È stato un attimo. Un signore ci ha urlato “che state facendo?” e noi siamo scappati”, dice, e poi, in un botta e risposta da incorniciare e far leggere ai sociologi di tutto il mondo: “Ma sei venuto a vivere qui da poco, non è che forse per fare parte del gruppo…”. “Quello che ho fatto non ha giustificazioni. Io a Tor Bella Monaca ci vivo da due anni, ma ho fatto subito amicizia con tutti, non ho avuto problemi a inserirmi”. E poi aggiunge di non ricordare di aver mai pronunciato insulti
razzisti come “cinese di merda”, né di averlo sentito dire dai suoi amici, e che si vuole scusare con la vittima.
LE PIU’ UMILI SCUSE - In questa storia tutti si sono scusati con tutti. Il Comune con il cittadino cinese e i ragazzi con il sindaco Gianni Alemanno, il quale ha comunque precisato che i colpevoli pagheranno caro, pagheranno tutto. Non è successo in altri fatti di cronaca, come l’incendio al campo rom di Milano (a proposito, a quando il Ku Klux Klan?), oppure il fuoco di Ponticelli, dove gli zingari sembrava che rubassero i bambini. Ponticelli, 60 mila abitanti divisi in lotti, un po’ somiglia a Tor Bella Monaca. Che invece è abitata da 220 mila persone, di cui 30 mila con problemi con la giustizia e 300 agli arresti domiciliari. Tanti abitanti quanto una città come Brescia e grande per estensione quanto Bologna. T.B.M., “che non è una borgata, e nemmeno un quartiere, quanto piuttosto un inseguirsi di palazzoni popolari e campagna fino ai Castelli”. Ha un bel chiedere perdono, Alemanno, al cinese pestato. Forse, insieme a lui, tutta la politica dovrebbe scusarsi per Tor Bella Monaca. E dovrebbero essere le più umili scuse.
(ha collaborato – e fotografato – Chiara Lalli)
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Bell’articolo (na volta tanto…)
Come ti ho già detto, in Italia ve ne sono tante di situazioni del genere, ghetti che non conoscono razza o colore.
Ma questo dimostra solo che, al di là dei tre singoli casi di queste settimane, l’italia non è razzista verso chi è di colore o razza diversa. C’è solo un “sottobosco” , un mondo creato negli anni della cementificazione selavaggia, ora diventato ghetto. Quel sottobosco credono sia di proprietà, nulla di ciò che è diverso, nulla di ciò che “mina” lo status quo del quartiere è tollerato.
@ Gregorj
Bel pezzo. Quelli che sentono meno il razzismo sono proprio gli abitanti delle periferie dove per tutti il trattamento è lo stesso. Prima si menavano e si ammazzavano tra italiani, riuscendo a dividersi per clan regionali, bande, affiliazioni politiche.
Ora con cinesi, rumeni, albanesi e africani è più facile cromaticamente per chi vuol trovare un bersaglio e più difficile per chi tenta solo di sopravvivere, ma ha stampata in faccia o nell’accento un’identità che non ha scelto e non necessariamente condivide.
Nelle borgate non si vive peggio ora rispetto a 30 anni fa, il vero fallimento è questo. L’incapacità di accogliere/gestire gli immigrati è solo la conseguenza.
p.s.
Per Tor bella Monaca preferisco la traduzione Nice Noon Tower
Mamma mia.