The Human Centipede
01/06/2010 - Un trailer malato preannuncia un trip in un film che pare voler condurre lo spettatore verso nuove vette di disgusto e orrore. Riuscirà questo indie horror olandese a mantenere ciò che promette (già preannunciando un seguito)? Dalla sua questo Tom
Un trailer malato preannuncia un trip in un film che pare voler condurre lo spettatore verso nuove vette di disgusto e orrore. Riuscirà questo indie horror olandese a mantenere ciò che promette (già preannunciando un seguito)?
Dalla sua questo Tom Six ha di sicuro l’originalità dell’idea del millepiedi umano. Non ha un passato degno di nota da raccontare (specialmente nell’horror), non ha dietro una mano produttiva in grado di pilotarlo (è tutto auto prodotto) e non può vantare, ancora, della distribuzione e presentazione di qualche nome importante (di cui beneficiarono altre sorprese in passato, ad esempio, presentate da Tarantino, ma dato che di fatto questo film ancora non è stato
distribuito seriamente e per l’Italia non c’è nemmeno una data di uscita…). Il millepiedi umano deve dunque fare tutto da solo e contare solo sulle sue forze. E, a giudicare dal trailer, non sembra esserci molta più carne al fuoco di un banale slasher. C’è un’idea, malata e intrigante quanto basta. Ma ciò che appare dal promo sembra renderla soltanto uno sfondo, o un obiettivo a cui mirare, senza che essa entri davvero a fondo nella vicenda, presentata con un’abbondante farcitura di banalità. Tutto ciò viene anche peggiorato dal fatto che questa è dichiaratamente la “First Sequence” e che la “Full Sequence” arriverà nel 2011. Un film che parte già con la rassegnazione di essere un perdente?
DOCTOR HEITER – Vediamo dunque da cosa è composta la farcitura di questo come altri mille slasher. Ci sono due turiste americane in terra straniera, in questo caso l’Olanda. C’è un contrattempo con la macchina in una strada buia e isolata in un bosco mentre si va a una festa. C’è il temporale e il rifugio in una casa ancora più isolata abitata da un uomo solo e inquietante. C’è la segregazione e l’impossibilità della fuga e della richiesta d’aiuto. C’è un mostro, lo scienziato pazzo, che sembra essere ovunque, immortale e sempre due passi avanti alle sue sventurate vittime. Quello che c’è di più rispetto alla solita carrellata di banalità è un piano tanto folle e disgustoso da sembrare impossibile anche solo da concepire sia per la mente malata di chi lo potrebbe compiere che per quella ancora più malata dello sceneggiatore, lo stesso Tom Six, che l’ha ideato e portato sullo schermo. La creazione di un millepiedi umano fatto collegando in fila i corpi di alcune povere, sventurate, vittime.
BANALITA’ – Risulta chiaro che un carico di banalità del genere affossa fin dalle sue fondamenta qualsiasi pellicola. Non è possibile continuare a fare horror, ma anche cinema in generale, se ci si deve affidare per forza a cliché del genere per scrivere una sceneggiatura. Anche il punto finale, il “piano diabolico”, per quanto meno trito del solito non è assolutamente nuovo. Basterebbe solo rivolgersi al recente Martyrs per trovarne uno forse meno malato, ma altrettanto feroce e rivoltante in quanto a realizzazione quando posto davanti agli occhi di uno spettatore incredulo. Qual è dunque l’unica mossa possibile per riuscire a salvarsi dall’enorme mediocrità in cui per larghi tratti questo Human Centipede affonda comunque? L’ironia e la satira contro il genere. Carica ironica che è chiarissima fin dalla prima sequenza. Non possono essere interpretate
diversamente la foto del cane (con tanto di lapide!), il procacciamento della prima vittima o lo straniero che si appropinqua alle turiste bloccate in macchina dopo la foratura della gomma. Ironia che sa strappare svariate risate di gusto, quindi non si limita ad essere un semplice sottotesto.
MAD SCIENTIST – The Human Centipede è dunque principalmente una parodia. Di che cosa? Innanzi tutto del popolare genere dello scienziato pazzo. Ovvero la traduzione moderna e scientifica dell’ansia che coglie il popolo comune nei confronti di chi maneggia ciò che risulta essere al limite dell’ignoto. Insomma: lo scienziato pazzo (l’esempio a cui sono più affezionato è il dottor Herbert West di Re-animator) non è altro che una rivisitazione delle antiche storie sulle streghe e fattucchiere. Solo con un camice e con pretese di serietà. Con la pretesa di dire che queste paure sono reali e cattive (vedi l’imminente Splice). Dal mio punto di vista, che scienziato pazzo lo sono, tutto ciò è da sempre connotato con una carica abbastanza ridicola, e l’ironia ne è una componente assolutamente inscindibile. Altrimenti si precipita in un oscurantismo moralista e reazionario da operetta. Fare satira contro questa corrente di pensiero è più che lodevole: è un dovere morale. E Tom Six riesce a farlo con gli argomenti giusti. Guadagnandosi così la prima stellina di perdono per aver scelto un concentrato di banalità del genere. Adesso deve guadagnarsi la seconda: quella che gli permetta di passare da film quasi sufficiente a film “valeva la pena di vederlo”.
COSA RESTERA’ DI QUESTI ANNI ZERO – E questa seconda stellina la si guadagna guardando questo film con gli occhi illuminati dell’appassionato del genere horror degli ultimissimi anni. Perché The Human Centipede non è solo la satira contro il genere dello scienziato pazzo. E’ ironica presa per i fondelli di un’intera categoria di new wave dell’horror e di stilemi, sia sceneggiativi che soprattutto di inquadratura, fotografia e movimenti di macchina, che hanno dominato nell’ultimo decennio. Si possono ritrovare elementi satirici contro il cinema alla Eli Roth, passando per alcuni tratti di Rob Zombie e alcune inquadrature e scenografie ricordano molto da vicino anche il già citato Martyrs, dunque chiamato in causa tutt’altro che a sproposito. Forse Tom Six non aveva sotto pieno controllo di questo secondo sottostrato ironico ed eversivo. Forse The Human Centipede non è stato pensato così avanti da riuscire a inquadrare i topoi di una decade che si sta ancora chiudendo. Forse ne è solo un esponente inconsciamente già evoluto e fortunato nell’esserlo. Lo si giudicherà dal seguito (in cui sono pronto a scommettere che c’entrerà qualcosa il quadro dei siamesi inquadrato nel trailer… Ci aspetta un Heiter twin?), ma nel frattempo ce lo si può gustare come un horror capace di farci maturare e capire un po’ di più il terrore che ci ha attanagliato nel buio del cinema dal 2002 a oggi.













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Il film è ambientato in Germania, e non in Olanda.