Emergenza rifiuti, in Campania cadono i bluff del governo
25/05/2010 - E’ stato uno dei cavalli di battaglia del centrodestra alle ultime elezioni politiche. Si è millantato un miracolo che, in realtà, non c’è mai stato. Ora i nodi vengono ancora al pettine. Si parla di nuova emergenza già in estate.
E’ stato uno dei cavalli di battaglia del centrodestra alle ultime elezioni politiche. Si è millantato un miracolo che, in realtà, non c’è mai stato. Ora i nodi vengono ancora al pettine. Si parla di nuova emergenza già in estate.
Mentre l’inceneritore di Acerra, l’unico costruito in tutta la regione dopo la “grande crisi” del 2007-2008, funziona ancora a scappamento ridotto a causa dell’ennesimo incidente occorso, stanno venendo alla luce gli ingenti debiti lasciati in eredità dal Commissariato straordinario ai
rifiuti di Guido Bertolaso. Più di 20 milioni di euro, a tanto ammonterebbe il debito lasciato dal governo che ancora dove “saldare” le cifre pattuite con le società di gestione e gli stessi Enti locali dove sono state disseminate diverse discariche e gli stessi Stir per la produzione di ecoballe. A questo si affianca il pericolo – per molti assai concreto – dello scoppio di una nuova emergenza, forse già la prossima estate, con tanto di rifiuti nuovamente disseminati per le strade dei centri cittadini – da molte periferie, in realtà, non sono stati quasi mai rimossi - e di Napoli, in particolare.
L’EMERGENZA INFINITA - A fine aprile una delegazione del Parlamento europeo, guidata dall’euro-parlamentare Judith Merkies ha investigato in loco sulla scorta di numerosissime denunce ricevute da cittadini, movimenti ed associazioni campane che hanno accusato di disastro ambientale le istituzioni locali e gli stessi governi nazionali che si sono susseguiti negli ultimi 15 anni. Anche la delegazione ha potuto così appurare come i rifiuti che prima ricoprivano la città di Napoli e la sua provincia adesso, effettivamente, non ingombrano più le strade del centro semplicemente perché i rifiuti sono stati spostati, cosi come erano, in discariche e siti di stoccaggio temporaneo sparsi per tutta la regione. Si è nascosta, è proprio il caso di dirlo, la polvere sotto il tappeto. Tappeto peraltro prezioso, come possono essere le area in pieno “Parco del Vesuvio” destinate, appunto, a custodire centinaia di tonnellate di spazzatura. Una è già in via di saturazione, un’altra dovrebbe essere aperta prossimamente, nonostante l’opposizione delle popolazioni locali e degli ambientalisti.
FU UN ABILE SPOT ELETTORALE - Inutile dire che dalla fine “mediatica” dell’emergenza ad oggi, poco o niente è cambiato, al di là dei governi (nazionale, provinciale e regionale), ovviamente. Si continua a “produrre” rifiuti con lo stesso ritmo di prima, la differenziata stenta a decollare (siamo, in media, sotto il 30%) mancano siti di “compostaggio” funzionanti e, come detto, nulla è stato fatto per lo smaltimento dei rifiuti a lungo termine. Le discariche, peraltro, sono il frutto avvelenato di decreti governativi varati in fretta, sotto la furia dell’emergenza che hanno derogato – spesso incomprensibilmente, visto le ricadute in termini di salute ed ambiente – a norme, prescrizioni e leggi anche della stessa Unione europea. Le bonifiche sono rimaste solo sulla carta, se va bene vengono effettuate solo disinfezioni periodiche al solo scopo di coprire i miasmi e le pestifere esalazioni. Certo, “qualcuno” ci ha guadagnato – e non poco – si pensi, ad esempio, a chi come Impregilo si è aggiudicato l’appalto dorato di quella porzione di rifiuti che non va in discarica ma viene imballata nelle famose “ecoballe”, ossia il combustibile del termovalorizzatore di Acerra, quest’ultimo affidato alle cure della lombarda A2A. Le ecoballe esistenti e stoccate sul territorio sono più di 5 milioni, alle quali si affiancano anche tutte quelle che vengono (o dovrebbero essere) prodotte dagli impianti STIR – in realtà, parecchi non funzionano o operano assai male. E questo senza considerare l’altro potentissimo convitato di pietra: la camorra, che gestisce le tantissime discariche illegali disseminate sul territorio che, spesso e volentieri, celano pericolosissimi rifiuti tossici “importati” dalle fabbriche del Nord Italia.
QUANDO BERLUSCONI ACCESE LA FIAMMA - Sembrava la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi. Autorità civili, militari e persino religiose. Silvio Berlusconi, in veste di ultimo “tedoforo” pronto ad accendere la “sacra” fiamma. Così Teresa Scherillo descrisse su Giornalettismo quella inaugurazione. “A quasi cinque anni dalla posa della prima pietra, nell’impianto arriverà la spazzatura e sarà proprio il Premier a premere per primo il pulsante che azionando la benna, solleverà i rifiuti scaricati dai camion, facendoli cadere sullo scivolo che li porterà al forno. Il primo carico di rifiuti necessario per accendere e provare l’ impianto è già stato consegnato: si tratta di materiale tritovagliato proveniente dai CDR perché in una regione che nella raccolta differenziata è ancora all’anno zero, bruciare il rifiuto tal quale proveniente dai cassonetti è assolutamente impensabile. Ma le rassicurazioni sulla non pericolosità dell’operazione si scontrano con i dubbi sui milioni di tonnellate di finte ecoballe che ammorbano l’ intero territorio che prima o poi dovranno essere smaltite e per le quali il Governatore Bassolino è stato rinviato a giudizio insieme a persone giuridiche, ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli“. Oggi, a più di un anno da “quell’accensione”, il termovalorizzatore funziona a scappamento ridotto. In una relazione del 11 marzo scorso, a firma dell’Osservatorio sul termovalorizzatore, organismo istituito dallo stesso governo al fine di tranquillizzare la popolazione locale su eventuali rischi e malfunzionamenti, si legge: “Si è verificata una anomalia di misura per un guasto dello strumento di misura“. Sì, c’è proprio scritto così! Per un guasto alla camera di combustione, la linea 1 è bloccata e lo resterà fino a giugno, forse anche oltre. Ad Acerra si bruciano solo 1.200 tonnellate di rifiuti contro le 2.000 previste. L’estate intanto si avvicina e con essa il rischio di una nuova crisi. Il bluff “mediatico” è stato però svelato, ma adesso ci sono altre emergenze da risolvere – o meglio da far credere di saper risolvere. Al resto penseranno i fidati telegiornali e la stampa amica. Anche questa volta.













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Cito l’incipit dell’articolo – Mentre l’inceneritore di Acerra, l’unico costruito in tutta la regione dopo la “grande crisi” del 2007-2008, funziona ancora a scappamento ridotto…
si dice “scartamento ridotto” … e non si dica che è stato voluto lo … scappamento ridotto … in quel caso avreste dovuto usare delle virgolette
Scusate ma dove vanno a finire le scorie prodotte dall’iceneritore di Acerra?
Qualcuno lo sa?
La magia di far scomparire la mondezza cose’, una magia di Giusebbe Balsamo.
La questione supera di gran lunga il ridicolo.
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