Interni

Strage Borsellino, indagato uno 007

21 maggio 2010

Il funzionario dei servizi segreti riconosciuto in foto dal pentito Spatuzza, e confermato da Ciancimino. Il suo nome era già comparso nelle inchieste siciliane sui rapporti tra Cosa Nostra ed esponenti delle istituzioni

Un funzionario dei servizi segreti tuttora in forza all’Aisi è indagato dalla procura di Caltanissetta per concorso nella strage di via D’Amelio, nella quale morirono Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Lo scrive il Corriere della Sera in un articolo a firma Giovanni Bianconi.

UN NOME POCO NOTO – È un nome poco noto alle cronache,scrive il Corriere, ma è comparso più volte nelle inchieste siciliane sui rapporti tra Cosa Nostra ed esponenti delle istituzioni. Ha lavorato ed era amico con Bruno Contrada, l’ex poliziotto e numero 3 del Sisde condannato a dieci anni di carcere per concorso in associazione mafiosa, è comparso come testimone in quello e in altri processi ed inchieste. Adesso è lui al centro degli accertamenti da parte dei magistrati che hanno riaperto l’indagine sull’autobomba esplosa il pomeriggio del 19 luglio 1992, 56 giorni dopo la strage di Capaci che aveva ucciso Giovanni Falcone.

RICONOSCIMENTO FOTOGRAFICO – Tutto parte da una ricostruzione fornita agli inquirenti da Gaspare Spatuzza, il pentito di mafia ormai considerato attendibile dai magistrati: lui rubò l’auto piazzata in via D’Amelio e imbottita di esplosivo, e ricorda che alla consegna della stessa agli emissari dei suoi capi era presente un uomo sconosciuto e non appartenente a Cosa Nostra. I pm hanno sottoposto al neo-pentito dei voluminosi album di fotografie di appartenenti ai servizi segreti e alle forze dell’ordine. In due di queste, Spatuzza ha riconosciuto il funzionario all’epoca del Sisde e oggi dell’Aisi.

LA CONFERMA DI CIANCIMINO – Poi è entrato in scena Massimo Ciancimino. Anche a lui sono stati sottoposti gli album di foto forniti dall’attuale dirigenza dei Servizi segreti, e sfogliandoli ha indicato due personaggi che secondo lui erano vicini al «signor Franco», l’uomo “di apparato” che incontrava sia suo padre che Provenzano. Uno dei volti riconosciuti dal giovane Ciancimino corrisponde a quello sul quale aveva già messo il dito Spatuzza. Secondo il figlio dell’ex sindaco mafioso, quell’uomo è colui che ha continuato ad avere contatti con Vito Ciancimino quando era detenuto, a partire dal dicembre 1992, entrando e uscendo spesso dal carcere di Rebibbia.

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