Se il risparmio è negativo: perché i mercati non si fidano più dell’Italia
19/05/2010 - DIAMO I NUMERI E FACCIAMO UN PO’ D’ECONOMIA - La tabella 1 mette a confronto il Pil nominale, il reddito nazionale lordo disponibile (RNLD), il risparmio lordo e quello netto, e i movimenti di capitale netti, di Germania, Francia, Regno
DIAMO I NUMERI E FACCIAMO UN PO’ D’ECONOMIA - La tabella 1 mette a confronto il Pil nominale, il reddito nazionale lordo disponibile (RNLD), il risparmio lordo e quello netto, e i movimenti di capitale netti, di Germania, Francia, Regno Unito e dei PIIGS, per gli anni 2008 e 2009. Il RNLD è una misura del reddito di cui un paese dispone per i consumi finali ed il risparmio. A differenza del PIL, esso è una misura più appropriata per studiare la formazione del risparmio di una nazione poiché depura il PIL da tutte quelle componenti di reddito che non restano all’interno del territorio di un Paese in quanto prodotte da non residenti. [TAB1] Appare evidente come la sensibilità alla crisi del nostro RNLD non è l’unica nota a destare preoccupazione. A partire dal 2009, infatti, il risparmio nazionale netto dell’Italia - pari al risparmio nazionale lordo al netto del consumo del capitale fisso – è, per la prima volta da quando esiste la serie storica di Eurostat, diventato negativo per un ammontare pari all’1,2% del Pil. Ciò significa che il risparmio lordo della nostra economia non è più in grado, da solo, di coprire il costo di ricomposizione del capitale andato perduto nel corso dell’attività di produzione a causa dell’obsolescenza tecnologica, della crescita della forza lavoro e del logorio fisico.
QUANDO IL RISPARMIO È NEGATIVO - Ma quali sono le conseguenze della negatività del risparmio negativo? Scrive l’economista del Nens nella sua nota “In primo luogo, la negatività del nostro tasso di risparmio netto, se trascurata, rischia di accelerare il processo di convergenza della struttura economica del Paese verso quella delle economie più deboli dell’unione. In secondo luogo, la situazione del nostro risparmio nazionale netto indebolisce la nostra posizione finanziaria internazionale, mettendo il finanziamento dei nostri investimenti netti, e quindi il finanziamento della crescita economica futura dell’Italia, alla totale mercé del risparmio estero“. Questa nostra debolezza sarebbe ben conosciuta dagli operatori e dai trader internazionali mentre sarebbe sostanzialmente sottaciuta da parte del governo e dagli stessi organi d’informazione italiani all’opinione pubblica. Il grafico della figura 1 riporta gli andamenti dei tassi di risparmio netto6 delle prime quattro economie dell’area euro dal 1980 al 2009. Dalla figura emerge in maniera chiara come la negatività del dato italiano del 2009 non ha natura congiunturale ma è dovuta ad una dinamica involutiva che inizia intorno al 1996, e peggiora drammaticamente in corrispondenza del 2007 a causa dell’acuirsi della recessione. [Figura 1] Volendo approfondire il caso dell’Italia, ad incidere sull’andamento negativo del tasso di risparmio del nostro Paese sono stati sia la riduzione della propensione marginale al risparmio delle famiglie, sia l’aggravarsi della nostra situazione di finanza pubblica. Riguardo la flessione della propensione al risparmio, l’Istat ha a più riprese segnalato come questa flessione sia dovuta ad una riduzione del loro reddito disponibile delle famiglie.
UN QUADRO MACROECONOMICO PREOCCUPATE – Per quanto riguarda la finanza pubblica ed i possibili legami tra essa e l’andamento del risparmio nazionale netto, l’aumento dei rapporti Deficit-Pil degli ultimi dieci anni hanno sicuramente contribuito a drenare il risparmio degli italiani. Nel 2009 il saldo primario è ritornato ad essere negativo, interrompendo una serie ininterrotta di più di quindici anni di saldi positivi. “Quest’inversione di tendenza - sostiene Parello - costituisce per l’Italia un serio campanello d’allarme dal punto di vista macroeconomico, campanello che, visto il disordine crescente in cui si trovano le finanze pubbliche di quasi tutte le economie avanzate, rischia di essere sottovalutato dal governo. Il motivo di tale pericolosità sta nelle interconnessioni che l’elevato debito pubblico del nostro Paese ha con la formazione del risparmio nazionale, ripercussioni che potrebbero delineare scenari poco incoraggianti per i mercati”. E’ vero che l’Italia ha un risparmio nazionale lordo tra i più elevati d’Europa, ma è anche vero che “con questo risparmio l’Italia non è neanche in grado di coprire gli ammortamenti!” Se invece guardiamo al risparmio netto, l’Italia ha ben poco da stare allegra poiché un suo eventuale ingresso nel club delle economie cronicamente in debito con l’estero può seriamente compromettere la sua struttura economica. Ed i canali attraverso i quali ciò può verificarsi sono principalmente due: bassa crescita economica ed alto debito pubblico, ovvero la situazione che stiamo attraversano ora. “Se l’Italia fosse in grado di crescere ad un ritmo più sostenuto – chiosa l’economista del Nens - e fosse capace di generare, a parità di investimento, un flusso di prodotto tale da ripianare i debiti e generare una quota crescente di risparmio netto, i mercati probabilmente guarderebbero ad essa in maniera più rilassata e senza eccessivi ricorsi a strumenti di assicurazione del credito come i CDS (i famosi Credit default swap, dei particolari derivati, nda). Purtroppo l’Italia non è un paese dotato di una vivace produttività del lavoro e di un sistema produttivo elastico e competitivo, e i mercati questo lo sanno bene”.














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