Economia

Se il risparmio è negativo: perché i mercati non si fidano più dell’Italia

19 maggio 2010

Secondo l’economista del Nens Carmelo Parello più che il nostro ingente Debito pubblico a preoccupare i mercati internazionali è lo stato del nostro Indebitamento netto e della bassa crescita economica. Vediamo perché la situazione è grave, eppure nessuno o quasi ne parla.

Il governo esclude rischi per la nostra Finanza pubblica ma intanto prepara una manovra correttiva “ad horas” fatta di tagli alla spesa pubblica e di probabili

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aumenti di tasse e tariffe per circa 28 mld di euro (quasi 55.000 mld di vecchie lire). Questo, mentre rischiamo di finire sotto il tiro incrociato dei mercati finanziari internazionali più per lo stato del nostro Risparmio netto che per il Debito pubblico che, comunque, quest’anno dovrebbe aumentare ancora dal 115% al 118% del nostro Pil.

QUELLI CHE… “L’ITALIA È FUORI DALLA CRISI” – La manovra che si appresta a varare il governo, probabilmente entro la fine del mese, punta a raggranellare quasi un terzo dei 28 miliardi di euro previsti con una stretta a tenaglia innanzitutto sugli statali. Tremonti, infatti, prevede di arrivare a tagliare tra il mancato rinnovo del contratto ai lavoratori pubblici e i risparmi dovuti grazie all’ulteriore blocco delle assunzioni e alle voci integrative dello stipendio, circa 8 miliardi. Il blocco delle assunzioni, con l’immediato stop alle deroghe dovrebbe scattare immediatamente con l’entrata in vigore del decreto, e dunque con effetti già sul 2010. Allo studio, inoltre, ci sarebbe pure un inasprimento dei criteri di accesso all’indennità di accompagnamento legata alla pensione di invalidità. C’e ne per tutti i gusti, come si vede. Dato per certo, inoltre, lo slittamento di qualche mese delle “finestre” d’uscita pensionistiche. Questo, come giustamente ha osservato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, mentre lo stesso governo “per due anni ci ha detto che la crisi non c’era e che stavamo meglio di altri. Adesso non ci vengano a dire che dobbiamo fare la manovra perché c’è la Grecia“. Ed infatti, la Grecia c’entra poco. Sono i nostri Conti pubblici ad essere sotto pressione. In Italia se ne parla poco, al governo sta ovviamente bene così. Eppure, i motivi per essere preoccupati sono davvero tanti.

LABORATORIO EURO - Scrive l’economista del Nens Carmelo Parello nella sua analisi: “Tra tutti i paesi travolti dalla crisi, la Grecia, col suo tracollo finanziario ed i suoi disordini di piazza, è senza dubbio il paese che più di tutti ha pagato il prezzo più alto, diventando addirittura una sorta di laboratorio per testare fino a che punto l’architettura istituzionale che regge la moneta unica europea è in grado di resistere alle maree della speculazione“. Per evitare che ciò avvenga i governi europei hanno varato un maxi-piano da 720 miliardi a cui si affianca la partecipazione dell’Fmi per una quota di 250 miliardi in difesa dell’euro e contro la speculazione al ribasso in caso di rischio default dei vari debiti sovrani. “Tuttavia questo piano - spiega Parello - pur contribuendo a dissolvere la spessa nube di polemiche che aveva avvolto i palazzi della politica di Bruxelles, non ha completamente spento i rischi del mercato“. Infatti, gli speculatori internazionali si starebbero orientando a colpire quei paesi che presentano molti “aspetti di vulnerabilità finanziaria e di debolezza strutturale“. Quindi anche il nostro paese.

RISPARMIO LORDO VERSUS RISPARMIO NETTO - Di questo si è accorto pure il commentatore economico Oscar Giannino che su Il Messaggero ha provato a tranquillizzarci sostenendo che “Per ora siamo al riparo grazie al risparmio e basso debito estero” . Secondo Giannino i paesi cosiddetti PIIGS possono essere divisi in due categorie: i paesi a rischio insolvenza, caratterizzati da un alto debito estero, in rapporto al Pil, ed un basso tasso di risparmio; i paesi a rischio liquidità, caratterizzati da un più elevato tasso di risparmio e da un alto debito estero in rapporto al Pil. Grecia e Portogallo - secondo Oscar Giannino - appartengono alla prima categoria, mentre Spagna ed Irlanda appartengono alla seconda. L’Italia, invece non apparterrebbe a nessuna delle due categoria poiché il suo tasso di risparmio è notoriamente elevato e perché il suo indebitamento estero, non supera l’8% del Pil, mentre per Grecia, Portogallo e Spagna, questo dato ammonta, rispettivamente, a 104, 122 e 65%. Carmelo Parello, a sua volta, evidenzia invece come proprio nel ragionamento di Giannino ci sia più di una contraddizione. “Oltre all’arbitrarietà dei suoi calcoli (avrebbe tenuto conto, ad esempio, solo degli ultimi 10 anni, nda) Giannino ha sottovalutato che gli operatori finanziari sono prettamente orientati verso una valutazione dei rischi di mercato che sconta scenari futuri piuttosto che passati. Ciò dovrebbe tendere a far preferire uno studio delle tendenze complessive delle economie, piuttosto che aspetti marginali o parziali. Inoltre, considerare il livello del risparmio (lordo) come una sorta di salvagente con cui non affondare rischia di essere incorretto, specie nel caso di economie ad alta intensità capitalistica come l’Italia. Meglio sarebbe incentrare l’analisi sul concetto di risparmio netto e provare a capire quali sono le tendenze della nostra economia in modo da confrontarla con quelle degli altri paesi“.

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