Italia: evasione, pubblico impiego e una nave che non va

13 maggio 2010

La Spagna taglierà gli stipendi dei dipendenti pubblici del 5% nell’anno in corso e li congelerà nel 2011. Il taglio sarà progressivo e colpirà i redditi più alti, mentre il governo si taglierà le retribuzioni del 15%. Tagli anche alle pensioni, sospendendo la loro rivalutazione nel 2011, ad eccezione delle minime, agli aiuti allo sviluppo, a cui verranno decurtati 600 milioni di euro, e agli investimenti pubblici, ridotti di più di 6 miliardi nel 2010 e 2011. Il governo ha inoltre chiesto a regioni e comuni un ulteriore risparmio di 1,2 miliardi di euro.

Una cura draconiana, che segue quella imposta alla Grecia. Altri paesi seguiranno, e non è escluso che – presto o tardi – qualcuno dei provvedimenti greci e spagnoli toccherà anche a noi italiani. Giusto? Sì. Il momento è grave e tutti devono dare un contributo. In particolare i pubblici dipendenti, in un Paese che ha – obiettivamente – una Pubblica amministrazione complessivamente non all’altezza della situazione. Ma c’è un però, grande come una casa.

In Italia ci sono circa 300 miliardi di euro di evasione fiscale. Chiedere sacrifici pesanti alle famiglie di pensionati e pubblici dipendenti, che certo hanno subito la crisi meno delle imprese, dei lavoratori del privato e dei lavoratori indipendenti, ma che – se si escludono poche migliaia di manager privilegiati e qualche decina di migliaia di dirigenti benestanti – non guadagnano molto, senza iniziare anche una lotta feroce all’indecente evasione fiscale sarebbe difficile da far accettare, probabilmente molto penalizzante dal punto di vista elettorale. E anche non del tutto giusto.

Non è una scelta facile: sull’evasione fiscale di fette consistenti del commercio, delle professioni e delle imprese in Italia si sono giocati i destini politici degli schieramenti sempre, e soprattutto negli ultimi 20 anni. E in questo momento drammatico, in cui il sommerso per molti è l’unica ancora di salvezza, non sembra il caso di aprire occhi chiusi da decenni. Insomma: anche se è vero che è giusto chiedere il conto – in qualche modo – a questi e quelli, è quasi certo che chi lo fa politicamente muore. Sarà così coraggioso il governo da andare a toccare la sua base elettorale più forte al nord, il popolo delle partite iva, oppure  quella – altrettanto consistente – del pubblico impiego?

Forse l’idea di Casini su un governo di salute nazionale, se si leggono le cifre della Ruef di Tremonti, se si guardano le differenze di spread con i bund tedeschi dei nostri titoli di stato, se si pensa al nostro debito pubblico che continua a crescere – Bankitalia dixit – nonostante la tenuta delle spese correnti, non è cosi peregrina, se si vuole salvare il Paese da una rovinosa caduta. Ma sarà così generosa l’opposizione, o preferirà lasciar affogare Berlusconi, Tremonti e la Lega nel pantano della crisi sistemica dell’Europa e dell’Italia?

7 commenti a Italia: evasione, pubblico impiego e una nave che non va

  1. Amadiro

    [quote]“Ma sarà così generosa l’opposizione, o preferirà lasciar affogare Berlusconi, Tremonti e la Lega nel pantano della crisi sistemica dell’Europa e dell’Italia?”[/quote]

    perchè no.
    non mi sembra che fino ad oggi siano stati particolarmente duri… anzi, io credo che all’occorrenza si stenderanno nel pantano per non fargli infagare le suole.

  2. Vittorio

    L’evasione è certamente la piaga da risolvere prima di ogni altra.
    Non condivido affatto però il discorso per il quale “il momento è grave e tutti devono dare un contributo. In particolare i pubblici dipendenti, in un Paese che ha – obiettivamente – una Pubblica amministrazione complessivamente non all’altezza della situazione” (preciso che nessuno in famiglia lavora nella pubblica amministrazione).
    Il problema della pubblica amministrazione in Italia è che in molti casi l’assunzione nella PA avviene come alternativa all’erogazione di un sussidio di disoccupazione (che in Italia è una istituzione marginale – la CIG è qualcosa di diverso ed è anch’essa speso abusata in sostituzione).
    Ciò comporta che accanto a strutture importanti e da potenziare e persone capaci e da valorizzare (penso a ospedali, scuole, tribunali etc.) esistono strutture inutili o occupate da persone assunte per fare un lavoro finto di cui non c’è bisogno.
    E’ da lì che deriva tutta l’inefficienza e lo spreco.
    Le strutture utili non possono essere rafforzate (e sono meno efficienti di quanto potrebbero) per mancanza di risorse, drenate dalle strutture inutili.
    Lo spreco in quest’ultime, poi, non è determinato tanto dagli stipendi concessi (che se visti come sussidi non lo sono) ma dal fatto che a queste persone oltre allo stipendio/sussidio va data una postazione di lavoro, da climatizzare, illuminare, attrezzare e soprattutto burocratizzare (inserire in un qualche processo burocratico, complicandolo inutilmente con aggravi per chiunque ci debba avere a che fare, al fine di giustificarne l’esistenza), oltre alla creazione di legami clientelari che alimentano e chiudono il cerchio.
    I dipendenti pubblici pertanto non devono dare alcun contributo: quelli veri, quelli che servono, vanno rafforzati e addirittura pagati di più, quelli finti vanno lasciati a casa con un sussidio degno di un Paese civile purchè si impegnino a cercare un’occupazione.
    Con il risparmio che si otterrebbe la PA potrebbe essere resa efficiente e ne resterebbe ancora un bel po’.
    Il problema di maggioranza e opposizione qui non esiste. Entrambe sanno bene che politicamente paga di più concendere lo stesso importo sotto forma di favore (lo stipendio per il finto lavoro concesso al poveraccio che poi sarà riconoscente) piuttosto che come sussidio regolato dalla legge come avviene nelle democrazie nordiche.

    Più in generale poi, penso che questi appelli al sacrificio generale siano pericolosi poichè avallano troppo l’idea molto italiana del “chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto”, ormai la situazione è questa “dobbiamo sacrificarci” tutti.
    Qualcuno (non tutti) ha sbagliato: inizi col pagare lui, altro che aiuti (il motto della flexsecurity nordica è appunto protezione del lavoratore, non del posto di lavoro).
    Personalmente sarò disponibile a sacrifici soltanto dopo averli visti prima fare personalmente (e in misura ben proporzionale) da chi pretende di guidarci (elites politiche ed economiche).

  3. ma in questo governo di salute nazionale è prevista anche la ghigliottina? :-)

  4. C’è il precedente del Governo Dini. Quello scattò col debito pubblico al 124% sul Pil. Pochi mesi e ci ritorneremo…

  5. giancarlo

    Statene certi che qualche decisione verrà presa per ripristinare i conti pubblici e si può essere altrettanto certi che a pagare saranno ancora una volta i soliti: salariati, pensionati al minimo o poco sopra, precari e disoccupati e cassa integrati. Le medicine e le cure diventeranno a pagamento, compreso un tichet per l’ospedalità. Che diamine abbiamo o no i salari più bassi d’Europa? ed allora se si abbasseranno ancora un pò chi volete che se ne accorga. Non certo i proprietari delle migliaia di panfili nei porticcioli italiani o esteri, oppure chi detiene una bellissima villa, magari abusiva su qualche promontorio del Gargano o della Maddalena. Del resto, questi signori non possono mica privarsi di qualche spicciolo per il fisco, visto che solo per metterli in moto, quei mostri del mare di trenta o quarante metri spendono qualche migliaia di EURO. Ma è giusto così, visto che milioni di ITALIOTI hanno votato per mantenere loro questi modesti vantaggi. sic!!. In compenso il maggior partito di opposizione non si permetterà mai di affrontare questi temi in un modo che non sia assolutamente morbido, non si sa mai, si potrebbero arrabbiare. G.S.

  6. LightQuantum

    Certo certo… lotta all’evasione fiscale.
    Facciamo incassare ancora di più la macchina statale, i soldi verrano SICURAMENTE gestiti in maniera saggia.
    Ma quando mai!!!

  7. Albert

    Concordo con il contenuto dell’articolo, ma anche con i commenti di Vittorio.
    In Italia, oltre ad una grande evasione fiscale, abbiamo una marea di sprechi pubblici e di iperstipendiati (e pensionati, vedi Ciampi) pubblici, abbiamo 600.000 autoblu, abbiamo tantissimi enti inutili.
    Iniziassimo ad eliminare buona parte di questi sprechi, oltre a tagliare i più grassi stipendi da centinaia di migliaia di euro a dirigenti, politici e manager pubblici (che sono in numero eccedente alle necessità), forse potremmo pure evitare di dover far fare sacrifici anche ai pubblici dipendenti che lavorano davvero (polizia, ospedali, scuola).
    E magari far rientrare anche i nostri soldati dalle inutili e costosissime missioni all’estero.

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